Seminario:
"Dall'ausilio sognato a quello vero."

 

Pier Luigi Emiliani - CNR IROE

La ricerca in Italia: situazione e rapporto con bisogni e mercato


Introduzione

Parlando della ricerca tesa all’individuazione di soluzione ai problemi di integrazione socio-economica delle persone disabili si può affermare che, nonostante la scarsa attenzione dimostrata dagli enti finanziatori, esistono settori importanti, quali quello delle telecomunicazioni, dei sistemi di interazione utente/calcolatore, della robotica, del controllo ambientale, delle tecnologie educative, della valutazione del movimento e della tecnologia della voce in cui l'Italia, almeno in rapporto alla realtà europea, è stata ed è trainante.

Non è però questa la sede nella quale elencare e descrivere i risultati ottenuti. Può invece essere interessante tentare l’analisi critica delle ragioni per le quali l’impatto sugli utenti finali alcune volte appare inferiore a quello previsto e proporre una procedura attraverso la quale si possano individuare correttamente gli ambiti nei quali investire in ricerca. In particolare la tesi sostenuta è che esistono soluzioni tecnologiche che non riescono ad arrivare all'utente finale per varie ragioni produttive, di mercato e di finanziamento del loro acquisto, ma anche che, nonostante i risultati ottenuti, esistono ambiti nei quali le conoscenze di base e lo sviluppo tecnologico non sono sufficienti.

Se è vero che, salvo casi eccezionali, non esistono soluzioni semplici per problemi complessi, è necessario rendersi conto che i problemi da affrontare nell’uso della tecnologia per la integrazione sociale sono di una complessità enorme, e quindi richiedono molto spesso soluzioni anch'esse molto complesse. Ciò non è ovviamente sempre vero e si possono ottenere risultati molto importanti anche con tecnologie semplici, ma esistono situazioni in cui le conoscenze e tecnologie disponibili non sono sufficienti per permettere soluzioni soddisfacenti ai problemi presenti.

Per esempio, attualmente, non esiste alcun robot che sia capace di muoversi autonomamente in un ambiente complesso e non strutturato come quello casalingo e di svolgere funzioni fini, complesse e non ripetitive quali quelle necessarie per il supporto a persone disabili. Non è solo un problema di costo, ma di disponibilità di una tecnologia sufficientemente sofisticata. Nell’interazione con i calcolatori, al di là dell’uso di interfacce grafiche sempre più sofisticate, non sono disponibili tecnologie che permettano la strutturazione di interfacce utilizzabili da tutti, indipendentemente dalle abilità e/o disabilità presenti. La sintesi della voce è di notevole importanza ed ha, per esempio, dato ai ciechi l'accesso ai calcolatori e ai terminali, ma ancora non esiste un sintetizzatore di voce di qualità tale da essere accettato da una persona incapace di parlare come protesi e non è possibile fare previsioni affidabili sulle reali possibilità di miglioramento della qualità. Lo stesso può dirsi del riconoscimento della voce. Nessuno affiderebbe ad un riconoscitore di voce la sicurezza di una persona che si muove su una carrozzina. La tecnologia non è ancora abbastanza affidabile per funzioni critiche dal punto di vista della sicurezza. Infine anche i calcolatori, in particolare i Personal Computers, che sembrano tanto potenti, sono in realtà ancora delle macchine relativamente inefficienti. Pur essendo in grado di eseguire sequenze di operazioni matematiche e logiche molto velocemente, sono messi rapidamente in difficoltà da operazioni complesse. Basta un elaboratore di testo abbastanza raffinato per esaurirne completamente le risorse. La situazione diventa ancora più critica se si vogliono affrontare applicazioni di ausilio alle persone disabili, quali, ad esempio, lo svolgimento di funzioni anche semplici di intelligenza artificiale.

 

Individuazione dei problemi: situazione attuale

Consideriamo ora brevemente una possibile metodologia per individuare in modo strutturato le problematiche di ricerca di base e di sviluppo tecnologico la cui soluzione è necessaria per affrontare problemi applicativi nel settore dell’uso della tecnologia nell’integrazione delle persone disabili, partendo dalla individuazione dei bisogni degli utenti fino ad arrivare al concepimento del sistema di ausilio.

Nel processo di sviluppo di una soluzione tecnologica ai problemi delle persone disabili possono essere individuate tre frasi principali:

  • l’individuazione dei bisogni reali e delle possibili soluzioni in forma tale da favorirne la comprensione da parte dei possibili produttori e di stimolare il mercato;
  • la conduzione di una mirata ed efficace attività di ricerca (da notare che spesso lo sviluppo di apparecchiature è classificato come attività di ricerca);
  • il trasferimento tecnologico, lo sviluppo di sistemi di ausilio e la produzione.

Nella fase di individuazione dei problemi e delle possibili soluzioni sono attualmente utilizzati essenzialmente due approcci:

  • il primo è quello che parte dalla tecnologia e si basa sul tentativo di utilizzare apparecchiature (ad esempio i calcolatori) e servizi (ad esempio il telefono) già disponibili per aiutare le persone disabili nell’espletamento di alcune funzioni indispensabili per la loro integrazione. Questo approccio può portare a risultati notevolmente interessanti, come è dimostrato, ad esempio, dalle applicazioni dei calcolatori nell’accesso all’informazione e alla comunicazione. Non è però il metodo concettualmente giusto, perché ogni analisi in questo campo deve partire dai bisogni degli utenti, considerando soluzioni che possono anche non essere basate sulla tecnologia.
  • nel secondo approccio, quando cioè si parte dai problemi delle persone disabili, molto spesso però l’analisi dei loro bisogni non è condotta in modo corretto, perché si considerano solo singoli utenti o singoli gruppi di utenti. Anche se l’ausilio deve in realtà essere personalizzato al singolo utente, l’analisi dei problemi deve essere effettuata ad un livello sufficientemente generale da produrre soluzioni, quando possibile, con una base applicativa abbastanza grande anche se con un approccio realizzativo che permetta la sua personalizzazione. Questa è infatti l’unica strada percorribile se si vuole destare l’interesse dell'industria a questo mercato.

 

L’approccio funzionale

Nell’approccio funzionale il punto di partenza sono le funzioni che gli individui devono svolgere nella vita di ogni giorno, cioè, per esempio, comunicare con gli altri individui, nutrirsi, accedere all’informazione, muoversi, navigare nell’ambiente e così via. Per lo svolgimento di tali funzioni esistono soluzioni che possono essere o non essere basate sulla tecnologia. In ogni caso è necessario disporre di alcune abilità per il loro espletamento. E’ quindi possibile confrontare le modalità di svolgimento delle funzioni e le abilità delle persone che devono svolgere.

Dall’analisi risulterà in generale che alcune persone hanno problemi con alcune funzioni o con le modalità attuali del loro svolgimento. Si saranno quindi individuati problemi che ne limitano le possibilità di autonomia, le abilità mancanti per lo svolgimento delle funzioni sotto analisi ed ancora più importante le loro abilità residue, sulle quali basare soluzioni alternative.

Il passo successivo è quello di investigare la disponibilità sul mercato di adattamenti già esistenti che contribuiscano a migliorare, anche parzialmente, la situazione, costruendo una descrizione dello stato attuale, che tenga conto anche della compatibilità delle soluzioni esistenti o proposte fra i diversi gruppi di utenti. Succede infatti che alcuni adattamenti favoriscano un gruppo di persone e nello stesso momento ne svantaggiano altri. E’ evidente che se una sola soluzione è disponibile per un gruppo di persone questa deve essere utilizzata, anche se la conseguenza è di dover disporre di adattamenti multipli. E’ però conveniente cercare di individuare cosa è eventualmente comune fra i vari utenti, in modo da sviluppare adattamenti che favoriscano alcuni utenti senza danneggiarne altri o, ancor meglio, individuare soluzioni comuni.

Esaurita l’analisi dell’esistente, può darsi che esistano dei problemi residui. Questi, comunque, sono stati individuati partendo dalle funzioni che devono essere svolte, considerando le abilità necessarie per svolgerle, individuando le abilità residue e studiando lo stato attuale, anche in funzione della possibilità di mediare fra diverse esigenze

Per chiarire la procedura precedente vale la pena di fare un esempio semplice e di comune esperienza con riferimento alla funzione di "comunicazione a distanza". Se ci chiediamo se sono disponibili attualmente sistemi per svolgere tale funzione, la risposta è positiva. Il mezzo tecnologico utilizzato è il telefono. Per usare il telefono sono richieste le seguenti abilità: manipolare la tastiera, leggere le informazioni sulla tastiera e sul sistema di presentazione, quando esiste, e percepire i segnali acustici. Risulta quindi subito evidente che le persone con disabilità motorie possono avere problemi con la manipolazione della tastiera e della cornetta e che persone con disabilità visive possono trovare difficoltà con tastiere non standard. Per persone con disabilità uditive è invece completamente impossibile di accedere al sistema. Fra le possibili soluzioni ai problemi posti esistono, per esempio, tastiere di grandi dimensioni. Queste possono essere utili per chi ha problemi di visione e di manipolazione e, in linea di principio, non creano difficoltà ad altri. Sono quindi una buona soluzione. Lo stesso può dirsi dei sistemi di accoppiamento induttivo, utilizzati da persone che usano apparecchi acustici. Risolvono il problema e non creano alcun difficoltà ad altri gruppi di utenti.

Ovviamente rimangono problemi insormontabili per persone le cui disabilità uditive sono tali da non poter essere compensate con l’uso di apparecchi acustici. In questo caso si può tentare di utilizzare la stessa infrastruttura, cioè la rete telefonica, per dare una soluzione anche parziale ai loro problemi. Fortunatamente la rete può essere utilizzata anche per la trasmissione di informazione alfanumerica, che permette lo scambio di messaggi scritti, costituendo una soluzione parziale al loro problema di comunicazione.

Una volta individuato l’insieme dei problemi residui è necessario investigare quali di questi sono reali e quali sono creati dalla tecnologia usata (ad esempio il telefono) o dal modo in cui questa è utilizzata. Per problemi creati dalla tecnologia ci si deve chiedere se questi sono fondamentali (come nel caso di un cieco in rapporto ad un televisore) o se sono solo dovuti al fatto che il sistema è stato mal progettato (come nel caso di telefoni elettronici non dotati di bobina di induzione). In questo secondo caso ovviamente la soluzione non è da perseguire con attività di ricerca ma attraverso la pressione politica tesa ad ottenere una corretta progettazione del sistema.

Quando invece che sia stato individuato un problema effettivo, cioè non generato da un uso non corretto della tecnologia, nella individuazione di una soluzione possibile bisogna partire dall’analisi di altre tecnologie alternative eventualmente disponibili, anche se al momento non parte di quelle utilizzate in riabilitazione, e della situazione della ricerca. Se esistano tecnologie potenzialmente utilizzabili il problema diventa quello di reperimento delle risorse sufficienti per la progettazione dell’ausilio. Se invece sono state individuate soluzioni a livello di ricerca è necessario mettere in moto meccanismi di trasferimento tecnologico.

Solamente quando sono esaurite tutte le possibilità di sfruttamento delle tecnologie e/o delle conoscenze disponibili, si può concludere di avere individuato un problema che, probabilmente, deve essere affrontato con le modalità proprie della ricerca, anche se sono però necessarie ulteriori verifiche. La prima è un’analisi accurata degli sviluppi in corso sia nella tecnologia in generale che nella società nel suo complesso. Può darsi infatti che il modo di svolgere alcune funzioni sia in fase di cambiamento. Per esempio, l’accesso all’informazione, attualmente incentrato sull’uso di materiali stampati, può evolvere verso un uso quasi esclusivo di materiali elettronici ed è quindi, probabilmente, più produttivo investire nelle soluzioni per garantire l’accesso a tali materiali che ai libri stampati. Naturalmente, nel caso che si concluda che nuove difficoltà potrebbero essere create dallo sviluppo tecnologico in corso, la strada più efficiente è nuovamente di cercare di influenzare lo sviluppo della tecnologia, in modo tale che questa venga prodotta in maniera tale che sia fruibile da tutti.

L’idea di cercare di introdurre le necessità, richieste e preferenze degli utenti finali nello sviluppo della tecnologia sta fortunatamente diffondendosi al momento, essenzialmente per effetto della legislazione americana, che pone come principio che l’ambiente, i prodotti, i servizi devono essere accessibili a tutti i cittadini. Per esempio, il presidente americano ha stabilito recentemente che il World Wide Web deve essere accessibile a tutti. Immediatamente è stato creato un gruppo di lavoro a livello mondiale, di cui fanno parte le più grandi industrie informatiche del mondo, che sta cercando di definire uno sviluppo nel settore, particolarmente nelle tecnologie di accesso, compatibile con questa esigenza.

 

Posizione e ruolo della ricerca

Quando si è correttamente individuato un problema di cui non è possibile trovare una soluzione con la conoscenza e la tecnologia attuale, si è individuato un ambito in cui è necessario un investimento in ricerca. Una volta sviluppata la conoscenza necessaria per affrontare il problema (ricerca di base) è necessario sviluppare la tecnologia (ricerca applicata), se non è possibile utilizzare o adattare quella prodotta per risolvere altre problematiche applicative, infine produrre un prototipo e ingegnerizzarlo per ottenere un prodotto. Tutto questo tenendo in conto accuratamente le compatibilità fra i diversi gruppi di possibili utenti, come chiarito precedentemente.

Uno dei problemi essenziali in Italia e in Europa, al momento, è che l’atteggiamento prevalente dei finanziatori della ricerca è di pensare che la conoscenza e la tecnologia per risolvere i problemi importanti della riabilitazione sono disponibili e che tutte le risorse vanno incanalate verso la fase di sviluppo. Pur concordando sul fatto che esistono molte possibilità non sfruttate e che quindi devono essere sviluppate, è necessario considerare che esistono anche problemi importanti che non hanno attualmente soluzione. Come al solito è un problema di equilibrio fra diverse esigenze, che devono però trovare un punto di mediazione e non portare ad atteggiamenti completamente sbilanciati.

Un secondo grosso problema è la confusione di ruoli nel processo di ricerca e sviluppo, che rischia di creare fondamentali distorsioni nel sistema. Tradizionalmente lo sviluppo di prodotti è stata una delle funzioni essenziali dell’industria. Nella riabilitazione, poiché le industrie sono scarse e molto spesso non hanno risorse da investire in sviluppo (in Italia ad esempio la vocazione degli operatori del settore è verso la distribuzione invece che nella produzione), si tende a classificare come ricerca quello che è realmente solo sviluppo e si cerca di farlo al ricercatore, che non ha la professionalità necessaria. Questa, probabilmente, è una delle ragioni fondamentali per le quali le soluzioni proposte sono molto spesso deludenti. Un ricercatore è spesso in grado di produrre un sistema per dimostrare un principio di funzionamento, ma normalmente il prototipo non è usabile al di fuori del laboratorio. Realizzare un prodotto richiede una professionalità diversa. Dimostrare un principio tecnico e sviluppare un prodotto sono due problemi completamente diversi, anche se entrambi ugualmente difficili e importanti

 

Conclusioni

Riassumendo si può osservare che:

  • prima di cercare soluzioni a problemi creati dalla tecnologia è più conveniente lavorare per creare le basi per lo sviluppo di una tecnologia che sia utilizzabile da tutti;
  • l’attività di individuazione dei problemi e delle soluzioni in un ambito così complesso come quello della riabilitazione deve essere accuratamente pianificata e strutturata per ottenere risultati generali e mediati fra le diverse esigenze;
  • deve esistere una accurata divisione di ruoli fra chi individua le soluzioni e chi le trasforma in prodotti;

deve esistere uno spazio per la ricerca di base tesa ad individuare nel medio-lungo termine soluzioni a problemi complessi non affrontabili con le tecnologie adesso disponibili.

GRAZIE.

 

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