Convegno:
 
"Le autostrade dell’informazione : opportunità per i disabili ?"

 

Pier Luigi Emiliani - CNR IROE

"Le problematiche d’accesso alle reti a larga banda"


Nella presente relazione sono descritte alcune iniziative parzialmente finanziate nell’ambito di progetti di ricerca della Commissione dell’Unione Europea nel settore dell’accesso delle persone disabili ai servizi multimediali resi possibili dagli sviluppi delle reti di telecomunicazione.

Le reti di telecomunicazione stanno evolvendo attualmente in alcune direzioni di notevole interesse. Stanno, infatti, diventando numeriche (possibilità di trasmissione di diverse componenti informative quali testo, voce, immagini), intelligenti (reti di calcolatori), a larga banda (almeno a livello di permettere la trasmissione di canali televisivi), rendendo possibile la realizzazione di servizi ed applicazioni multimediali interattive. E’ interessante quindi analizzare il possibile impatto di tale evoluzione dalla prospettiva degli utenti, specialmente se alcuni di essi sono disabili (motori, sensoriali, mentali). Fra le possibili conseguenze positive può, per esempio, essere citato che la larga banda e la multimedialità permettono in linea di principio l’introduzione di ridondanza nei servizi e nelle applicazioni: cioè lo stesso tipo di informazione può essere presentato utilizzando modalità diverse con notevoli vantaggi per persone con disabilità sensoriali. La disponibilità di banda può permettere l’introduzione di componenti informative addizionali (come ad esempio la sottotitolazione dei programmi televisivi per persone sorde) e l’introduzione di servizi videotelefonici con qualità tale da permettere la lettura labiale e la comunicazione attraverso il linguaggio dei segni. La rete numerica permette direttamente la trasmissione d’informazione necessaria per la comunicazione alfanumerica (telefono per sordi) o la comunicazione simbolica. La telefonia mobile può essere una grande opportunità di rimozione delle barriere che tradizionalmente s’incontrano nell’accesso fisico al servizio telefonico. Infine la possibilità di riconfigurazione anche a livello personale dei servizi (ad esempio la scelta della qualità delle componenti informative) può essere d’ausilio per alcuni gruppi di persone disabili.

D’altronde la multimedialità senza l’uso di ridondanza può rendere impossibile l’accesso a componenti informative fondamentali per l’uso del servizio o dell’applicazione. Può inoltre presentare problemi di sovraccarico informativo (e questo per tutti, non solo per le persone disabili) e aumentare la complessità d’uso. La rete e i servizi saranno interfacciati con terminali complessi, con conseguenti difficoltà per chi ha problemi di manipolazione, di visione o intellettuali.

Di queste problematiche si è cominciato a dibattere alcuni anni fa, quando la Commissione ha lanciato un programma di ricerca sullo sviluppo di reti a larga banda. Già nel 1989, con l’avvio del programma RACE, la Commissione si è posta il problema delle implicazioni per gli utenti disabili dello sviluppo delle reti e dei servizi di telecomunicazione. RACE, infatti, ha finanziato il progetto IPSNI "Integration of People with Special Needs in IBC", attivo dal 1989 al 1991 sotto la responsabilità dell’autore, che ha prodotto un’analisi approfondita dei terminali, servizi e applicazioni sulle reti a larga banda e dell’impatto di tali sviluppi tecnologici sulle persone disabili. Nell’ambito del progetto è stato anche studiato un terminale adattato che potesse risolvere i problemi evidenziati affrontabili a livello di terminale. Nel programma RACE2, e in particolare nel progetto IPSNI II " Access to Broadband Services and Applications by People with Special Needs", attivo dal 1992 al 1995 sotto la responsabilità dell’autore, le analisi condotte sono state sottoposte a sperimentazione, realizzando prototipi di terminali adattati, emulando servizi multimediali e i relativi adattamenti, integrando servizi e terminali sulla rete a larga banda dello CSELT di Torino e conducendo una sperimentazione e una dimostrazione pubblica dei risultati. Alla fine del progetto, nel 1995, è stato prodotto un CD-ROM, che è esplorabile come un sito Web e riporta le conclusioni del lavoro svolto.

Analizzando i risultati del lavoro precedente e considerando le tendenze attuali della ricerca sull’accesso alle nuove tecnologie da parte delle persone disabili, è evidente che possono essere considerati due approcci, al momento complementari. Il primo è basato sull’adattamento dei prodotti hardware e software. Anche se questa è, al momento, l’unica possibilità con prodotti di larga diffusione, ad esempio Microsoft Word, già esistenti sul mercato, il secondo approccio, più promettente nel periodo medio lungo, è di progettare i nuovi prodotti, compresi i servizi e le applicazioni di telecomunicazione, in modo adattato o facilmente adattabile a tutti i potenziali utenti.

Nella prima direzione si è mosso il progetto GUIB "Graphical User Interfaces for Blind People", attivo dal 1992 al 1995 sotto la responsabilità dell’autore nell’ambito del programma TIDE, che ha adattato le interfacce grafiche Microsoft Windows 3.1 e Unix X Window all’uso da parte di persone cieche, sviluppando lettori di schermo in ambiente grafico che danno accesso, con alcune limitazioni, al software esistente.

Successivamente, nell’ambito del Progetto TIDE TP1001 ACCESS "Development platform for unified ACCESS to enabling environments", attivo dal 1994 al 1996 sotto la responsabilità dell’autore, è stata seguita la strada di produrre supporti di programmazione per generare interfacce utente-calcolatore direttamente utilizzabili da utenti diversi. Il progetto ha sviluppato un software, di pubblico dominio, che permette di descrivere le interfacce a livello di dialogo astratto con l’applicazione, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata per realizzare l’interfaccia fisica. Quando si comunicano al sistema le caratteristiche dei gruppi di utenti a cui si vuol favorire l’accesso, questo si fa carico di generare differenti versioni dell’interfaccia fisica utilizzando una tecnologia d’interazione adatta. Ad esempio si può individuare l’utente come normodotato e l’interfaccia è generata utilizzando gli oggetti di Windows ‘95. Oppure, per un utente non vedente, lo stesso dialogo anziché con oggetti grafici è realizzato con oggetti sonori o oggetti leggibili con il braille labile.

Questo tipo di interfacce è attualmente in corso di trasferimento alla sperimentazione sul campo nell’ambito del progetto europeo ACTS AVANTI "Adaptive and Adaptable Interactions for Multimedia Telecommunications Applications", attivo sotto la responsabilità tecnica dell’autore (Prime Contractor: Alcatel Siette). Tale progetto ha l’obiettivo di produrre un sistema informatico per favorire la mobilità autonoma di persone disabili e/o anziane, fornendo loro informazioni sulla città e i luoghi di interesse, significative come contenuti e modalità di presentazione e accessibili con una opportuna interfaccia attraverso una rete di telecomunicazione all’interno di servizi di uso generale. Questo progetto prevede sperimentazioni sul campo, in Italia sulla rete MAN Toscana, e sulla rete ATM finlandese e sviluppi tecnologici per trasferire in applicazioni di telecomunicazione concetti di adattabilità del contenuto informativo e della modalità di presentazione alle necessità degli utenti e di adattività in tempo reale in funzione dell’utilizzazione del servizio stesso. L’idea è che il contenuto informativo possa essere adattato a seconda dell’utente (ad esempio introducendo dati sull’accessibilità dei luoghi di interesse), presentato in modo diverso, con un’interazione attraverso una interfaccia adattata.

L’applicazione, che si propone anche di dimostrare che non è necessario, nel campo turistico, disporre di banche dati specifiche per persone disabili, ma che le informazioni di loro interesse possono essere integrate in banche dati di tipo generale adattandone la presentazione in forma trasparente agli utenti collegati, è strutturata utilizzando l’approccio del World Wide Web. L’informazione di interesse viene estratta dalle banche dati connesse al sistema, quindi la pagina Web viene costruita seguendo i criteri suggeriti da un sistema di modellazione delle possibili necessità informative e abilità nell’interazione dell’utente (ad esempio le informazioni su un albergo vengono completate con informazioni sull’accessibilità se l’utente del sistema si muove su una sedia a rotelle) e trasferita al terminale. Il sistema presuppone che l’utente si qualifichi come appartenente ad un gruppo il cui modello è disponibile almeno a livello di caratteristiche generali (ad esempio cieco, utente di sedia a rotelle e così via). Se gli adattamenti resi possibili da tale modello non sono sufficienti per un accesso efficace, l’utente può fornire al sistema informazioni dettagliate sulle sue necessità e preferenze.

L’accesso alle pagine Web così costruite avviene attraverso navigatori adattati alle capacità degli utenti, realizzati con i supporti di programmazione messi a punto nel progetto ACCESS. Anche se una persona in carrozzina, ma senza problemi di mobilità degli arti superiori, può utilizzare un normale navigatore, persone con spasticità e non vedenti hanno bisogno di sistemi d’interazione adattati, sia a livello di periferiche che di modalità d’interazione. Una persona con problemi di manipolazione deve avere a disposizione, ad esempio, un emulatore di mouse e un navigatore con oggetti d’interazione ingranditi per facilitare il posizionamento del puntatore. Una persona con disabilità motorie molto gravi deve disporre di un navigatore, i cui oggetti sono forniti di possibilità di scansione attraverso le scelte possibili automatica o controllata dall’utente. Un utente cieco deve poter utilizzare un navigatore basato su un’interazione attraverso la voce sintetica o il Braille labile.

 

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