Convegno:
"Europa, disabili, tecnologie e mondo del lavoro."

 

Claudia Montedoro - Coordinatrice

Allora passerei la parola al professor Salvator Roberto Amendolia, docente di fisica dell'Università di Sassari, che presenterà la versione italiana del progetto Paths To Training and Employment, così ci chiarirà anche gli aspetti della disabilità presenti nel progetto che non erano evidenti nella situazione spagnola.


Salvator Roberto Amendolia - docente di Fisica dell'Università di Sassari

Progetto "Paths To Traning and Employment"


Dalla denominazione stessa si deduce che è un progetto, sperimentale, che cerca delle vie per facilitare sia la formazione che le possibilità di ottenere lavoro.

Nel sottolineare gli obiettivi del progetto, si nota una forte valenza non soltanto verso l'handicap fisico, ma anche verso l'emarginazione dovuta a fattori economici e ambientali. La constatazione che in Sardegna ci sono delle zone in forte ritardo di sviluppo, soprattutto tecnologico, è la molla che ha fatto configurare il progetto come tentativo di recuperare questo ritardo. Ciò previene la disoccupazione tecnologica; cioè il fatto che le persone, non conoscendo gli strumenti, non sono in grado di inserirsi nel mercato del lavoro. Un altro obiettivo è quello di favorire lo sviluppo di un'economia decentrata. La Sardegna presenta delle zone in cui l'emarginazione è spesso dovuta soprattutto a fattori geografici. Lo scopo è di fare in modo che queste fasce deboli, messe in condizione di sfruttare la tecnologia, riescano ad entrare in un meccanismo produttivo migliore.

Non manca l'innovazione nel servizio alla formazione realizzata con tecnologie telematiche. Questo è obiettivo comune a molti progetti, e in questo la collaborazione con altri partner sarà fondamentale. Vedremo peraltro che questo è uno degli obiettivi primari, visto che è l'Università a gestire il progetto. In sostanza, tutto è indirizzato ad orientare soggetti esclusi o emarginati verso il mercato del lavoro. L'attuatore del progetto è il Centro di Calcolo dell'Università di Sassari, i partner transnazionali provengono da Spagna, Germania e Regno Unito. Il fatto che il Centro di Calcolo sia il responsabile dell' azione permette di riservare all'Università il ruolo di coordinamento delle risorse telematiche. L'Università, che istituzionalmente si occupa di didattica e di istruzione, tramite questo progetto si prefigge di realizzare una formazione continua, di farne un monitoraggio e, partecipando ai bisogni reali del territorio, di fare una riformulazione e rimodulazione della didattica stessa. La finalità ultima è sia quella di creare nuove professionalità, che quella di creare impresa. Quest' ultimo aspetto deriva dalla necessità che il progetto, dopo la fase sperimentale, possa camminare almeno in parte con i propri mezzi. L'elenco dei beneficiari finali include associazioni che si riferiscono ad handicap fisici, l'UNICEF, Amnesty International, l' Associazione Tutela Migranti, l' Associazione Talassemici, l'Associazione Teatro delle Mani, che si occupa del reinserimento dei giovani. Vedremo in seguito di dare una risposta al perché ci indirizziamo a realtà così diversificate.

La base delle attività svolte nel progetto è la rete telematica, che partirà in maniera poco ambiziosa nella speranza di estensioni in fasi successive. Essa risolve il problema dal punto di vista tecnico, permettendo di andare verso economie emarginate, verso le campagne dove non sono arrivati questi mezzi di comunicazione, dei quali è spesso limitata anche la conoscenza, di muoversi all'interno delle città indirizzandosi agli ambiti periferici. Permette di fare assistenza a distanza per la formazione e di dotare questi centri dislocati di corsi di autoformazione e di autovalutazione. Lo schema in figura aiuta a comprendere l'estensione di quella che sarà la rete che intendiamo sviluppare. E' evidente come l'Università di Sassari, che dispone di un centro di calcolo collegato in Internet piuttosto avanzato, e che cerchiamo di sfruttare al massimo ai fini del progetto, costituisca il fulcro della struttura. Ognuno dei terminali in figura indica una piccola rete locale (nella fase iniziale anche uno solo o due terminali) cui afferiscono i beneficiari dell' operazione. Ciascuno di questi centri sarà assistito da personale fornito da due delle agenzie che partecipano al progetto. I centri saranno collegati via rete ad un server centralizzato che sta all'Università di Sassari. I dettagli tecnici del collegamento, che abbiamo già definito, non necessitano di essere discussi in questa sede. Stiamo procedendo alla realizzazione, che richiederà qualche mese di tempo. Sul server centrale sarà accumulata tutta l'informazione, relativa ai progetti, che noi indirizziamo verso gli utenti, come anche l'informazione che da questi utenti viene a noi. 

La scaletta di intervento prevede di fare prima una formazione di base, una specie di alfabetizzazione dal punto di vista informatico nelle zone in cui questo è necessario, quindi di realizzare corsi di apprendimento e di tecnica più avanzati, qual è l' utilizzo di Internet, la creazione di pagine Web, etc.. Prima si formano i formatori che a loro volta formano i beneficiari finali di questa struttura. Alcuni di questi beneficiari, come per esempio le Parti Sociali, sono in realtà già in grado di agire da soli, sostanzialmente per immettere dei dati nella rete. Ciò significa che su questo server, che sarà visibile dal mondo Internet, quindi visibile da tutto il mondo, verranno immagazzinate delle informazioni che permetteranno alle persone (all'inizio soltanto quelle partecipanti al progetto, in una seconda fase, se si avrà successo, ad altri centri di emarginati in Sardegna) di comunicare tra loro, di sapere quali sono le occasioni di lavoro, quali sono le normative che permettono loro di accedere al mercato del lavoro, di acquisire nuove tecniche di apprendimento, di fare girare programmi di autoformazione. 

Ne nasce un tentativo di fare una rete che non sia chiusa ad un sottoinsieme particolare dell'emarginazione (come abbiamo visto, ci sono diversi tipi di realtà), bensì una rete che sia anche aperta verso il mondo esterno e che sia comunque gestita con dei prodotti tecnologicamente avanzati. Il tutto sarà eseguito con un approccio graduale che parte dall' alfabetizzazione. Le ricadute che si attendono sono pertanto la diffusione di strumenti tecnologici, l' assistenza a distanza per formazione continua, la socializzazione (all' interno dei centri e fra realtà diverse), la crescita di espressione artistica (il Teatro delle Mani si occupa di sviluppare il reinserimento sociale tramite questi mezzi), e infine, più pragmaticamente, la ricerca in rete di occasioni di lavoro. Può essere utile a questo punto citare una serie di risposte e domande che spesso vengono rivolte quando si esamina un progetto così complesso.

Innanzitutto perché utilizziamo la multimedialità? La risposta ha un aspetto strutturale: poiché c'é un bassissimo livello di conoscenza, questo é un modo diretto ed efficace di agire e di indirizzarsi alle persone che sono beneficiarie. Ed ha un aspetto sovrastrutturale, perché migliora le capacità espressive. Noi vogliamo non solo che la gente sia informata, ma che impari ad agire in questo ambiente tecnologico, che siano poi alla fine i beneficiari stessi a mettere i loro dati sulla rete, a scrivere le pagine Web.

Quale metodologia adottare? La scelta incide sulla strutturazione stessa dell' intervento. Noi perseguiamo la diffusione tecnologica, che per noi significa sminuzzare e portare la tecnologia nel paese, per esempio nelle realtà rurali, e migliorare gli standard stessi di formazione. Questo si oppone alla tecnica del polo di sviluppo. Il polo di sviluppo, e in Sardegna ne esistono, é validissimo però manca molto spesso dell'interfaccia con il sociale. Qui si cerca di rendere la tecnologia più digeribile, di portarla presso la gente, quindi è una diversa filosofia.

Quale è l'innovazione? La risposta è semplice: é l'implementazione di strutture avanzate, sia in ambienti come le periferie urbane o le aree rurali che non sono mai frequentati da queste nuove tecnologie, sia in ambienti economicamente emarginati e marginali come quello degli handicappati. Lo spettro di intervento è ampio, e l' andare su realtà diversificate permette di superare fenomeni tipo l' autoghetizzazione.

Dallo schema risulta che il Bowling di Alghero è appoggiato alla Rete Telematica Sociale. Qual è l'importanza del bowling? La Sardegna è un'area turistica, c'è anche un aspetto ludico non solo sociale e questo permette di avere una fonte di reddito. Il meccanismo è il seguente: il bowling di Alghero è una rete locale, che verrà fornita e finanziata da privati, e di cui usufruiranno per gli scopi prioritari del progetto due delle organizzazioni beneficiarie finali. A questo bowling il progetto offre un software che permette di fare training su rete, autoformazione, navigazione guidata su Internet, oltre che accesso alla rete a pagamento da parte della clientela.

Questa sinergia fra progetto sociale e impresa privata serve, tra l' altro, come banco di prova per possibili applicazioni commerciali dei prodotti gestiti e forniti all' interno del progetto, e quindi funge da incubatore d' impresa.

L' esperienza di questi centri di diffusione è già stata tentata con successo altrove, e noi cerchiamo di diffonderla in Sardegna, facendone l' applicazione futura da parte dei beneficiari finali del nostro progetto.

 

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Progetti ed Atti  '97

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