Convegno:
"Europa, disabili, tecnologie e mondo del lavoro."

 

Claudia Montedoro - Coordinatrice

Bene ringraziamo il professor Amendolia e passiamo la parola a Giuliana Ara, coordinatrice delle attività transnazionali della Fondazione Don Gnocchi che presenterà il progetto TIME che basa, focalizza la propria attività sulla teleformazione. Grazie.


Giuliana Ara - Fondazione Don Carlo Gnocchi

Progetto "TIME"


Buon giorno a tutti. Due parole ma proprio soltanto un brevissimo accenno, una visione d’insieme di quella che è la Fondazione Don Gnocchi, che è un grande centro di riabilitazione e cure per le persone con disabilità, che ha quattordici centri distribuiti sul territorio. Nel centro di Milano opera il servizio sviluppo e formazione professionale che provvede a diversi servizi: la formazione professionale, l’integrazione lavorativa, la formazione per gli operatori sociali, la ricerca e lo sviluppo rispetto agli ausili e al software e i progetti europei. 

Noi abbiamo partecipato nell’ambito dei progetti europei all’iniziativa Helios I e II, lavoriamo all’interno di TIDE, abbiamo in fase di attuazione un progetto Leonardo e in più i due progetti Horizon che sono partiti quest’anno. Uno di questi è il TIME. 

TIME significa Teleintegrazione of Minusvalidos for Employment. Abbiamo utilizzato un po’ di lingue tanto per dare la dimensione della transnazionalità del progetto. A livello nazionale, il progetto è un progetto multiregionale, le regioni coinvolte sono quattro: Lombardia, Lazio, Marche e Toscana che sono quattro centri della Fondazione. 

Perché la scelta di un progetto di questo tipo? 

E’ stata fatta naturalmente una analisi del fabbisogno sul territorio e si è visto come ci siano delle necessità determinata dalla situazione strutturale delle sedi di formazione che sono tante, che hanno tutte bisogno di numerose risorse umane con una qualifica professionale piuttosto elevata e che sono molto costose ovviamente, è necessaria una qualificazione omogenea degli allievi, delle persone che arrivano da noi. 

Per quello che riguarda gli utenti, invece, noi ci siamo rivolti soprattutto alle persone che hanno delle gravi disabilità motorie. Abbiamo un’esperienza di formazione in questo settore decennale direi e abbiamo verificato come spesso ci siano delle grosse difficoltà soprattutto per i più gravi, a muoversi da casa per esempio per problemi di trasporti, per problemi di barriere architettoniche, per problemi di assistenza primaria, quindi ci siamo orientati verso una attività che potesse in qualche modo favorire la formazione anche di queste persone. 

Circa lo sbocco occupazionale perché anche questo è un problema, è necessario dare alle persone disabili la possibilità di aver una occupazione stabile, è necessario dare loro una formazione professionale elevata, di qualifica piuttosto alta per avere una maggiore qualità del lavoro e una maggiore qualità di vita quindi. 

Quali sono gli obiettivi del progetto?

Vi ho già spiegato che il progetto è specifico per persone che hanno delle gravi disabilità motorie. Vogliamo offrire delle nuove opportunità di formazione proprio a quelle persone che hanno maggiori difficoltà negli spostamenti. Ridurre quindi le difficoltà di frequenza determinate proprio dallo stato fisico della persona. Personalizzare il percorso di formazione. Questo è un aspetto per noi molto importante perché noi abbiamo un’esperienza soprattutto con disabilità acquisite per cui con persone adulte che si sono trovate ad un certo punto della loro vita a dover modificare le loro abitudini per fare i conti con questa nuova situazione. 

Queste persone spesso già lavorano, hanno bisogno di essere riqualificate. Alcuni di loro hanno già delle competenze di un certo tipo e quindi non è corretto, non è sufficiente proporre a tutti sempre dei modelli, degli schemi di formazione uguali che partano sempre comunque da un certo punto e arrivino ad un altro, spesso è necessario invece prevedere la possibilità di fare dei percorsi personalizzati basandosi sulle capacità della persona. 

Sviluppare un software multimediale perché stiamo parlando di teleformazione e quindi è necessario anche in questo campo cercare di avere degli strumenti che aiutino e favoriscano l’autoapprendimento in qualche modo. Realizzare un nuovo modello tecnologico che è quello che serve per poter offrire poi delle nuove opportunità di lavoro. 

Il modello tecnologico che noi abbiamo proposto in realtà sono tre modelli di tipo diverso che fanno riferimento alle persone che hanno delle esigenze diverse. A Milano tutti e tre i modelli vengono proposti. A Milano c’è il centro organizzativo di sviluppo nel quale lavorano i docenti esperti che sono, vi ricordate dicevo efficiente ed economica gestione delle risorse umane. Sono le risorse umane più costose. Noi lavoriamo in quattro centri con trentadue allievi distribuiti su tutto il territorio nazionale solamente con tre docenti esperti che lavorano a Milano e in video conferenza fanno le lezioni agli allievi che sono nelle altre regioni d’Italia. Quindi da questo punto di vista l’omogeneità della formazione e l‘efficiente ed efficace utilizzo delle risorse umane è perfettamente riuscita. 

Noi abbiamo proposto a Milano la possibilità di formare allievi che abbiano una postazione a casa, è quella che abbiamo chiamato “postazione remota”. Abbiamo degli allievi in una classe remota. Questo è un altro punto per noi molto importante. La classe remota che abbiamo istituito a Milano è all’interno di un ospedale. 

Perché questo? 

Perché spesso i ragazzi con i quali noi entriamo in contatto sono ragazzi che hanno avuto degli incidenti e passano molto tempo, subito dopo l’incidente, in riabilitazione all’interno dell’ospedale. Hanno bisogno quindi di assistenza continua, ma nello stesso momento sarebbe opportuno che loro cominciassero a pensare e a riorganizzare la loro vita in base a quella che è la nuova situazione. 

Questa è una cosa che dovrebbe in qualche modo dargli una mano a riprendere possesso della propria vita. Non solo quindi la riabilitazione dal punto di vista fisico, ma la riabilitazione anche dal punto di vista sociale, molto importante. Ci sarà anche una classe locale, perché un altro aspetto del progetto è che va bene la teleformazione, ma le persone devono anche imparare a lavorare in gruppo, le persone devono anche imparare a stare in relazione con i altri colleghi di lavoro. 

E allora prevediamo dei rientri di queste persone che lavorano a casa in postazione remota periodici all’interno del centro per uno scambio con i tutor. 

Ecco la figura di cui non vi ho parlato. In ogni classe locale ci saranno due tutor che seguiranno gli allievi da questo punto di vista. Tutto in ISDN. E’ uno strumento tecnologico ormai piuttosto diffuso, per noi è abbastanza nuovo. Il metodo della video conferenza utilizzando questa nuova tecnologia ci ha portato via tantissimo tempo perché abbiamo dovuto organizzare tutta la struttura in questo modo. 

A Firenze, a Falconara e a Roma non verranno proposte tutte tre queste modalità di formazione per motivi di difficoltà. Niente l’unica cosa che volevo dire è che abbiamo una rete nazionale sul territorio che secondo noi è importantissima per quelli che sono invece gli obiettivi a lungo termine e cioè quello di trovare il modo di riproporre questi modelli formativi sul territorio perché non rimangano fini a se stessi all’interno del progetto altrimenti i risultati che noi vogliamo ottenere e che sono quelli di fare in modo che le persone disabili abbiano maggiori opportunità di formazione e di lavoro rimangono nell’ambito di un anno e mezzo di lavoro e poi si concludono. 

L’altra cosa che invece vorrei dire, è la partnership internazionale. Noi lavoriamo con Finlandia, Grecia, Spagna, Gran Bretagna e l’Italia. La cosa interessante è che siamo riusciti ad avere una attività di scambio e di Know how piuttosto importante con tutti direi. Una delle cose più interessanti è stato un corso di formazione che i nostri docenti esperti hanno fatto in Inghilterra per imparare, apprendere qualcosa di nuovo su questa figura che in Inghilterra viene utilizzata spesso e da noi un po’ meno che è quella del “mentor”. Devo smettere perché siamo in ritardo, vi ringrazio

....... La differenza tra mentor e tutor è sottile. Il tutor che è quello che noi generalmente utilizziamo è la persona che segue l’allievo in aula e che segue l’allievo eventualmente anche nel momento dell’inserimento lavorativo in azienda quindi per l’integrazione. Il mentor, per lo meno in Inghilterra, è un amico specializzato - loro amano definirlo in questo modo - ed è una persona che aiuta la persona disabile o la persona anziana o comunque la persona che ha una situazione di svantaggio sociale in tutti quei momenti in cui si trova in difficoltà, che può essere e nel momento della formazione e nel momento della presentazione di una domanda, preparazione di un curriculum piuttosto che lo spostamento da casa al lavoro e il sostegno all’interno del lavoro, piuttosto che semplicemente andare al cinema. E’ una figura un po’ particolare secondo me. In alcuni casi specializzata, in altri invece assolutamente volontaria, diventa proprio quasi un angelo custode direi della persona. Grazie.

 

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Progetti ed Atti  '97

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