Convegno:
"La tecnologia per favorire l'integrazione scolastica:
la formazione dei docenti."

 

Patrizia Ghedini - Regione Emilia Romagna - Assessorato Politiche Sociali, Familiari, Scuola

"Il ruolo dei Centri di Documentazione: molteplicità di domande, molteplicità di soluzioni. Gli strumenti, i metodi, le memorie e la loro diffusione."


Dopo le cose stupende che ci ha mostrato il dr. Cecchini rimpiango di non essere riuscita a fare neanche un lucido e neanche colorato quindi spero di non annoiarvi troppo usando solo la parola. Il mio contributo ai lavori di questa giornata che é centrato come si diceva adesso sul ruolo dei centri di documentazione a sostegno dell’integrazione scolastica dei bambini e ragazzi con deficit e più in generale per la promozione di una cultura ed interventi concreti per ridurre l’handicap per usare le parole del prof.Canevaro che direi hanno fatto scuola in questo senso in una logica di intersettorialità vorrei sottolineare alcuni punti che possono farci capire dove si colloca questa esperienza dei centri di documentazione e le sue caratteristiche . Lo sviluppo del percorso avviato e la fase nella quale ci troviamo attualmente ad operare, i limiti e le difficoltà incontrati lungo questo percorso ed i tentativi attuali per superarli in una prospettiva di rilancio di questa esperienza. cioè evidentemente in una logica in una prospettiva regionale che é quella che io rappresento lavorando per la regione Emilia Romagna.Dove si colloca la sua esperienza e quali sono le sue caratteristiche.

Molto sinteticamente in termini generali potremmo dire che l’esperienza si colloca all’interno delle iniziative sviluppate soprattutto all’interno del corso degli anni ‘80 a sostegno della qualificazione scolastica per tutti i ragazzi e quindi in modo particolare pere coloro che sono più in difficoltà messo in atto con modalità diverse prevalentemente dagli Enti Locali ma anche dal mondo della scuola in collaborazione con l’IRSAE cresciute quasi spontaneamente sul territorio regionale accomunate dall’obiettivo di realizzare strutture di servizio territoriali per la documentazione, al formazione dei docenti, l’offerta di oppotunità ed incontro agli insegnanti ma anche ai bambini ai ragazzi ed alle loro famiglie. Più specificatamente i centri di servizio nel settore dell’handicap che si riconoscono nella denominazione di CDH o CDI centri di documentazione per l’integrazione hanno visto maturare le loro riflessioni.all’interno di un gruppo di lavoro coordinato dall’IRPA in modo particolare dal prof. Canevaro d’accordo con la Regione nel quale la fisionomia degli stessi centri si é andata a delineare in modo progressivamente più chiaro e condiviso.

Lo scioglimento dell’IRPA avvenuto alcuni anni fa e l’assunzione di responsabilità dirette da parte della Regione in vari ambiti prima di competenza dell’istituto hanno per così dire spostato il luogo della riflessione quindi diciamo dall’IRPA agli uffici regionali senza tuttavia voler rinunciare ai risultati di quella elaborazione ed all’intuizione in essa contenuta. E’ del dicembre del 1992 un accordo programmatico tra la Regione ed i CDH esistenti a quel tempo sul territorio regionale peer la costituzione di una rete di coordinamento tra i centri che ne ripuntualizza la caratteristiche individuando nel contempo un percorso operativo per un loro consolidamento,sviluppo ed una loro qualificazione.

Un richiamo ai contenuti dell’accordo costituisce un passaggio obbligato se si vogliono cogliere appieno gli obiettivi e la logica che lo ha improntato. In questo accordo ai centri viene attribuita un’importanza strategica. Sono questa le parole che si usano nell’intervento rivolto ai soggetti con deficit in quanto luoghi che favoriscono l’incontro e lo scambio tra competenze , esperienze e soggetti diversi, istituzionali e non quindi la scuola gli Enti Locali l’associazionismo il volontariato in una logica mirata a perseguire alcuni obiettivi fondamentali. innanzitutto il superamento della frammentarietà degli interventi e degli approcci monodisciplinari quindi sul piano isutuzionale delle competenze , proprio delle competenze istituzionali, pensiamo alla separazione tra chi si occupa di iniziative ed interventi in campo sociale, educativo o sanitario, quindi approccio monodisciplinari inevitabilmente parziali e quindi ecco la affermazione della necessità di integrare conoscenze e competenze e professionalità diverse . Affermare una cultura della continuità é affermare una cultura dei sostegni, al plurale quindi, dove continuità e sostegni presuppongono una visione a tutto campo quindi in senso verticale direi tra diverse istituzioni che si occupano di formazione in senso orizzontale tra le diverse opportunità presenti a livello territoriale, nel contempo si definisce anche la fisionomia dei centri e si individuano alcune funzioni fondamentali corrispondenti anche a precisi settori di internevnto. La documentazione in particolare,la formazione e l’informazione. Ciascuna di queste voci nello stesso accordo viene poi ulteriormente specificata e dal quadro complessivo per dirla in modo sintetico emerge una concezione dei centri caratterizzata da una forte dinamicità luoghi in cui si raccolgono sistematizzandole e rielaborandole le conoscenze , luoghi in cui confluiscono conoscenze ed esperienze che possono dall’attività del centro essere ancora redistribuite e restituite ai loro autori , siano essi insegnanti, soggetti con deficit,famiglie, operatori dei servizi sociali o sanitari in una nuova veste quindi contemporaneamente rese fruibili ad altri. Siamo tutti consapevoli che l’intervento per l’integrazione di persone disabili si realizza in una molteplicità di luoghi e coinvolge più soggetti in ogni ambito in cui si compie un’esperienza di integrazione e su questa ci si interroga si produce nuova conoscenza ecco allora che il centro o i centri di documentazione per l’handicap rapppresentano proprio nell’intenzione il punto di raccolta di queste conoscenze distribuite ;un luogo che é certamente contenitore ma non concepito in modo passivo al contrario esso diviene coautore delle esperienze,rielaborandole quindi di quelle conoscenze organizzandole per renderle fruibili potenzialmente da chiunque possa trarre vantaggio da un’esperienza da una conoscenza che si é prodotta altrove la vera forza quindi del CDH é proprio nella sua capacità di connettere esperienzae conoscenza ;dalle esperienze attraverso la loro documentazione produrre conoscenza e attraverso la diffusione delle conoscenze farsi promotori di nuove esperienze . All’accordo programmatico del 1992 hanno aderito 16 centri dislocati in varie realtà altri 6 erano presenti ma non aderirono a quel tempo e gestiti come dicevo da enti diversi, quindi Enti Locali, associazionismo, e ciascuno sulla base di questo accordo si é impegnato a quel tempo a collocarsi in un rapporto di scambio e di complementarietà con gli altri centri. A mettere a punto quindi un linguaggio comune e criteri metodologici per la sistematizzazione della documentazione nonchè la strumentazione tecnica per l’organizzazione e la catalogazione dei materiali dopo aver definito ovviamente gli ambiti e le aree termatiche della rete nel suo comlesso . Ogni centro sempre attraverso l’ accordo cui è impegnato,si impegna a realizzare la formazione degli operatori dello stesso centro, del CDH , dopo avere individuato le competenze necessarie per gestirlo.

dal canto suo la Regione che ha promosso l’accordo e ne ha coordinato in qualche modo lo sviluppo si impegna con lo stesso accordo invece a sostenere il processo nel suo insieme anche dal punto di vista finanziario ed a utilizzare le competenze insite nella rete in modo particolare per quanto attiene la formazione dei formatori la realizzazione di interventi anche informativi per la diffusione di una cultura per l’integrazione per la realizzazione di sperimentazioni in vari ambiti che non sto qui ad elencare nonché come dicevo appunto per assicurare il completamneto della rete attraverso protocolli operativi. Sono proprio stati individuati alcuni centri che per la loro esperienza struttura consolidata ma anche per la loro competenza in alcuni ambiti specifici si é pensato potessero svolgere un ruolo trainante e di sostegno anche degli altri centri e per la messa a punto di intereventi in corrispondenza dei tre settori fondamentali che caratterizzano l’attività dei centri :la formazione,l’informazione,la documentazione .

Per la documentazione in particalare sono stati individuati i centri di Modena e Cesena, per la per l’informazione quello dell’AIAS di Bologna oggi divenuto associazione, centro di documentazione handicap, per la formazione il CIDEF coolocato presso il CEIS di Rimini.

Se andiamo a vedere il lavoro svolto da questi centri possiamo certo affermare che il rapporto tra essi e la lro attività sia presa singolarmente che nel loro insieme ha prodotto certamente dei risultati importanti, le pubblicazioni, per fare alcuni esempi, prodotte dal centro di Modena sul patrimonio e le attività dei centri nel loro insieme quindi le attività realizzate da tutti i centri dal 1992 ad oggi, la pubblicazione trimestrale di una rassegna stampa " informazione,marginalità e l’inserto su accaparlante mensile dell’AIAS sui centri di documentazione prodotti dal CDH di Bologna il tentativo di attuare modelli formativi innovativi da parte dell CIDEF : formazione in open learning ad esempio, il tentativo di produrre una banca dati su tutte le attività formative prodotte dai centri messi in atto da quelli di Modena e Cesena sono tutti a mio avviso esempi positivi di un lavoro che é continuato nel tempo se poi pensiamo che l’accordo programmatico é del dicembre del ‘92 e quindi parliamo anche di pubbliche amministrazioni non é tantissimo il tempo insomma se pensiamo che i protocolli operativi sono stati fatti successivamente e tuttavia anche a fronte di questi esempi positivi non possiamo dire che ci riteniamo proprio soddisfatti o per lo meno possiamo dire meglio che forse ciò che é stato prodotto non é sufficiente sottilineando quindi soprattuto le difficoltà che si sono registrate durante questo percorso .Da una parte direi per la situazione generale nella quale questi centri e questo accordo poi ha realizzato ed ha potuto evolverrsi dall’altra parte invece anche per alcune situazioni contingenti che si sono venute a creare anche in regione ,eppure anche con le contingnenze dobbiamo fare i conti perché poi i progetti marciano con la testa e col lavoro quotidiano delle persone ,tanto per fare un esempio l’avvicendamento del personale in Regione....

in tre anni sono cambiati tre funzionari referenti ovviamente ha prodotto anche da parte nostra un rallentamento,può aver prodotto delle incomprensioni od anche dei cambiamenti di rotta. Il limite maggiore tuttavia dal mio punto di vista é dovuto alla eterogeneità dei centri,alla loro origine ma anche alla loro vocazione per certi versi diversa ed anche alla loro frequente precarietà legata sia alla scarsità di risorse finanziartie ma anche forse e soprattutto a personale insufficiente per farli funzionare . Siamo ahimé purtroppo spesso di fronte ad una sopravvivenza stentata quando non assistiamo ad una loro mortalità, ad una loro per così dire evanescenza rispetto agli obiettivi della rete :Possiamo dire i centri oggi sono oltre 20 e tuttavia quali sono quelli che corrisondono effettivamente a quelli individuati inizialmente dalla rete. Questa debolezza per così dire strutturale di alcuni centri ha prodotto per l’appunto uno scarto notevole tra centri "esperti" ed altri che pure avevano aderito alla rete; ha prodotto difficoltà a trovare un terreno di lavoro comune e continuativo quando invece servirebbero come nel campo della documentaziopne ma non solo procedure definite e personale formato specificamente . In questo quadro i centri esperti sono stati costretti a investire buona parte del loro tempo nel tentativo di ricucire in qualche modo le maglie dellla rete fornendo consulenza di base in vari settori a scapito però anche della produzione di interventi previsti e mirati rispetto alla loro attivià più complessiva .Né vanno sottovalutate quelle che si presentano nel momento in cui si arriva appunto alla messa in rete di centri oppure alla creazione ed alla realizzazione di centri in una logica di rete né vanno sottovalutate difficoltà di carattere tecnico dovute ad una dotazione di macchine e di strumenti informatici molto diversi sul piano quantitativo

ma anche sul piano dei linguaggi e programmi utilizzati e del loro collegamento e scambio per via telematica, nel senso che quando ci si è trovati ovviamente di fronte a queste diverse dotazioni ed al linguaggi estremamente diversificati che ciascuno aveva adottato per sè e quindi non in una logica di rete si é dovuto fare un passo indietro e cercare di capire come quanto si era prodotto poteva essere veramente scambiato o comunque messo in rete con gli altri .

Due sono le direzioni di lavoro che anche nel corso dell’ultimo incontro di coordinamento con i centri si è deciso di intraprendere : la prima direzione di lavoro riguarda la necessità di andare ad una verifica con gli enti locali e quindi ad un confronto sul piano istituzionale per capire le difficoltà vere le possibilità di investimento in questo settore le attese anche nei confronti della rete i limiti legati alle condizioni strutturali di natura finanziaria o legate a mancanza di personale .E’ solo sulla base di queste conoscenze che potremo ritarare in qualche modo gli interventi.

L’offerta deve essere ovviamente e necessariamente commisurata ai bisogni altrimenti non si è in grado di coglierla nel senso che ci può essere quasi una sopraofferta di opportunità e di potenzialità ma se si cala su una debolezza di carattere strutturale che non viene considerata a priori , se non c’é coincidenza tra le attese da una parte e dall’altra ed i bisogni ovviamente questa sopraofferta rischia di essere colta solo da pochi interelocutori e quindi ci sarebbe spreco di tempo ed anche di risorse umane e finanziarie nonchè il permanere di squilibri territoriali forti , in sostanza non potremmo parlare di rete se non tra i nostri punti di eccellenza. Lo stesso confronto andrà aperto con i provveditorati perché sappiamo esserci anche da questo punto di vista dei punti di eccellenza all’interno di questa esperienza una di queste é proprio nel provveditorato di Bologna , direi che nel

momento in cui andiamo a compiere questa verifica bisogna che il nostro sguardo vada forse anche oltre nel senso che oggi tutti specialmente sul piano dell’informazione sentiamo la necessità di acquisirne di più e magari andiamo ad una proliferazione dei centri che producono informazione, mi riferisco in modo particolare ai centri per le famiglie, che rientrano pure tra le competenze del servizio di cui sono responsabile o ai centri servizi per il volontariato che stanno nascendo .

Come si collegano questi punti diversi ?: nel senso che se io penso a quella che é la politica regionale ad esempio relativamente ai centri per le famiglie, una delle aree (sono nove attualmente in Regione) e collocati in tutti i comuni e capoluoghi di provincia più Lugo, a Rimini non c’è ma nascerà, perlomeno questo è negli obiettivi, se noi pensiamo a centri di supporto alle famiglie ed alla competenze dei genitori nel momento in cui andiamo a toccare l’area dell’informazione uno dei primi obiettivi é quello di dare informazione integrata a famiglie che hanno soggetti disabili ad evitare proprio che debbano rincorrere i punti d’informazione sul piano sociale sanitario educativo etc., ma queste cose come si mettono in rete, come devono essere viste secondo una logica integrata di rete con i centri di documentazione handicap, con i centri di servizio per il volontariato che stanno nascendo in questo momento o con altre opportunità informative che gli enti locali hanno messo in atto, hanno realizzzato o stanno realizzando in questo periodo.

La seconda direzione di lavoro riguarda più quello che potremmo definire un supporto ed un cooordinamento sul piano tecnico da parte della Regione e su questo piano abbiamo già individuato un percorso operativo che brevemente potrei riassumere in questo modo, la scelta di Internet ,ormai questa opportunità ci viene offerta , l’abbiamo colta anche noi quindi la scelta di Internet come strumento che facilitando anche visivamente e fisicamente l’idea di rete costringe in qualche modo all’adozione ed all’utitlizzo di metodologie comuni e a pratiche di scambio continue, questa é una cosa a cui noi stiamo lavorando in collaborazione tra i centri "esperti" in collaborazione col CUF di Bologna per cercare di valorizzare professionalità ed esperienze e opportunità già esistenti . Inizialmente la comunicazione riguarderà forse il chi siamo della rete dei centri cioé quali attività e servizi offriamo, a chi ci rivolgiamo, quali sono i materiali che mettiamo a disposizione ,ciò darà però anche maggiore visibilità alla rete e questo é un’altro dei nostri obiettivi importanti .

Un secondo punto sempre sul piano del sostegno del coordinamento tecnico invece riguarda la realizzazione di un Thesaurus di base, circa 3000 termini, sulle tematiche dellla disabilità e dell’integrazione, che fornisca un linguagggio comune ai centri dellla rete oltre che uno strumento di ricerca per i materiali catalogati. Un terzo punto riguarda la realizzazione di un corso di formazione di base per documentalisti che vada a costituire un nucleo di operatori in grado di applicare criteri, strumenti e metodologie già individuate o che lo saranno in un prossimo futuro, ed ancora l’aggiornamento della banca dati "en-core" nel senso che é la banca dati sull’attività di aggiornamento e formazione svolta dai centri,alla quale stanno lavorando attualmente i centri dei comuni di Cesena e di Modena e infine la prosecuzione dellla rassegna stampa, per le quali é stato organizzato, così non era ,sembra una banalità, ma il fatto di avere un indirizzario oggi di 500 soggetti informatizzato é stato un lavoro che andava fatto, oggi esiste ed abbiamo intenzione di ampliarlo, probabilmente non vi sembreranno dei grandi obiettivi o vi sembreranno obiettivi modesti, quello che a me intressa é che sono obiettivi concreti realizzabili e soprattutto condivisi . Così come esiste anche una figura di riferimento in Regione dal mese di Gennaio che all’interno del servizio a scuola si occuperà in modo specifico di questi temi, vi sembreranno obiettivi modesti ma sono le cose che fanno camminare i progetti.

In una situazione di grave crisi finanziaria come quella che stiamo vivendo e che ci vede continuamente costretti a tagliare sulla spesa corrente, si é finita ieri la discussione sul bilancio in Regione e l’input dal quale siamo partiti era tagliare il 20% su tutta la spesa corrente e quindi ci si può immaginare che cosa vuol dire questo nel momento in cui le difficoltà sono tali e tante per cui si parte da input di questo genere quindi in un momento di grave crisi finanziaria il rischio é che esperienze come quelle dei centri possano essere percepite come un lusso che non possiamo permetterci; questo non deve avvenire!

Dimostrare che i centri sono strategici sul piano dellla qualità del lavoro e che sono produttivi sul piano dell’efficacia degli interventi e nell’utilizzo delle poche risorse finanziarie di cui disponiamo e visibili per la concretezza che sanno e possono mettere in atto é fondamentale , io mi auguro che il lavoro che abbiamo intrapreso sappia andare in questa direazione. Vi ringrazio.

[non rivisto dall’autore]

 

Ritorna a
Convegni ed Atti  '97

Ritorna ad
elenco relatori

Relatore
successivo