Convegno:
"La tecnologia per favorire l'integrazione scolastica:
la formazione dei docenti."

 

Andrea Canevaro - Coordinatore

Ringrazio l’Ispettore Vigiani. In particolare vorrei sottolineare come, dal suo intervento, si evidenzi l’integrazione come un processo a tutti i livelli: si può ripercorrerlo vedendo come sia possibile integrare competenze, integrare strumenti, integrare elementi amministrativi e organizzativi della didattica. 

Si tratta di vedere come l’integrazione sia veramente una parola che ripercorre tutta l’organizzazione della scuola. In qualche senso si potrebbe pensare che debanalizza la struttura scolastica, attualmente vissuta come una struttura banale, quindi aggredibile e anche sperperabile. 

E’ un investimento di qualificazione di un ambiente sotto tutti i suoi aspetti, compresa la sottolineatura di non creare laboratori per ragioni che sono ad un tempo economiche (personale aggiuntivo), ma anche e soprattutto come integrazione della didattica nel quotidiano, e quindi si creano delle aule multimediali e non dei laboratori collaterali. Io che amo molto i laboratori ho visto in questo un elemento utile su cui riflettere. 

Mentre l’ispettore ci diceva tutte queste cose interessanti è arrivata la sottosegretaria Albertina Soliani. Nell’ordine tocca adesso a prendere la parola a Ugo Panetta. Lo presento con piacere perché lo abbiamo fatto soffrire l’anno scorso non poco per la realizzazione del progetto Cigno. L’abbiamo molto apprezzato.


Ugo Panetta - M.P.I. Direz. Generale Istruz. Professionale

"L'esigenza di formazione dei docenti sul tema dell'handicap: il progetto Cigno, ovvero la multimedialità come mezzo e non come fine."


Uno degli strumenti messi in campo dalla comunità .. sono i fondi strutturali e fra questi il Fondo Sociale Europeo che prevede proprio fra le sue azioni quelle di favorire l’integrazione nel mercato del lavoro di giovani svantaggiati e dei giovani disabili.

In sintonia con le azioni suggerite in sede comunitaria è da diversi anni che l’istruzione professionale ha avviato anch’essa una iniziativa diretta a favorire l’integrazione scolastica e lavorativa dei giovani disabili che si iscrivono nei propri istituti.

Occorre tener presente infatti che l’istruzione professionale , all’interno del sistema scolastico italiano, ha fra i suoi compiti istituzionali anche quello di assicurare e garantire il recupero e il sostegno di fasce giovanili in difficoltà che in maggior parte si iscrivono proprio negli istituti professionali e direi che il nuovo assetto organizzativo dell’istruzione professionale ha previsto strumenti come l’area di approfondimento, un impianto didattico con una metodologia tutta diretta all’individualizzazione di percorsi scolastici.

Questo ruolo sociale che l’istruzione professionale è chiamata a svolgere appunto spinta dall’esigenza del sempre maggior numero di giovani in situazione di handicap che arrivano dalla scuola dell’obbligo, sapete tutti che almeno i due terzi dei giovani in situazione di deficit si iscrivono negli istituti professionali, ha spinto ad affrontare il bisogno di adattare l’azione didattica in maniera da favorire l’integrazione scolastica e l’orientamento professionale di anche nella convinzione che credo sia presente in tutti noi che una modifica nell’intervento della scuola nei confronti dei giovani più svantaggiati, lungi dall’essere una difficoltà, un’ostacolo nell’azione quotidiana nei confronti degli altri ragazzi, può essere, anzi siamo convinti che sia un potenziale elemento per l’innovazione della scuola stessa.

La sintonia tra l’azione intrapresa dall’istruzione professionale e le premesse che ho fatto sulle misure suggerite dalla Comunità Europea hanno prodotto un progetto che è stato finanziato in gran parte dal Fondo Sociale Europeo, proprio perchè come ho detto all’inizio, il Fondo Sociale Europeo fra le sue azioni ha quella di favorire l’integrazione nel mercato del lavoro dei giovani disabili in quelle regioni nelle quali vengono effettuate dalla Comunità azioni di intervento perchè sono aree in ritardo di sviluppo. Chiaramente, quindi, il progetto che è stato elaborato, essendo finanziato dal fondo europeo, è mirato

solamente alle regioni meridionali del nostro paese, ma questo non significa che il progetto e quindi i benefici che possono derivare da questo progetto sono limitati alle regioni meridionali. significa solo che l’organizzazione e la gestione è stata affidata a istituti del meridione, ma la ricaduta dei benefici che ci auguriamo ci siano in un secondo momento può essere estesa alle scuole del resto del paese. E’ stato elaborato quindi il progetto che è stato denominato Cigno proprio per mettere in risalto l’azione di recupero dell’identità e della dignità dei soggetti disabili che sono iscritti negli istituti professionali.

E’ un progetto mirato a dare e fare aggiornamento, a dare informazioni ai capi d’istituto, ai docenti, sulle problematiche dell’handicap; infatti il progetto è intitolato "formazione dei formatori degli istituti professionali di stato per la migliore integrazione nel mercato del lavoro dei giovani handicappati". Questo significa che il progetto è diretto, prima di tutto, ai

capi d’istituto, ai docenti, perchè sono il veicolo della trasmissione di una migliore formazione ma senza dimenticare che, in realtà, l’obiettivo ultimo, l’obiettivo strategico, del progetto è quello di creare e dare maggiori chances occupazionali ai giovani svantaggiati per assicurare loro, non una assistenza, ma una vera formazione. Non lavori finti, protetti, ma lavori veri che possano consentire loro di integrarsi realmente nel sistema produttivo. Il progetto consta di un Cd-room, di sette video-cassette, edi una guida e di altro materiale di supporto; è stato elaborato da sette istituti professionali del meridione, con la collaborazione di ASPHI, con la consulenza scientifica di noti esperti clinici nelle varie aree dell’handicap, dei deficit visivo, uditivo, psichico e motorio e con la preziosa collaborazione del professor Canevaro.

Nell’intero pacchetto credo si possa dire che il fiore all’occhiello è costituito dal SW interattivo che consente ai docenti, ma in certa misura agli stessi allievi handicappati, di ricevere una miriade di informazioni sulle problematiche dell’handicap, una miriade di consigli, sul modo migliore per gestire al meglio una classe in cui sia presente un ragazzo od una ragazza handicappata. Il pacchetto è costruito in modo che consente di essere utilizzato anche dai non vedenti attraverso un sintetizzatore vocale, e anche da portatori di deficit gravi.

Da dove si è partiti per costruire questo pacchetto multimediale, evidentemente dai bisogni dei docenti, docenti degli istituti professionali, ma credo che il discorso sia generalizzabile; c’è innanzi tutto un deficit di conoscenza della terminologia clinica, i termini che i docenti leggono nei certificati medici, nelle diagnosi funzionali ecc. che è rappresentata non tanto da una ignoranza dei termini clinici, anche da quella, ma il punto centrale è che la non perfetta acquisizione del significato della terminologia usata dalle USSL, o dai medici impedisce poi ai docenti di valorizzare quello che rimane nel ragazzo handicappato, le capacità residue del ragazzo handicappato, perchè non emergono in maniera chiara dalla certificazione medica che arriva a scuola. In generale diciamo che il bisogno del docente che ha nella sua classe un ragazzo od una ragazza handicappata è quello di avere maggiore conoscenza, maggiori capacità di intervento sui singoli, sulle varie tipologie di handicap, ha bisogno di una metodologia adatta, ha bisogno di avere degli strumenti per gestire la classe dove è presente il giovane handicappato.

Questa è la base da cui si è partiti e ovviamente, il pacchetto multimediale in particolare il SW cerca di rispondere a questi bisogni dei docenti. Il pacchetto, dico così in generale, non si propone di modificare radicalmente la scuola, il modo di fare scuola, anzi prende la scuola così com’è, se avete visto nello stand del Ministero avete avuto modo di vedere, di visionare il SW, prende la scuola così com’è, questo significa anche fisicamente com’è difficile, come presenza dei docenti, come presenza di alunni.

Questo ha un significato: quello di mettere al centro dell’attenzione la scuola, e l’alunno;

Il Sw poi permette ovviamente una formazione, diciamo che è speculare, nel senso che non modifica il modo di fare scuola a cui sono abituati i docenti, ma cerca di migliorarla in relazione a quelle che sono le esigenze dell’handicap, e del tipo particolare di handicap presente a scuola.

E’ formativo perchè fornisce una serie, ripeto, di istruzioni, di informazioni, anche giuridiche, normative, metodologiche, didattiche sul modo di gestire i ragazzi handicappati presenti nella classe.

Qual è la sfida che abbiamo raccolto con la produzione di questo prodotto didattico, la sfida è quella raccolta nel titolo citato prima, quello di favorire l’integrazione scolastica e

l’integrazione nel mercato del lavoro dei giovani disabili.

C’è riuscito il progetto Cigno ? La risposta è parziale perchè la prima versione di Cigno, penso di dare una comunicazione onesta, non enfatica perchè non è il caso in problemi di questo tipo, la prima versione di Cigno è una risposta parziale nel senso che è un aiuto

può essere un aiuto per i consigli di classe, faccio una parentesi, la strategia che abbiamo scelto è quella di formare tutti i docenti quindi il pacchetto Cigno si rivolge non solo ai docenti di sostegno, ma a tutti i docenti del consiglio di classe in quanto riteniamo che tutti i docenti debbano essere esperti, avere conoscenza, avere competenze sul modo migliore per affrontare il problema dell’handicap.

Dicevo la versione prima del progetto Cigno è senz’altro un ausilio per i docenti del consiglio di classe, per quanto riguarda l’integrazione scolastica, quindi per quanto riguarda l’acquisizione di alcune abilità trasversali; se come notava l’ispettrice Cantoni, che ha dato il suo validissimo aiuto al progetto se l’istruzione professionale fosse una prosecuzione della scuola dell’obbligo, il progetto Cigno sarebbe perfetto per quanto riguarda l’integrazione scolastica. L’istruzione professionale è ancora e penso lo sarà anche in futuro un settore che mira oltreché alla scolarizzazione, mira a favorire a preparare i giovani per l’ingresso nel mondo del lavoro.

Il lato che ancora deve essere sviluppato nel progetto Cigno è proprio l’agevolazione,

quello di fornire strumenti ai docenti e alle scuole in generale per favorire l’orientamento professionale e l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani handicappati.

Dico con estrema sincerità che è un enorme problema questo perchè potremmo limitarci

a fare un progetto di formazione formale e quindi di formale applicazione della legge quadro 104, ma non è questo il nostro intendimento, è comunque un enorme problema quello di formare e di dare suggerimenti di percorsi didattici o comunque strumenti didattici ai docenti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani disabili.

Non voglio terminare con una nota negativa, perchè da una parte il progetto Cigno ha davanti a sè altri 3 anni di lavoro, nel senso che è un progetto pluriennale, la prima versione è quella che è in visione nello stand del ministero, ma una seconda è già in preparazione, così pure la terza; ne avremo altri due, quindi da una parte il tempo per approfondire il problema per l’inserimento lavorativo dei disabili c’è, dall’altra l’elemento che mi fa ben sperare, l’entusiasmo che il progetto stesso ha creato nelle scuole che hanno curato la creazione e l’elaborazione della prima versione di progetto.

Questo è uno dei risultati fra l’altro raggiunti, che si potrebbe dire autoreferenziale, nel senso che è interno alle scuole, in realtà non è così perchè i docenti sono uno strumento essenziale per portare avanti un discorso didattico valido, quindi chi ha collaborato sul progetto Cigno ha tirato fuori una professionalità nuova anche per se stesso, che è quella che fa ben sperare per il futuro del progetto stesso.

A conclusione di queste brevi informazioni che vi ho dato sul progetto passerei la parola

a Piero Cecchini di ASPHI con il quale ci siamo messi d’accordo per fare un po’ come si fa nell’istruzione professionale teoria e pratica assieme perchè la teoria da sola è poco valida.

[non rivisto dall’autore]

 

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