Convegno:
"La tecnologia per favorire l'integrazione scolastica:
la formazione dei docenti."

 

Andrea Canevaro - Coordinatore

Grazie a Guglielmo Trentin. Mi convinco che questo lavoro, e l’ultimo intervento lo ribadisce bene, ha un senso molto più ampio di quello che riguarda solo i soggetti toccati, perché a me, per esprimermi sinteticamente, sembra che faccia un passo avanti, o forse anche più d’uno, nei confronti di un’operazione di (io la chiamo così) educazione alla protesi. Ho infatti in mente il disagio che possono avere delle persone anziane che perdendo l’udito, hanno la protesi uditiva, la "chiocciola". Chiunque ha in famiglia qualcuno in queste condizioni potrà dire se non è vero: la mettono un giorno, se non sono seguiti la mettono poi nel cassetto e non la usano più, perché da un fastidio enorme: improvvisamente arrivano senza filtro tutti i rumori, tutti. 

Questo è quello che ci accade con le tecnologie dell’informazione, che moltiplicano le possibilità di informazione senza filtro e stordiscono e c’è chi si fa stordire, ubriacare, c’è chi non ne può più ; e le due cose possono essere una dopo l’altra: prima si fa stordire, poi non ne può più. Mi sembra che questo ultimo intervento, conseguente anche nelle nostre orecchie, nei nostri occhi a tutti quelli precedenti, sia molto utile per capire quale strada dobbiamo fare per avere una possibilità di convivere utilmente, servendoci della negoziazione, del dialogo, della comunicazione che moltiplicano le occasioni di riflessione, di scelta consapevole e quindi di qualità della vita all’interno di una struttura come è la scuola, ma anche nei suoi dintorni.

Credo quindi che siamo arrivati alle conclusioni in maniera molto utile, costruttiva, appassionata. A coronamento dell’ incontro, chiedo alla Sottosegretaria Albertina Soliani di chiudere e quindi le do volentieri la parola.


on. ALBERTINA SOLIANI - Sottosegretario del Ministro della Pubblica Istruzione

"Intervento"


Grazie Canevaro e grazie a voi per la cortesia a quest’ora. Chiudere sì, perché è l’ultimo intervento. In realtà credo che potrò darvi solo un po’ un’eco delle riflessioni, delle cose che ho sentito e delle esperienze che ho condiviso con voi in questa giornata, in questo pomeriggio, nel quale qui a Bologna con l’ASPHI ci siamo trovati, almeno io mi sono trovata, come ad un incrocio, ad un crocevia molto interessante di istituzioni, dal Ministero, a funzionari, dirigenti della scuola, dell’amministrazione scolastica, degli enti locali, della Regione, dico di istituzioni, ma anche di competenze, di esperienze, di conoscenze, di idee, di tecnologia, di ricerca, e con un interrogarsi molto puntuale sulla formazione degli insegnanti, sapendo che qui si decide tutto sostanzialmente.

Quando si dice formazione degli insegnanti, io non penso solo al grande problema di una formazione iniziale adeguata che adesso, con l’ultimo provvedimento, anche per gli insegnanti della scuola per l’infanzia, della scuola elementare, sarà sicuramente un passaggio all’università, oppure corsi di specializzazione.

Non penso soltanto a questo momento che sta cambiando come formazione iniziale, ma penso alla formazione permanente, insomma, in servizio degli insegnanti, e penso anche a cose che debbono essere messe a disposizione meglio di quanto non si è fatto,......quindi come a qualcosa che comunque si deve fare, che va prodotto rapidamente, su cui investire risorse. Su questo non c’è dubbio. Ma penso anche ad un’altra cosa: a come si possa far emergere, far venir fuori dal vissuto degli insegnanti, dal quotidiano degli insegnanti, dalla loro cultura attuale, dalla loro professionalità attuale, da quello che hanno vissuto, da quello che hanno sperimentato, dalle sfide che hanno affrontato, come fare emergere i tratti, e secondo me sono parecchi e sono molto significativi, di una professionalità e di una cultura dei docenti che sarà quella che farà la riforma.

Spesso non riusciamo a trovare il modo attraverso il quale gli insegnanti possano raccontare quello che hanno fatto e che stanno facendo e attraverso il quale selezionare il meglio di quello che stanno facendo, comunicarselo, comunicarlo, aprire un circuito vitale dentro la scuola che, ripeto, nasce anche da quello che dalla scuola può uscire, che ancora non è uscito, che ancora non si racconta né a sé, né all’esterno e tantomeno al Paese. Ed è lì, mi pare una chiave oltre a quello che va immesso di comunicazione, di formazione, non aggiungo altro alle cose sentite; ci mancherebbe, e su questo so bene che siamo in ritardo, un mare di lacune insomma, ma sottolineo anche l’altra cosa perché mi pare che faccia parte di quello che stiamo vivendo in un momento di grande trasformazione nella quale dobbiamo compiere interventi di grande respiro, di grande portata. Bisogna avere anche l’occhio attento, lo sguardo attento a cogliere la qualità delle cose, a non disperdere a tenere molto largo il giro, insomma, a cercare, come dire, la luce, a cercare la risorsa là dove è.

Insomma, voglio dirvi che un pomeriggio come questo mette in moto, mette in circolazione molte più cose di quante non stiano appunto dentro i minuti dedicati agli interventi. Qui si capisce come dentro la scuola, accanto alla scuola, attorno alla scuola, intorno al tema della formazione, dell’educazione, dell’apprendimento, vi siano grandi risorse e competenze; sono queste sulle quali occorre far conto in una fase come questa.

Io vi sono grata per l’occasione che mi è stata offerta e sono stata qui volentieri, certamente per conoscere, per capire, tanto più che ho deleghe specifiche dal Ministro, quella per esempio sulla integrazione scolastica. E comunque questo ambiente di oggi, un ambiente di integrazione vera, ecco nell’accezione che ogni tanto richiamava Andrea Canevaro. Credo che sia il clima giusto, il taglio giusto per riflettere anche sulle cose che dobbiamo fare.

Io vorrei dirvi che ho la sensazione che questa è una fase nella quale le esperienze che stiamo facendo, le ricerche che andiamo compiendo hanno bisogno di essere collocate in un contesto nel quale prendano il grande significato che possono assumere, perché hanno a che fare con questioni di fondo - io ne dirò solo una, rapidamente, non approfitterò della vostra cortesia - ma credo che sia molto importante che comprendiamo come il tema sia certamente quello delle nuove tecnologie, dell’integrazione, di come i disabili possono essere protagonisti a pieno titolo, con piena soggettività della vicenda formativa, di come gli insegnanti possono... (il tema è questo, i temi sono questi). Ma il grande tema che tutti li comprende e ai quali da forza e vigore in una fase come questa, io lo direi così - consentitemi una riflessione politica che è quella che da senso alle cose che stiamo facendo -:

io credo che sia il grande tema delle opportunità, come si dice, mi pare una parola che sta anche, se non mi sbaglio, nel quadro qui come fondamento della cittadinanza e come bussola per costruire con tutta la politica, e in modo particolare con la politica della formazione, il futuro nostro, della società, del Paese, delle nuove generazioni.

Il grande investimento che bisogna compiere, l’investimento sulle persone, su tutte le persone, perché discende di lì la forza sociale, la coesione sociale di un Paese per stare dentro la grande competizione economica, con la grande qualità sociale, e quindi con gli interventi sulle disabilità come percorso di innovazione per la società. Un investimento positivo sul futuro perché ridisegna un futuro di stato sociale, che sarà la condizione delle opportunità di tutti i cittadini. E allora questo grande tema del soggetto, che è il senso di tutti i percorsi di riforma su cui siamo impegnati in questa fase, i suoi percorsi formativi, si diceva i suoi crediti, i suoi debiti, questa che diventa la chiave che spiega il senso del riordino dei cicli, l’autonomia, sono tutte scelte che debbono servire, non per sé, ma debbono servire a costruire la grande esperienza, la grande avventura formativa di crescita delle persone oggi, di tutte le persone, in modo particolare delle giovani generazioni (tra l’altro per quanto ci riguarda come Paese, una fascia molto ridotta della società, quindi molto preziosa anche dal punto di vista quantitativo; da 0 a 15 anni, sono il 15% della popolazione e saranno il soggetto più responsabilizzato, quello trainante, dovrà farsi più carico di altri della responsabilità di portare verso gli anni futuri questa società).

E allora mi pare che sia molto chiaro come l’integrazione sia semplicemente l’altra faccia del grande tema delle opportunità.

Allora mi domando, e quindi vi consegno una domanda e un impegno che mi assumo, mi domando, proprio per queste ragioni di consapevolezza che venivano richiamate nell’ultimo intervento, come nella grande trasformazione in atto, che riguarda in modo particolare tutto il sistema formativo, come ci sta dentro come uno degli elementi più forti che rivelano il senso della grande impresa formativa, dei suoi obiettivi, del suo valore sociale, strategico per il Paese, come ci sta dentro la grande esperienza dell’integrazione scolastica? Come ci sta dentro il grande patrimonio di esperienze? Io credo che ci può star dentro se si comincia a guardare bene dentro l’autonomia, dentro il riordino dei cicli, dentro il progetto della multimedialità del Ministero, l’investimento che fa, ci mettiamo lì dentro nei percorsi normali, quotidiani, nelle grandi scelte di struttura, ci mettiamo lì dentro il senso dell’esperienza, della cultura dell’integrazione, ripeto, come elemento di innovazione. Io credo che bisogna fare questo sforzo; io me lo sentivo oggi ascoltando queste facce, questi punti di vista sul grande tema. Dico per esempio semplicemente l’autonomia; ieri si è varata la legge sostanzialmente. Deve passare un momento al Senato per le ultime correzioni, ma nel giro di qualche settimana sarà approvata dal Parlamento. L’autonomia significa visione integrata sul territorio; visione integrata dei soggetti istituzionali che, a cominciare dall’istituzione (??) scolastica, si assumono tutta la responsabilità formativa, dico tutta, nel senso del governo di tutti i percorsi. Io mi domando come lì dentro ci deve stare il senso dell’integrazione. Questa responsabilità formativa che in certo senso resta in capo al Ministero per quanto riguarda l’indirizzo ed il controllo, e non è poco se lo si fa bene, ma che per tutto il governo dei processi, della messa in rete, della messa in comune di risorse, di competenze, avviene a livello orizzontale. Mi domando quanto delle cose che avete detto oggi può andar dentro gli accordi di programma, come possono andare avanti le esperienze segnalate qui dalla Regione Emilia Romagna, come può diventare questa visione integrata il terreno nel quale muovere e far crescere, anche dal punto di vista di questa esperienza, la grande esperienza di innovazione istituzionale che con l’autonomia viene a compiersi.

Penso al riordino dei cicli, alla formazione di base. Non è un caso che ieri, mentre si approvava la legge sull’autonomia in Parlamento, veniva assunto dal Consiglio dei Ministri anche il disegno di legge sul sostegno all’infanzia e all’adolescenza, il grande piano di azione per l’infanzia e l’adolescenza nel nostro Paese. Questo piano dovrà concretizzarsi nelle strategie locali in una visione anch’essa integrata di politiche diverse, diversificate, ma tutte concorrenti a dare forza al soggetto nelle condizioni in cui si trova, senza alcuna distinzione. La scelta è questa. Penso al riordino dei cicli in quel passaggio chiave che sono i 13-15 anni, l’innalzamento dell’obbligo scolastico, l’incrocio con la formazione professionale, l’esperienza maturata intorno all’integrazione scolastica può diventare, deve stare lì e deve cominciare ad esserci nel grande dibattito su la riforma della scuola italiana. Aggiungo: questo grande tema della formazione lungo tutto l’arco della vita, cominciamo a guardarci bene dentro alle scuole post-diploma, cominciamo ad affrontare le grandi questioni che sta affrontando il Paese sulla politica scolastica con dentro le esperienze, le potenzialità, le risorse che dentro la scuola, accanto alla scuola e fuori della scuola sono maturate per esempio intorno alla questione della presenza delle persone disabili. Voglio dire di nuovo (Canevaro non so se posso dirlo) una visione di integrazione dentro i processi reali che sono in atto, sapendo che la posta in gioco è di grande valore strategico, culturale, sociale, civile. Sapendo che anche la formazione dei docenti (gli insegnanti flessibili insomma) diventa un fattore decisivo per il risultato di un’impresa come questa. Vorrei dire la cultura e la professionalità degli insegnanti, ma penso che si dovrebbe cominciare a dire meglio la cultura e la professionalità dei consigli di classe. Cominciamo a dire una cosa di questo genere (tra l’altro è il contesto culturale entro il quale si può gestire l’organico funzionale, o no? sta scritto nell’ultima finanziaria). Qui ci vuole la cultura capace di cominciare a gestire le innovazioni normative che ci sono.

Allora io qui dico, e mi avvio davvero a concludere, dico all’ASPHI e a coloro che sono qui che intendo affermare, ribadire l’intento di collaborazione del Ministero con queste risorse, con queste presenze. Sappiamo che possiamo trovare i modi, perché questo è evidente. E sappiamo che dobbiamo quindi aggiungere risorsa a risorsa e cominciare a potenziare grandemente la comunicazione all’interno della scuola; lo dico ai livelli locali, la scuola deve pensarsi capace di comunicare, insomma. Dico per esempio, stiamo lavorando, avete forse avvertito la scuola aperta, lo statuto degli studenti, intorno al grande tema della partecipazione degli studenti alla vicenda formativa e alla vita della scuola, stiamo lavorando; proprio ieri al Ministero ho incontrato numerosi giovani con cui abbiamo ragionato assieme su come gli studenti possono comunicare all’interno della scuola, ma tra di loro nel Paese, perché ci sono strumenti di comunicazione.

E’ nella comunicazione tra gli studenti - i giornalini scolastici, le radio, tutto quello che si sta mettendo in atto per questa comunicazione - che deve entrare, a mio parere, fortemente questo contributo, perché diventi parte della cultura normale dei cittadini italiani giovani per il futuro, e in questo modo si innalza davvero il livello di consapevolezza e di cultura del Paese. Cioè una visione di collaborazione di rete che, vi dico, non pensiamo che sia, come dire, interessante solo per gli effetti e per gli obiettivi che attengono alle questioni che più ci interessano, ma un grande effetto perché costruisce potentemente e anche celermente un sentire comune, una visione comune sull’atteggiamento formativo della società intera e sulle possibilità della scuola di fare un’integrazione anche veloce delle risorse, delle potenzialità esistenti per raggiungere questi obiettivi.

Se ci diamo questi alti obiettivi, se ne siamo persuasi e convinti, se abbiamo il coraggio di guardare in questa direzione, credo che allora poi ci metteremo a cercare i modi e le risorse che ci conducono verso quegli obiettivi e allora l’impresa sarà, come dire, persino più facile, sicuramente possibile.

Io credo che per questa strada, quella che anche voi oggi, almeno così l’ho sentita, la strada che oggi voi avete illustrato, che è quella che state percorrendo, per questa via la formazione diventa allora sul serio costruzione sociale. Diventa il nuovo stato sociale delle opportunità, ma questo è il messaggio politico, vorrei dire, culturale, e non scoraggiatevi per il fatto che sono ancora esperienze non molto diffuse, sono un po’ pilota, hanno già in nuce questo forte messaggio di coinvolgimento e di sguardo sulla vicenda che sta davanti a noi. E’ modernità; veicola cultura, suscita rapporti; penso non solo alle istituzioni locali, penso alle famiglie, alle realtà economiche coinvolte e che si possono coinvolgere, ai soggetti sociali. Voglio dire che questa è una visione culturale, sociale ed è la visione europea, voglio dire del modello sociale europeo. E vorrei dire anche di più: l’Italia ha probabilmente il dovere e la responsabilità di salvaguardare per l’Unione Europea, quella che si sta costruendo fortemente su Maastricht, sulla moneta, questa visione di valori di solidarietà, ma sentiti come innovazione, come ciò di cui non si può fare a meno, perché diversamente viene meno la cittadinanza, viene meno il contesto sociale, viene meno la tenuta di una coscienza collettiva, senza la quale perfino il mercato diventa più debole.

Le questioni che in Europa sono state discusse nei mesi scorsi sull’integrazione scolastica, Helios tagliato un po’ anche lui, in rapporto appunto ai tagli economici generali, ci dicono che questa è la posta in gioco. Allora la scuola con questi percorsi in un certo senso può rispecchiare il Paese e restituirgli l’immagine di una sua vocazione, dei suoi obiettivi per il futuro. Io credo anzi che dovremmo, anche attraverso la scuola, e il sistema scolastico, fare del nostro Paese un Paese all’avanguardia su queste esperienze, un Paese che ha da dire cose all’Europa. Vorrei dire proprio qui a Canevaro, ci ho pensato in questi giorni quando ho visto la notizia, vorrei dire tutta la disponibilità, se è utile, se è necessaria del Ministero della Pubblica Istruzione per il lavoro che si sta facendo per sostenere il centro dei disabili di Tusla nella ex Iugoslavia. Perché abbiamo il senso di una grande partita che si gioca ormai qui a Bologna, come in altre parti d’Italia, ma si gioca ovunque in Europa e nel mondo. Diciamole queste cose, facciamole, abbiamo il senso, la consapevolezza di quello che stiamo facendo, perché guardate che dobbiamo stare attenti. Vi sono state in Parlamento interrogazioni rivolte al Ministro della Pubblica Istruzione per invitarlo ad aprire le scuole speciali. In Parlamento sta per avviarsi un’indagine sullo stato di attuazione della legge 104. E’ molto importante, molto interessante e deve diventare un’occasione per andare avanti, non per andare indietro. Il Governo, il Ministero della Pubblica Istruzione, è impegnato nel mettere a punto una strategia dell’integrazione scolastica che stia dentro i grandi processi di trasformazione e dei cambiamenti in atto. Ci sono risorse di personale, di tecnologie e quindi di risorse finanziarie? Vi posso dire che i tagli anche contenuti consentono di dire vogliamo che ci siano risorse, che un poco ce ne sono. In ogni caso siamo consapevoli che stiamo attraversando un momento nel quale bisogna forse mettere insieme, fare il miracolo, se si riesce, di trasformare le economie, perché son da fare, in qualità. Cio’ che ci resta, cio’ che abbiamo, al servizio delle persone, al servizio della vita delle persone, e delle tecnologie che servono le persone. Credo che sia un criterio che esce da un’esperienza come quella che qui oggi, in questi giorni, e anche con l’itinerario delle esposizioni avete dimostrato, è un criterio molto concreto, che viene dalle esperienze vissute, è un criterio culturale, formativo, sociale, etico, aggiungo, tranquillamente, economico, proprio nel senso che costruisce davvero visioni moderne di sviluppo e di crescita.

Per tutto questo io vi ringrazio, dico grazie a tutti voi che siete ancora qui, grazie a Canevaro, a Cecchini e mi auguro che il dialogo davvero continui concretamente.

[non rivisto dall’autore]

 

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