Convegno:
"La tecnologia per favorire l'integrazione scolastica:
la formazione dei docenti."

 

SESTO VIGIANI  - Ministero Pubblica Istruzione

"Multimedialità e reti di comunicazioni nel sistema scolastico italiano: opportunità per i disabili?"


Credo che la scuola non possa non tenere conto del fatto che le tecnologie ormai hanno invaso tutta la vita della civiltà occidentale. Quanto questo poi riesca a entrare, essere riportato nella scuola, certamente dipende dai programmi che i singoli governi riescono a portare avanti e dalle disponibilità finanziarie che hanno. Già il Ministro Lombardi aveva dato un forte impulso, con una direttiva allo studio delle possibilità di introdurre le tecnologie didattiche in maniera più massiccia anche nella scuola dell’obbligo, partendo anche dalla scuola materna. Nell’attuale governo, il Ministro Berlinguer ha confermato questa direttiva e ci apprestiamo, come Ministero, a varare un programma chiamato per il momento programma di sviluppo delle tecnologie didattiche, che dovrebbe venire incontro a queste esigenze. Oggi però il discorso che possiamo fare è relativo non solamente alla presentazione di alcuni punti di questo programma, ma possiamo vederlo in rapporto alle esigenze di questo convegno. L’ASPHI, che ha grandi meriti nello sviluppo dedicato delle tecnologie verso l’handicap, il recupero e il sostegno dei disabili, fornisce sollecitazioni e contributi che ovviamente non possano essere ignorati. Io non voglio modificare il tema che mi era stato assegnato, che era: "Multimedilità e reti di comunicazione nel sistema scolastico italiano: opportunità per i disabili?", dicendo che secondo me la multimedialità costituisce un’opportunità anche per tutti i portatori di handicap in generale, indipendentemente dal grado di disabilità in cui si trovano. In questo senso, io nutro anche la speranza che la multimedialità ci permetta di rendere più realistica quella che è un’aspirazione continua che abbiamo nel mondo della scuola, cioè di rendere effettiva la prevenzione dell’handicap.

La prevenzione, ma non solo quella, di quegli stati di handicap che sono così diffusi nella scuola e che vanno sotto il nome generico di "ritardo di "apprendimento", "ritardo nello sviluppo". Non si può ignorare, credo, che se si guarda le singole leve scolastiche di ogni anno, il numero dei bambini che vengono certificati all’inizio dell’obbligo scolatico raddoppia alla fine della scuola elementare. In qualche provincia triplica alla fine della scuola media. Faccio un esempio su una provincia che conosco perché ci lavoro spesso: la provincia di Arezzo, che tra l’altro è una delle province che ha una percentuale media di segnalazione ogni cento bambini fra le più basse d’Italia: 1, 07/ 1,1, quando la media nazionale è su 1,9.

Se dividiamo il numero degli alunni con handicap della scuola materna per le tre annualità, abbiamo 12 alunni segnalati per anno.

Se dividiamo quelli di tutta la scuola elementare per 5 annualità, abbiamo 25 alunni per anno. Se dividiamo quelli di tutta la media per le tre annualità, ne abbiamo 48 per anno. Questo aumento durante la vita scolastica dei bambini con handicap, che ha motivi ragionevolissimi, se noi riuscissimo utilizzando di più le tecnologie a invertirlo anche di poco, avremmo fatto già tantissimo. Avremmo già recuperato, in termini di valore, quello che abbiamo speso - in termini e di tempo e di finanza pubblica - per diffondere la tecnologia. In questo periodo io ho fatto parte del gruppo che si era costituito sotto il Ministero Lombardi, chiamato Nucleo Operativo, che avrebbe dovuto studiare le possibilità per la diffusione della multimedialità nella scuola. Attualmente questo gruppo (il Noted) è stato sostituito da un altro gruppo, interdirezionale (cioè di cui fanno parte dirigenti delle varie Direzioni del Ministero), che si preoccupa di sviluppare e completare questo programma iniziato dal Noted. C’è da dire però che l’informatica nella scuola non è stata scoperta ora: ci sono stati fior di progetti, promossi alcuni dal Ministero, altri dalle singole zone (credo che Bologna e la Regione Emilia Romagna siano tra le aree più prolifiche in questo senso). Io mi soffermerò invece a parlare del progetto Multilab, che è quello che aveva impiantato all’inizio il Noted e che partirà a pieno regime dal prossimo settembre, perché ha alcuni elementi che mi sembrano indicativi anche sul versante della formazione degli insegnanti. Poi darò anche alcuni cenni sul programma di sviluppo che verrà presto reso pubblico.

Il progetto Multilab interessa 141 scuole che sono (e già questo è l’elemento innovativo) di ogni ordine e grado: 20 materne, 40 elementari, 40 le medie, 40 superiori. Non si è settorializzato l’aspetto dell’informatica verso le scuole che fino ad adesso l’avevano maggiormente privilegiato (le tecniche e le profesionali). Sono interessate 7 scuole per ognuna delle 20 città prescelte: sono città medio/piccole, ma anche alcune grandi (Napoli, Milano, Torino), con una certa vivacità di iniziative. E’ finalizzato a costituire aule multimediali per la didattica, cioè la scelta è quella di entrare con la tecnologia nell’aula e nella didattica quotidiana, non stiamo cercando di mettere in piedi altri laboratori. Il laboratorio è una cosa ottima, ma comporta di solito qualcuno che ne ha la chiave (in tutti i sensi, sia la chiave per chiuderlo, sia quella per manovrarlo, perchè è capace di far funzionare le macchine). Invece noi pensiamo che questa introduzione dell’informatica abbia un qualche ritorno soprattutto se gli insegnanti ripensano a un ritorno dell’attività didattica quotidiana attraverso l’utilizzo del computer e del software a disposizione, utilizzando i mezzi che ci sono. Questo sul versante dell’handicap vorrebbe dire anche cercare di superare l’utilizzazione del computer come ausilio per il superamento della disabilità, per arrivare a un computer come strumento per lo sviluppo di tutte le potenzialità. Non è semplice pensare a un’attività didattica fatta attraverso l’utilizzo del computer, perché implica diverse cose importanti. Una è quella di rivedere le proprie abitudini e la propria attività. La seconda, la cosa forse più grossa all’inizio per i docenti, è quella dello scalino dell’alfabetizzazione, dello scalino tecnologico, che varia come altezza a seconda delle età, delle abitudini e di tanti altri fattori. Però poi la cosa più importante è quella del rivedere il proprio modo di lavorare. Fra l’altro, lavorare con il computer comporta più tempo che fare la lezione normale. Quindi vuol dire che si devono tagliare i contenuti. Ma se devo tagliare i contenuti, allora devo riorganizzare il programma, il percorso, centrando l’attività solamente su alcuni nodi essenziali, sulle parti più fondamentali, strutturali dell’apprendimento. Non è poi neanche semplice trovare il sw adatto (non è che ce ne sia moltissimo), non è neanche semplice saperlo usare tutto, nè utilizzare tutto quello che si trova in circolazione. Nel progetto Multilab si è puntato alla formazione di un docente-tutor per ogni scuola, cioè un docente scelto con le caratteristiche più dell’insegnante che dell’informatico. Doveva cioè essere innanzi tutto un insegnante che aveva una forte capacità di coinvolgimento dei colleghi, perché doveva andare a proporre progetti didattici, non a insegnare informatica ai colleghi. Che fosse quindi aperto, disponibile a modificare il proprio modo di lavorare, più che capace di utilizzare il computer. In effetti questo, che all’inizio ha fatto un po’ dannare i formatori dei tutor (perché anzitutto si trovavano di fronte una serie molto diversa di persone, fra chi era totalmente analfabeta, a chi invece aveva già una certa capacità), però alla fine questo non ha portato grandi problemi.

La cosa per me splendida è stata vedere insegnanti anche di una certa età (perché spesso la persona più rappresentativa, quella che gode più carisma all’interno del collegio dei docenti, ha anche una certa età), che si sono buttate su questa iniziativa, bruciando le tappe. Abbiamo poi dotato ogni scuola di due postazioni (una stazione di lavoro con due postazioni, collegata in Internet con reti ISDN, collegate con telecom on-line). Queste due postazioni però sono state destinate esclusivamente alla formazione dei docenti (sia del tutor, sia di quelli che il tutor avrebbe coinvolto nello sviluppo dei progetti che sarebbero partiti da settembre prossimo). Si è quindi pensato alla formazione degli insegnanti prima ancora di pensare a qual’è lo sviluppo che daremo a questa attività. Quindi alfabetizzazione degli insegnanti: abbiamo chiesto che i tutor individuassero dei consigli di classe, o delle classi, o dei moduli, o delle sezioni che partecipassero all’epserienza, abbiamo preso i relativi insegnanti e abbiamo costituito, città per città, dei gruppi di formazione per queste persone (un’ottantina di persone per città sono entrare in formazione per questo argomento). Dai 140, sono adesso 1600/1800 le persone che stanno lavorando intorno a questo progetto formandosi, perché ancora da un anno a questa parte niente è stato fatto in classe (se non qualcuno a livello personale). La settimana prossima a Montecatini ci sarà la terza e ultima settimana di formazione dei tutor e dovrebbero mettere a punto i progetti che partiranno dall’anno prossimo e che vanno poi nelle classi. Il Ministero non ha progetti da proporre in questo caso: non è che gli insegnanti debbano privilegiare l’ipertesto piuttosto che l’analisi di base, o la videoscrittura. Gli insegnanti sono liberi di utilizzare tutti i mezzi che sono a disposizione per l’attività didattica ordinaria. Nel frattempo, abbiamo fornito le scuole dei mezzi per acquistare le macchine (che è stato un finanziamento notevole). Abbiamo anche dato una piccola guida all’acquisto, naturalmente nessuno si sogna di indicare il tipo di macchine e neanche la configurazione, o meglio si danno alcuni piccoli suggerimenti, ma non di tipo commerciale. Dall’anno prossimo ci aspettiamo di valutare i prodotti. C’è anche una parte molto più complicata. Intanto diciamo che nella formazione di questi tutor sono intervenute l’Università di Firenze con l’Istituto per le Tecnologie Didattiche, Prof. Calvani; la Terza Università di Roma, Prof. Maragliano, il CNR , l’Istituto per le Tecnologie Didattiche di Genova, Trentin, con il Prof. Olimpo; l’Istituto di Psicologia del CNR di Roma, Prof. Antonucci. Questi centri continueranno a seguire per alcuni aspetti il programma e lo seguiranno in rete, perché si stanno costituendo dei gruppi di discussione, perché in Telecom On Line c’è un posto a cui si può accedere per avere notizie su Multilab, poi chi ha le parole d’ordine può accedere agli servizi interni di Multilab, che sono i gruppi di discussione, o un magazzino dove verranno riversati i materiali prodotti, o altre possibilità per le scuole.

Questa parte può dirsi conclusa. Partirà, quasi parallelamente, il programma di sviluppo. Non è una ripetizione di Multilab, anche perché sarebbe eccessivamente costoso, ma ne prenderà alcuni elementi secondo me fondamentali: primo è l’attenzione alla formazione dei docenti, cioè, prima di passare ai finanziamenti di progetto e alla didattica, non si daranno finanziamenti se non è stata dimostrata una competenza effettiva dell’utilizzazione. Purtroppo la distribuzione di materiali è stata spesso una pratica che ha dato origine a magazzini di cose non utilizzate. Non vorremmo ripetere questo errore. Quanto alla entità dei finanziamenti, sarà ovviamente rapportata alle disponibiltà finanziarie del Ministero, però di solito seguiamo la regola dei 3/3: se prevediamo una certa cifra per le macchine (hardware), prevediamo di spendere altrettanto per la formazione dei docenti e altrettanto, nei due anni seguenti, per l’acquisto e la gestione del software.

Non possiamo pensare di aver assolto il nostro compito formando solamente gli insegnanti, o dando solamente le macchine, dobbiamo cercare di intergrare tutti 3 gli aspetti. Restano fuori, da studiare meglio, visto che tutte le postazioni saranno dotate di collegamenti Internet e ISDN, il problema delle spese telefoncihe, che non è da poco. Anche nel caso del Programma di Sviluppo, verrà privilegiata l’aula nei confronti del laboratorio, però non viene detto il come poi le scuole debbano tenere queste macchine: le possono mettere una, due, tre per aula, o tutte insieme, o su ruote spostabili. L’articolazione la decide la singola scuola, l’importante è che non siano sotto-utilizzate, non possiamo immaginare di investire tanto su queste cose per poi utilzzarle una o due ore alla settimana. Anche in questo caso verrà divisa l’attività in due parti: la prima riguarda la formazione dei docenti. Premetto una cosa, sulla scelta delle scuola. Anche questo è innovativo. Non intendiamo scegliere, come è stato per Multilab, le scuole a livello centrale. Le scuole saranno probabilmente selezionate alla fine a livello provinciale, ma il discorso di base è che devono essere le scuole a proporsi. Non c’è un’investitura dall’alto: ci sarà qualcuno che si dichiara disponibile, con un programma preciso, a fare determinate cose, prima sul versante della formazione, poi su quello dell’attività didattica. Non ci sarà uno che sceglie la tale scuola, alla quale viene dato un finanziamento, di dovranno essere scuole che credono di avere una certa necessità e si impegnano in un progetto. Questo tra l’altro ci solleva un po’ dal problema che si pone quando mettiamo insieme alcune persone, facciamo fare loro un determinato compito, leggermente diverso da quello della massa dei colleghi, spesso si avanzano richieste particolari. Questo lo vogliamo evitare. Chi lo vuol fare, deve sapere che si propone, verrà aiutato, però deve essere una proposta che parte dalla base.

Si prevedono due momenti. Il primo sarà quello della formazione: verranno dati strumenti per formarsi: macchine (si pensava di ripetere l’esperienza Multilab: un paio per scuola solo a dispozione degli insegnanti) e un finanziamento per la formazione degli insegnanti.

Il secondo momento, che può essere l’anno successivo, è invece il finanziamento dei progetti di sviluppo, quando le attività si intendono portare anche nella classe. Non è detto che i due momenti siano così distanti o comunque successivi: probabilmente ci sarà una situazione in cui si potrà partire direttamente finanziando già attività in classe (laddove ci sono già delle competenze). Ma il dato di base è che non si finanzia niente se non c’è già una formazione avanzata, se non c’è qualcuno già competente e in grado di utilizzare quello che viene acquistato e già con delle idee ben chiare in testa su cosa potrà fare.

Dal primo anno (l’anno prossimo) si prevedeva di poter partire con 5000 scuole di ogni ordine e grado: per dare l’idea, i circoli didattici di tutta Italia sono 4.800. Quindi, 5000 scuole che partiranno sul fronte della formazione. Qualcosa meno di 2000 scuole invece potranno partire direttamente con l’attività in classe, se ne hanno le competenze e se hanno progetti qualificati. Compatibilmente con i finanziamenti disponibili, l’obiettivo dovrebbe essere quello di coinvolgere 15.000 scuole nei prossimi 3 anni.

Non è detto che una volta che è stato avanzato questo programma il Ministero ritenga conclusa la propria attività, anche se sappiamo tutti che il Ministero dovrà esere riformato per tanti aspetti. Credo che continuerà a proporre i prori progetti pilota. Sarà intererssante se riusciremo a creare una rete locale diffusa per il controllo di ciò che viene investito, per il controllo delle esperienze, per sostenerle e garantirne la qualità. per questo dovremo utilizzare anche di più gli ispettori.

Ma la novità maggiore, a parte questi finanziamenti, sarà l’estensione di tutta la rete informativa a tutte le unità scolastiche: tutte le unità scolastiche saranno collegate in rete. Questo, se da un punto di vista può essere considerato un aspetto che renderà l’amministrazione molto più snella, ci metterà in grado di avere un canale di comunicazione reciproca estrememente vasto, completo, e che corrisponderà a una rete di tutte le scuole, di tutta la scuola. Su questa rete dovrebbero essere messi a disposizione servizi: il Ministero metterà a disposizione i propri servizi, però ci auguriamo anche che ci siano anche altre persone che offrano servizi e li mettano a disposizione delle scuole, ci auguriamo che siano anche le scuole stesse che producano qualcosa che può essere di utilità degli altri e che può essere messo a disposizione. Cioè diventerà reale questa conoscenza più diretta, più specifica, più immediata, anche di tutte le novità che circolano nella scuola italiana. So ad esempio che anche con ASPHI è stato avviato un discorso per poter mettere a disposizione la rete per servizi, consulenze, possibili interventi a richiesta. Questo credo che sarà però uno degli elementi più rilevanti nel prossimo panorama. Ci sono anche molti altri aspetti più secondari, tecnici o di tipo logistico che non sono stati toccati. Eventualmente rimandiamo alle domande successive altre indicazioni. Vi ringrazio per l’attenzione.

[non rivista dall’autore]

 

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