Tavola rotonda:
"Tecnologie del presente e prospettive del futuro."

 

Prof. Achille Ardigò - Coordinatore della tavola rotonda

"Molte grazie, caro ingegnere, anche per la sinteticità, il tempo perfetto, e devo dire che questo è un tema, quello che lei ha introdotto, pure con riferimento ai singoli interventi, che si aprirà anche in altre direzioni, basta pensare che là dovunque si diffondono strutture tipo quelle del CUP, cioé la possibilità di poter fare prenotazioni telefoniche ecc., passano anche programmi informativi ed è giusto che anche informazioni utili per i disabili possano essere veicolate fra queste strutture generali non specifiche che riguardano appunto il discorso che così bene è stato impostato. Ed ora la parola al secondo relatore, al Prof. Canevaro che come è scritto nel programma dovrà cogliere i progressi delle tecnologie e dell'iniziativa sociale per l'integrazione scolastica degli handicappati. A lui la parola."


Prof. Canevaro - Università di Bologna - Dip. Scienze dell'Educazione

Convegno: "La tecnologia per favorire l'integrazione scolastica: la formazione dei docenti"


"Grazie. Il nostro pomeriggio è stato ricco di relazioni e di interventi propositive e propositivi, che hanno mostrato i punti in comune e un percorso, il percorso l'ho cercato di punteggiarlo coordinando il pomeriggio, è stato quello che permetteva di leggere la parola integrazione in un processo e non solo in un punto che è la presenza di un soggetto in situazione di handicap o di un disabile in un contesto, ma è un processo, un processo che vede necessità e realizzazioni, questo è importante, di carattere amministrativo, organizzativo, di risorse, che vede comunicare soggetti istituzionali e non istituzionali diversi fra loro e mette in moto delle possibilità di collaborazione a dei progetti, di cui il beneficio è per la struttura scolastica intera, non va quindi unicamente al singolo ma diventano elementi di qualità per l'intera struttura scolastica. In questo processo noi abbiamo potuto ascoltare degli esempi di qualità che delineavano molte risorse e cambiavano sostanzialmente lo scenario della formazione perché il tema principale era quello della formazione degli insegnanti per, nell'integrazione, io direi oltre che per l'integrazione giacché è un tema che veniva fuori come praticato già in integrazione non come finalizzato all'integrazione, è già una pratica questa. Allora, la cosa interessante a mio avviso, era che le comunicazioni avevano un punto comune una convergenza comune in una diversa figura, in una diversa immagine della formazione, che non era tanto legata a quella di un personaggio, insegnante che sappia essere d'appoggio a un disabile, quanto funzionale a un progetto di crescita di una persona disabile che possa, attraverso il contatto con insegnanti formati avere gli elementi di crescita. E' un po' banale quello che dico ma è completamente diverso da quello che accade nell'immaginario di molti che pensano più a un insegnante preparato più su un piano assistenziale, che abbia buona doti umane, buone capacità di pazienza, di esercizio di una tutela protezionistica e non tanto quella di dire : devi crescere, per crescere devi aggiungere qualche cosa nella tua vita e io devo farmi carico di fornirti questo qualche cosa, che poi è tuo, quindi lo adatti, lo costruisci insieme a me, lo riferisci quindi lo riformuli, però te lo devo proporre. In questo senso le tecnologie ci hanno mostrato buoni esempi per quanto riguarda la formazione a distanza, Multilab primo esempio incontrato, lo stesso progetto CIGNO che in qualche maniera mi riguarda è, ci riguarda, parlo io quindi dico di me, rientra in una formazione pratica a distanza lo stesso progetto MARCONI che investe questa zona è legato a questo e la rete dei centri di documentazione il cui significato a me sembra debba essere ancor più messo in luce proprio in questa possibilità che il convegno ci ha offerto di scoprire che non siamo poveri, che non mancano le esperienze, non mancano le esperienze anche costruite in maniera complessa non delle esperienze legate a una presenza che potrebbe poi non esserci più, ma sono già esperienze di complessità istituzionale riuscita, quindi con risultati, trasferibili e collegabili, e tutto questo dovrebbe poter essere messo a disposizione e mancano a volte le reti di contatto, gli sportelli di contatto, la possibilità di avere appunto nei centri di documentazione che io so esistere in diverse regioni ma senza ancora un governo di sistema, quindi con una debolezza che non corrisponde alla ricchezza che esiste. Esistono 18 centri di documentazione nella regione Emilia Romagna, esistono nelle Marche, esistono in Veneto, già sarebbe sensato che fossero in collegamento questi tre che sono uno da una parte uno dall'altra in collegamento geografico, ma poi si salta il collegamento geografico perché ovviamente siamo nel contesto tecnologico in cui non è tanto la prossimalità geografica che ci gioca a favore ma possiamo tranquillamente raggiungere Reggio Calabria.

Quindi i collegamenti sono necessari e c'è la necessità di definire un minimo di profili di funzionamento di questi. Credo che sia l'elemento base per pensare che la formazione abbia bisogno di definire meglio l'utilizzo dei crediti formativi. E' una dizione che è entrata più negli auspici che nelle pratiche.

D'altra parte negli esempi che abbiamo potuto visitare nelle relazioni di ieri pomeriggio noi abbiamo visto come di pratico il credito formativo esiste già molto: esistono quindi delle possibilità che la procedura formativa non sia un articolato standard poco utilizzabile, ma grosso modo possa essere per sintesi immaginata come un articolato di base, una formazione professionale dell'insegnante che non è compito di questo convegno analizzare nel merito perché ci preoccupiamo più del dopo, però è materia da trattare nell'attuale situazione di Governo. E poi una possibilità di formazione continua che dovrebbe chiarire e rimettere in ordine una materia se mi consentite il termine a volte "sgangherata" come è la formazione degli aggiornamenti e anche come a volte è la proliferazione dei corsi di specializzazione che hanno dislivelli notevoli tra loro non del tutto governabili per il risultato; per cui poi gli insegnanti di sostegno che sarà bene chiamare "insegnanti specializzati" e suggerire al Governo quanto prima di occuparsi della loro sistemazione in organico su assegnazione in base alla diagnosi, questi siano una figura professionale più leggibile a tutte le latitudini e perfezionabile secondo le necessità. Ed è li che entra la formazione permanente, non d'occasione, non con un imparaticcio, ma sulla base di quello che abbiamo potuto ascoltare ieri, sulla base di elementi provati, solidi e completi. Questo mi pare consenta un livello di presentazione molto diverso da quello che attualmente crediamo di conoscere e forse già sopraffatto dalla realtà che cresce. Si tratta di metterlo un po' in ordine: non è da creare da zero, esiste e si tratta ripeto di metterlo un poco in ordine.

Su questa costruzione che viene fuori mettendo insieme un po' i pezzi c'è da fare una osservazione di fondo che è quella anche di un governo della scuola che va verso un chiarimento, mi auguro consapevole,(questa parola era presente nell'ultima relazione come un traguardo) di individuazione di profili professionali più precisi. A me sembra utile tornare su un elemento che ieri era non tanto quello che è stato detto ma quello che è stato un po' lasciato alle spalle: innovazioni robuste che permetterebbero davvero di lasciarlo alle spalle. Attualmente nel governo della scuola non ci sono dei profili professionali precisi: per questo io più volte commento e dico che l'azione di un Ministro della Pubblica Istruzione è veramente un'azione complicata perché se, per fare un esempio vuole agire su un bottone che si chiama Ispettore Tecnico, ha dei risultati che sono molto difformi perché corrispondono a un ventaglio di realtà di figura, di ruolo molto ampia, troppo ampia, perché non c'è l'abitudine a ragionare per profili. L'esigenza formativa che ci viene presentata come una realtà già viva, già presente, già operativa, ha bisogno di essere completata con un disegno preciso dei profili a cui si fa riferimento, naturalmente non eterni ma aggiornabili. Altra deduzione (ne ho ancora due poi ho concluso) forse chiara ai presenti per la motivazione che porta le persone a un convegno; le tecnologie sono tutt'altro che un terreno imposto; al contrario hanno una forte implicazione di educazione alla scelta: Non è tanto possibile usare le tecnologie che abbiamo visto applicate senza che ci sia una capacità di scegliere dentro le tecnologie, quindi non di subirle, ma di essere attivi. Ne ha di conseguenze questo aspetto, una educazione all'uso dei mezzi tecnologici che è nelle case che è nella vita di tutti i bambini e di tutte le bambine, di tutte le persone che crescono.

Seconda implicazione deduttiva è quella di essere attenti che tutta l'esperienza che nasce che è nata, è nata grazie al fatto che si incontrano i disabili; quindi non è nata prima e poi si arriva a incontrare i disabili; è nata da quella che qualche volta è stata detta con una certa voglia di autodemolire "integrazione selvaggia": incontro di persone che consente di porsi dei problemi reali e di porsi realmente alla ricerca delle soluzioni.

In altri paesi d'Europa nelle scuole la tecnologia è concentrata solo in alcuni percorsi formativi. E' impossibile andare in Francia e trovare tanti computer nelle scuole di base come ci sono da noi. Noi grazie alla presenza di disabili abbiamo la tecnologia presente nella realtà e al servizio della realtà."

 

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