Tavola rotonda:
"Tecnologie del presente e prospettive del futuro."

 

Prof. Achille Ardigò - Coordinatore della tavola rotonda

"Ed ora la parola al Prof. Capecchi che ci illustri le conclusioni più significative più emergenti del suo convegno che riguarda l'integrazione dei disabili al lavoro."


Prof. Vittorio Capecchi - Università di Bologna

Convegno: "Europa, disabili, tecnologie e mercato del lavoro"


"La mattinata di cui riferisco ha come punto centrale il tema del lavoro. Ed è stato affrontato da più angolature, sempre in relazione anche all'apporto che può essere dato dalle nuove tecnologie, con dei risultati, secondo me, di grande interesse anche per la possibilità che abbiamo avuto di sentire punti di vista diversi.

Il primo blocco diciamo di relazioni è legato a un punto centrale nel discorso del lavoro ed è il raccordo tra il poter fare un bilancio delle competenze individuali e dall'altra parte permettere, diciamo, e incontrare le diverse esigenze che le imprese possono avere. Cosa c'è all'origine di tutto questo? C'è un modo tradizionale, che fortunatamente sta scomparendo, di considerare la persona con handicap come una specie di "pacchetto medio" che non ha caratterizzazioni né di sesso né di particolari percorsi, né di particolari atteggiamenti, né di particolari competenze. E quindi dall'altra parte invece un datore di lavoro che, in base a leggi del collocamento, deve prendere un tot di persone con handicap.

Questo modo di porre le cose non funziona e ha portato a delle conseguenze notevolmente negative; per esempio Focardi di Firenze ha ricordato che solo nell'area fiorentina ci sono imprese che devono pagare 5 miliardi di multe per non avere ottemperato a questo tipo di legge. Le imprese quindi preferiscono pagare delle multe piuttosto che sottostare a questi obblighi.

Come si può rompere questo discorso? Questo discorso può essere rotto con due approcci diversi, con due ottiche che si devono incontrare. Abbiamo avuto l'esposizione del progetto in itinere di Angela Bianchi della Provincia di Bologna, abbiamo visto il progetto GOAL (Give Opportunities for A Long time employment) portato avanti da Wendy Hampshire(????) del Belgio e da Roberto Campi di ASPHI e anche il progetto Fore... spagnolo e il progetto SPATZ e women path.

Che cosa viene fuori di novità da questi progetti? L'idea base è quella di cercare di capire con le diverse persone, ragazzi, ragazze, uomini, donne con difficoltà diverse quali sono le loro potenzialità e le loro competenze. Attenzione qui c'è un problema complesso perché si entra dentro un discorso che il fare un bilancio di competenze come ad es. nell'esperienza francese di bilanci di competenze istituiti per tutti, vuol dire avere in mente il discorso dei crediti formativi, e avere in mente un discorso per cui una persona parte con delle competenze può aumentarle ovviamente e si incontra a un certo punto con un certo luogo di lavoro.

Qual è il punto debole di tutto questo percorso? Il punto debole secondo me sono ancora le imprese che sono state evocate più volte e ci ritornerò anche in sede di miniconclusioni di questo incontro. Le imprese tendono ad evitare questo tipo di cose e qui effettivamente o l'esperienza portata avanti tra l'altro qui a Bologna e in generale in Emilia/Romagna di una formazione nel luogo di lavoro avviene se c'è un coinvolgimento fin dall'inizio dell'impresa; oppure se no questa specie d'incontro per cui l'impresa semplicemente dice che cosa avrebbe bisogno di competenze e dall'altra parte viene fatta un'indagine, viene presentata anche la stessa persona disabile con delle competenze, io ho l'impressione che non funzioni.

Penso che quest'incontro sia importantissimo, questo bilancio delle competenze a livello della singola persona, vedendolo come un discorso in itinere non un percorso chiuso e quindi come una potenzialità personalizzata che deve essere fatta. Guai a schiacciare con la parola handicap le diversità di ragazzi e ragazze, uomini e donne con varie e diverse possibili disabilità che si trovano in situazioni diverse.

Dall'altra parte però certamente c'è un grosso lavoro da fare sulle imprese. Penso che ritornerò su questo in sede di miniconclusioni.

Il secondo blocco invece di interventi è stato un blocco in cui in qualche modo di fronte al fatto che si immagina sempre una formazione verso un lavoro dipendente, sia pubblico che privato, un blocco in cui attraverso le nuove tecnologie si è cominciato a pensare, e il Prof. Ardigò prima lo citava come un punto interessante di questo convegno, all'idea di costituire delle imprese sociali diverse. Quindi il tema della formazione a distanza e il tema del telelavoro o il tema dei prodotti multimediali che è stato centrale nel dibattito di questa mattina, è un tema che ha dietro questa costruzione più attenta in un certo senso alla possibilità di fare delle cooperative sociali, produrre dei centri di lavoro o di telelavoro, diciamo in questo senso, che in qualche modo sfuggono a questa difficoltà di non incontro o di incontro molto difficile con imprese già costruite, già chiuse in un certo senso. Sono venute fuori delle esperienze di grande interesse di cui si è parlato.

Allora da esperienze come quella ad esempio di cui ha parlato Roberto Annalia(?) dell'Università di Sassari del progetto PARS in cui in qualche modo il cuore era quello di cercare di fare una diffusione di competenze di tipo informatico a più Associazioni di volontariato a più luoghi ecc. E poi le due esperienze che mi sembrano emblematiche e che penso valga la pena analizzare un attimo sono state sia quella di Fabio Focaldi dell'AMIG (Associazione Malati Gravi) e quella di Siva che è stato esposto da Giuliano Ara e poi anche il discorso del Telelavoro esposto da Aspasia Dassios della Grecia.

Che cosa viene fuori da questo? Viene fuori che se si vuole affrontare seriamente un discorso di telelavoro bisogna ancora una volta non proporre o pensare a una strategia valida per tutte le situazioni, ma pensare che sono persone con disabilità particolari che possono utilizzare meglio questo e la cosa che mi è sembrata molto interessante di questo progetto TIME di cui appunto il SIVA è la parte italiana, è il fatto che si cerca di vedere il Telelavoro non come una cosa rigida da casa ma per esempio vedere da una parte un problema di Telelavoro con una organizzazione che parte certamente anche dalla propria abitazione; però il Telelavoro visto anche come un lavoro di gruppo e quindi un discorso di un Centro di Telelavoro e poi anche la possibilità invece di coinvolgere in questa strategia persone particolari che si trovino per esempio in un Ospedale in seguito a trauma. In questo caso le figure a cui ha pensato il SIVA con questo progetto sono figure di persone che hanno seguito dei traumi e che attraverso questo possono ritrovare tutta una serie di strategie.

Il punto che mi sembra valga la pena di sottolineare è che bisogna pensare sempre a particolari tipi di situazioni cioè l'idea di rincorrere soluzioni valide un Po' per grandi categorie è errata. Bisogna avere invece io penso che attraverso solo progetti molto mirati pensando a quelle persone che hanno quei particolari problemi è possibile fare delle strategie di grande interesse anche a livello del percorso formazione e lavoro. In questo senso totalmente diversa come soluzione ma con lo stesso tipo di attenzione metodologica alle diversità delle persone, l'esperienza descritta dall'AMIG della Toscana in cui la cooperativa è pensata con delle tematiche in cui la tecnologia serve ad orientare lavori che possono essere anche tradizionali come quelli per esempio della ceramica; non solo ma dentro questa cooperativa le persone sono state utilizzate a livelli diversi di possibilità di utilizzazione. Cioè ci possono essere dei disabili più gravi che possono fare certi lavori, altri ne svolgono altri, e quindi una attenzione al contributo che persone con handicap diversi e competenze diverse, da cui il discorso importante delle competenze reali (di lavoro, professionali, relazionali) che potevano contribuire a fare questo tipo di strategia.

Allora la cosa che mi sembra interessante è che quindi effettivamente le nuove tecnologie possono offrire dei percorsi interessanti, anche lavorativi, anche nell'impresa sociale, purché ci sia questa grande attenzione a non fare come delle specie di scatole valide in generale; ma in cui volta a volta con molta pazienza si costruisca un insieme di persone con cui, curando non solo gli aspetti tecnici ma anche gli aspetti sociali, relazionali, medico-sanitari della loro vita nella loro complessità, che queste parsone insieme possano fare.

In questo senso direi che i punti da tenere presenti mi sono sembrati tre anche pensando che questi punti possono essere esposti a dei rappresentanti del governo nazionale e regionale.

Il primo punto è senz'altro quello che ho visto emergere chiaramente anche nelle relazioni precedenti che è questa attenzione alla singolarità delle persone. Per es. io ho citato molto brevemente il discorso Women Pass di Paloma Rosalen del FOREM della Spagna dove l'attenzione alla distinzione uomo-donna diventa centrale per rileggere tutta una serie di interventi spesso fatti in modo asessuato. Ci deve essere quindi un'attenzione alle persone, alle loro differenze sessuali, alle differenze progettuali, alle differenze di situazioni familiari e lavorative. Queste differenze sono fondamentali sia per vedere il percorso formativo che possono fare sia per vedere nuove soluzioni lavorative. Ed anche per presentare questa differenza al datore di lavoro.

Secondo punto molto importante è che in un qualche modo quello che emerge è da una parte l'unità e la diversità delle singole persone

che vanno affrontate nella loro diversità su più piani: Non è pensabile per es. vedere una persona solo per l'aspetto competenze rispetto al lavoro; oppure vedere questa persona solo sotto l'aspetto disabilità di un certo tipo. La persona è dentro un contesto sociale complesso, ha un'abitazione dove può trovare delle difficoltà. Un intervento molto interessante è venuto da Adriano Turi del Sindacato CISL Toscana che diceva giustamente come bisogna stare attenti a non vedere soluzioni come appunto quella del Telelavoro come qualche cosa di anche magico, ma vedere tutto l'intreccio della persona nei diversi ambiti della vita quotidiana che attraversa. Questo problema della contemporanea diversità della persona e però dell'ampiezza degli ambiti in cui la persona va analizzata porta anche a un discorso sulle informazioni. Bisogna stare molto attenti a non farne una specie di frammentazione di analisi. Occorre vedere come c'è questa complessità, necessità di conoscenza delle norme giuridiche, necessità di conoscenza degli edifici o delle barriere architettoniche di una città in cui la persona può trovarsi; tutte queste conoscenze devono avere certamente delle rilevazioni specializzate ma devono entrare dentro un modo di pensare che deve essere più coordinato. In questo senso la responsabile greca diceva appunto una battuta che è detta in Grecia ma va bene anche per l'Italia: dopo una serie di convegni di questo tipo uno dei responsabili di questo convegno diceva "siamo tutti pronti e ben divisi". Questo discorso non deve accadere però certamente questa impressione della forte frammentazione è certamente molto da tenere presente.

Ultimo punto il discorso delle imprese. Le imprese sono state un Po' l'interlocutore assente in questo tipo di interventi e quindi sul lavoro ed è chiaramente un interlocutore che deve essere ricoinvolto.

Però le imprese sono già nello stesso tempo, per altri aspetti, coinvolte in questa materia dell'handicap perché le imprese sono anche quelle che producono ausili o anche le imprese che sono nel mercato e vedono l'handicap come un business. Il problema è quello di non considerare separati questi aspetti e di non vedere separatamente le imprese come luoghi dove le persone con handicap possono entrare e lavorare, ma vedere le imprese come quelle che entrano dentro nel mercato del lavoro e quindi cercare di fare una politica complessiva nei loro confronti, con una strategia di incentivi come anche la Regione Emilia/Romagna ha fatto, ma anche con una tensione al mondo complessivo dello sviluppo delle tecnologie e delle cose. "

 

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Convegni ed Atti  '97

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