Tavola rotonda:
"Tecnologie del presente e prospettive del futuro."

 

Ing. Pierluigi Ridolfi - Comitato Orientamento ASPHI

Convegno: "Le autostrade dell'informazione: opportunità per i disabili?"


"Il primo convegno aveva come tema "Le autostrade dell'informazione, opportunità per i disabili?". Il nocciolo del problema che abbiamo dibattuto è quali sono le tecnologie e quali sono i disabili di cui stiamo parlando. Abbiamo ricordato alcuni concetti che riassumo qua brevemente. primo : nessuna tecnologia vale di per sé ma in quanto viene applicata ed è conseguenza dell'esame del valore delle tecnologie intervengono anche altri tipi di valori che tengono conto delle applicazioni, in particolare il valore economico, quanto costa, quali sono i vantaggi concreti ad es. in termini di produttività e poi il valore sociale misurabile ad esempio in termini della capacità dell'uomo di adattarsi a certe tecnologie e di adottare certe tecnologie. Poi abbiamo affrontato il tema che sembra apparentemente banale della "tecnologia giusta" che è quella che serve a un determinato obiettivo: niente di più ma niente di meno. Però a questo punto abbiamo solo spostato il problema perché è importante avere le idee chiare sugli obiettivi e questo è il vero cuore del problema. Abbiamo anche detto in questa giornata che con la tecnologia possiamo andare ovunque, dipende da cosa vogliamo. Restando nel campo del capire dove vogliamo andare abbiamo discusso in dettaglio quali sono le tecnologie giuste per i disabili, almeno secondo chi ha parlato, e quali sono i criteri per stabilire se una tecnologia è giusta. Evidentemente certi discorsi fatti a priori sono facili ma non servono a niente: bisogna valutare in base all'esperienza ed è un po' quello che abbiamo fatto. Tra le tecnologie di oggi quella emergente è INTERNET per cui tutta la giornata in pratica è servita a discutere di INTERNET e un problema chiave è stato questo: se dobbiamo lavorare per rendere INTERNET accessibile ai disabili cosi com'è, non in una forma ridotta ma preservando tutta la potenza e l'efficacia di un servizio generale quale essa è, oppure se questo atteggiamento di dare tutto a tutti anche ai disabili è un atteggiamento velleitario. Allora, che cosa si può fare per rendere accessibile INTERNET ai disabili? E' o non è un atteggiamento velleitario? L' occhio di oggi magari non è quello di domani il che ci ha aperto alcune vedute su quello che sta accadendo. Abbiamo deciso pertanto di limitare l'esposizione non tanto a discorsi teorici di tecnologia quanto puntare ai servizi e di presentare esperienze concrete. Vi riassumo in pochi minuti le cose interessantissime dette dai colleghi in tutta una giornata per far emergere quelle che sono state le idee chiave."

Sommi dell' ASPHI ci ha presentato un' indagine fatta su 400 Istituti che si occupano di disabili in tutta Europa per sapere se INTERNET è usata da questi Istituti oppure no: tre quarti hanno detto di si', che stanno utilizzando INTERNET. Abbiamo fatto una piccola indagine "al volo" : nella sala che alzassero la mano tutti quelli che sapevano che ASPHI ha un sito INTERNET e abbiamo scoperto che metà sapeva che c'era, l'altra metà no. Questo ci ha ricondotto alla dura realtà che bisogna far tanto per far circolare il sapere, cioè non basta fare le cose bene, bisogna anche farle sapere.

Questo concetto è stato ripreso immediatamente dopo da Tronconi del CNR di Firenze che ci ha mostrato tra l'altro un grandissimo numero di siti INTERNET in giro per il mondo che parlano di cose interessantissime per i disabili. Io notavo qui dal podio l'estremo interesse che c' era in tutto quanto l'uditorio: il problema rimane quello di far circolare queste notizie, questi siti INTERNET di cui è già di per sé difficile scrivere il nome. C'è stata una proposta che ho trovato molto interessante da parte dei colleghi del Centro di Ricerche dell' EURATOM i quali hanno detto: noi abbiamo un sito INTERNET in cui si potrebbe mettere un rilancio al sito ASPHI in modo tale che sia una comunità più ampia quella che sa le cose dell' ASPHI. ma l'idea potrebbe essere generalizzata. Perché non chiederlo alla FIAT, alla MONDADORI, per far circolare attraverso i vari rimandi, cosa che in America è comunissima, l'esistenza di un sito dell' ASPHI.

Subito dopo ha parlato Susanna Rauber di TELECOM e ci ha raccontato l'esperienza che sta facendo la TELECOM in questo campo. Ha 11 persone molto impegnate nella "telefonia sociale" .

Stanno aprendo moltissime iniziative. E' nato a questo punto un problema che è fondamentale: un conto è fare attività di tipo sperimentale, pionieristico, aprire delle strade, un conto è poi gestire l'enorme numero di domande che inevitabilmente verranno. Cioè noi stiamo in questo momento suscitando una grande domanda e dovremo passare da una fase pionieristica a una fase di gestione di queste richieste. Questo ci è parso un problema con la P maiuscola. Problema più piccolo ma certamente importante è quello dei costi, delle tariffe. Andare in INTERNET costa e pertanto potremo forse pensare a qualche provvedimento di agevolazione tariffaria per chi ha dei problemi di disabilità e attraverso INTERNET trova un aiuto. E' un argomento che fa parte di una delle tante direttive della Comunità Europea in corso di elaborazione e la collega della TELECOM ha detto che non può che essere visto in un quadro più ampio con la massima attenzione.

Moruzzi ci ha parlato poi del CUP2000 che come sapete è una magnifica realizzazione che c'è qui a Bologna ed è un esempio per tutta quanta l'Italia. tra le tante cose che fa ha attenzione anche ai disabili.

Emiliani del CNR di Firenze ci ha parlato di tecnologie di accesso a INTERNET e ha portato una idea prototipale che io trovo geniale nella sua apparente semplicità, cioè dar modo a chiunque ha un sito su INTERNET di far premettere un certo modulo di programmazione che, se chi entra in rete dice di essere disabile, gli fa apparire la home page, la pagina d'entrata, in modo adatto alle sue possibilità sia che egli sia cieco sia che abbia altro tipo di disabilità. E' un'idea che è appena uscita dal livello di prototipo; nel corso dell'anno potrebbe diventare una realtà e potrebbe essere generalizzata. L'idea mi pare molto concreta e molto valida.

Bitelli della Ausilioteca della città di Bologna ha palato di quali sono i prodotti esistenti per i disabili, quelli che possono esistere e quelli che possono essere adattati commercialmente. Ci ha presentato un concetto che io ho trovato nuovo, interessante; un conto è parlare di tecnologie accessibili un altro conto è parlare di tecnologie fruibili. Non è la stessa cosa: perché una cosa sia fruibile deve essere certamente accessibile: condizione necessaria ma non sufficiente. Bisogna fare molto ma molto di più. L' attenzione per i problemi dei disabili va portata a un livello superiore alla semplice accessibilità. Non basta l'occhio del tecnologo, bisogna mettersi dal punto di vista del disabile.

Poi c'è stato un intervento pieno di verve e di entusiasmo da parte di Levantini della IBM il quale ci ha detto che è un non vedente: non si sarebbe certamente capito da come parlava che fosse un non vedente. Ci ha portato i problemi di una persona generica, non necessariamente un non vedente, quando è davanti al terminale, e ha fatto una battaglia contro le icone, ossia il metodo di accesso a internet che privilegia l'uso di immaginette, forse occorre ripensare questo sistema che per taluni può essere facile ma che per altri può risultare difficile, quindi non avere metodi basati solo sulle icone. Questo è un messaggio ai creatori di software. Besio, delle tecnologie didattiche del CNR, ci ha raccontato cosa, in base alla sua valutazione di psicologa, possono fare i disabili su internet : giocare, fare comunicazione, discutere in forma elettronica : un mondo di comunicazioni che si apre e che può portare a delle simpatiche conseguenze sul piano sociale.

Poi c'è stato un simpatico intervento, per concludere, di Mancini, studente dell'università di Padova, il quale ci ha raccontato dell'azione pionieristica, molto concreta, che viene fatta all'università di Padova.

Allora, per concludere, l'impressione che abbiamo avuto in questa giornata, condivisa un po' da tutti, è che bisogna tenere presente la centralità della persona umana nel processo di introduzione delle tecnologie, in altre parole non è la tecnologia che guida noi ma siamo noi che dobbiamo guidare la tecnologia. Vorrei citarvi una frase ben nota di Karl Popper : quello che distingue l'uomo dalle macchine, e noi di macchine abbiamo parlato molto in questo convegno, è l'iniziativa, la voglia di fare qualcosa di nuovo. Ecco, questo convegno ha dimostrato che ci sono tante iniziative, e stanno lavorando tanto nel senso di fare qualcosa di nuovo, forse però è più difficile individuare quali siano le soluzioni, e in proposito consentitemi di fare un'altra citazione, poi termino, che è di Antoine De Saint Exupery, che nella vita non ci sono realtà delle soluzioni, ma tante forze in movimento, bisogna creare queste forze, le soluzioni poi vengono da sole. E' un po' quello che noi stiamo facendo : con questo convegno abbiamo messo in moto tante forze, tanti movimenti interagiranno fra di loro, faremo tanta confusione ma poi vengono fuori chiare le esigenze e ci auguriamo verranno prospettate nuove soluzioni. Comunque ci è parso che il messaggio fondamentale che è uscito da questa giornata di convegno è che stiamo passando da una fase pionieristica di grande valore a una fase di gestione, a una fase industriale, a una fase di gestione di questo grande fenomeno di adattare la tecnologia per i disabili in un'ottica di normalità, e passare dal pionierismo alla gestione della normalità è il vero e importante problema e la sfida dei prossimi anni. Grazie.

 

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Convegni ed Atti  '97

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