Claudio Bitelli:
Coordinatore
Adesso io darei la parola al professor
Filippazzi che è il responsabile italiano del programma ECDL perché ci dica
come questo programma si sta sviluppando nel nostro paese.
^Antonella
Bertolami,
^Sebastiana
Nieddu,
*Alessandra Schiaffino,
*Cristiana Vasino
- C.Li.V.I.A. - Genova (^Terapista della Riabilitazione,
*Psicologo)
"COMUNICAZIONE -
APPRENDIMENTO - AUSILI: UN'ESPERIENZA DI
INTEGRAZIONE IN UN BAMBINO CON GRAVE DISABILITA' MOTORIA IN ETA' PRE-SCOLARE"
Buongiorno, io sono Cristiana
Vasino, sono una
psicologa e presento oggi un caso, ma è in particolare modo una storia di un bimbo, il
nostro intervento (e dico nostro perché è stato scritto dalléquipe del Clivia,
cioè da Antonella Bertolami e Sebastiana Nieddu che sono due fisioterapiste e da
Alessandra Schiaffino che è unaltra psicologa), si intitola "comunicazione,
apprendimento e ausili: una esperienza dintegrazione di un bambino con gravi
disabilità motorie in età prescolare".
Il C.Li.V.I.A.: centro ligure valutazione
informazione ausili è parte integrante di un centro di riabilitazione motoria; il
C.Li.V.I.A. è nato nel 1979 come laboratorio ausili informatici per disabili motori con
fini prevalenti di ricerca e sperimentazione, quindi è come se parlassimo un po
della preistoria.
Dal 1989 opera come servizio aperto ai cittadini,
fornendo informazione e consulenza in tematiche inerenti gli ausili, dispone di un
laboratorio di comunicazione aumentativa e alternativa rivolto a disabili con gravi
problemi di espressione orale e/o di scrittura. Il laboratorio offre consulenze relative a
progetti specifici mirati allespansione della comunicazione, valutazione arti
superiori e o distretti sostitutivi, valutazione scrittura, valutazione periferiche per
accesso allausilio informatico. Si avvale delle competenze professionali di un
medico fisiatra, di psicologi, di terapisti della riabilitazione che operano in équipe
pluriprofessionale con la collaborazione di esperti informatici.
La caratteristica del centro è di situarsi
all'interno di un servizio di riabilitazione di secondo livello, formato interamente da
operatori impegnati nel lavoro territoriale e con particolare interesse ai rapporti tra
ausilio e progetto riabilitativo globale. Quindi tutti gli operatori del
C.Li.V.I.A.
lavorano anche allinterno del centro di educazione motoria dellunità
operativa assistenza disabili della U.S.L. 3 "Genovese".
Credo che ora potremmo vedere il video.
(nota: segue un breve brano audiovisivo tratto da
una seduta riabilitativa di un bambino, nella quale vengono usati mezzi multimediali).
Il bimbo di cui parleremo oggi si presenta direi da
solo in tutta la sua vitalità. Abbiamo cercato di fare brevissimamente un escursus da
quando è arrivato la nostro servizio fino ai giorni nostri.
Si chiama Jalil, è nato nel 1994 in Marocco, è
stato conosciuto e preso in carico dal servizio di riabilitazione di cui facciamo parte
nellottobre del 1996 alletà di due anni e cinque mesi, immediatamente è
stata fatta diagnosi di atetosi con distonie, esito di paralisi celebrale infantile.
Il bimbo è parso da subito attento, curioso e
disponibile a relazioni nuove, (credo che forse avrei potuto anche non
dirvelo perché direi che si nota dal video), il grado di compromissione del quadro
motorio è severo, nessuna acquisizione di controllo posturale, mobilità assente, nessun
uso funzionale degli arti superiori con limitazioni nellaccesso al gioco e alle
attività di vita quotidiana; assente il linguaggio che risulta limitato ad alcune
emissioni vocali; buon uso del canale visivo anche a scopo comunicativo. Il gap tra
comprensione e produzione e le difficoltà comunicative mettono in evidenza la necessità
di trovare delle strategie dintervento che sostengano la sua vivacità cognitiva e
la voglia di comunicare i suoi bisogni ed il suo pensiero.
Il percorso riabilitativo prevede i seguenti
obiettivi:
-
individuazione di posizionamenti facilitanti le possibili attività
funzionali,
-
intervento rieducativo analitico su arti superiori ed eventuale
individuazione di distretti sostitutivi,
-
facilitazione e sostegno allaccesso al gioco,
-
facilitazione e sostegno alla comunicazione attraverso un progetto di
comunicazione aumentativa,
-
intervento diretto e indiretto sulle attività di vita quotidiana,
avvio alla mobilità tramite ausili, carrozzina e carrozzina elettrica.
Tutto ciò è integrato ovviamente in un lavoro
indiretto nei contesti di vita quali casa e scuola; per la messa a punto e la
realizzazione di tale progetto è stata richiesta la consulenza e la collaborazione del
C.Li.V.I.A..
In questo senso il nostro lavoro sinquadra in
quello che può essere definito un processo di on going assesment e on going
equipement,
dove gli interventi devono tenere conto di piani di lettura diversa sia a breve, sia a
lungo termine e gli obiettivi devono essere inseriti in un progetto globale che prende in
considerazione il bambino nella sua totalità e complessità e tenga conto dei diversi
contesti di vita.
Per maggior chiarezza e sistematicità,
nellesposizione abbiamo deciso di suddividere i periodi dintervento del
C.Li.V.I.A. in due momenti, sino ad arrivare alla preparazione per linserimento in
prima elementare che di fatto ha avviato la terza fase attualmente in corso, ora Jalil
appunto va in prima elementare e forse di questo ve ne parleremo chissà tra due anni.
Primo periodo
Un primo intervento è stato caratterizzato dallavvio di un progetto di
comunicazione aumentativa con la costruzione di una tabella di comunicazione in simboli
pcs e fotografie, via via ampliata ed arricchita in relazione ai bisogni comunicativi
emergenti e alle maggiori capacità di controllo del movimento degli arti superiori.
Liniziale indicazione sulla tabella avveniva con grossolani movimenti di
scivolamento e arrampicamento degli arti superiori sul piano orizzontale con la mano a
pugno. La scarsa precisione del gesto richiedeva spesso lintroduzione di strategie
di scanning da parte delladulto. Fino a quel momento Jalil era capito quasi
totalmente dalla mamma, molto meno dal papà e dal fratellino più grande e aveva un
repertorio di quattordici tra gesti ed emissioni vocali con significato condiviso, oltre
il sì e il no con il movimento del capo per altro chiaro direi già allora; prevalente
era la comunicazione contestuale con lutilizzo della fissazione di sguardo. Il
lavoro di comunicazione aumentativa ha per certi aspetti aiutato i genitori a rileggere le
attività quotidiane con il proprio bambino in una chiave diversa. La scoperta da parte
dei genitori di una sua individualità anche attraverso il fare scelte ed esprimere i
propri bisogni, stava lentamente modificando la sua immagine di bimbo dipendente in tutto
e da tutto. Il suo corpo era vincolato, ma la sua mente poteva pian piano crescere libera.
Lintroduzione del Big Mack, il tastone verde che avete visto nel video, ha
certamente facilitato questo processo; Jalil facendosi imprestare la voce da un adulto o
da un compagno, anche nella scuola materna soprattutto in fase iniziale, poteva far
sentire la propria presenza. Jalil colpisce da subito per il suo sorriso accattivante e
per la voglia di stare con gli altri bambini, di seguire con gli occhi tutto ciò che
accade intorno a lui, la fatica che fa è indubbiamente molto grossa, ma non si spaventa
ed è tenace e perseverante nei suoi propositi. In scuola materna incontra insegnanti
disponibili a lavorare con e per lui, per rendere il più possibile accessibile il gioco.
Jalil inizia ad utilizzare un pannello dindicazione con lo sguardo per scegliere i
giochi, avendo a disposizione tabelle a tema per ogni attività: gioco con i pentolini,
gioco del garage , e può realmente partecipare e dire la sua. Il voca, il tastone verde
appunto, nel frattempo gli dà la possibilità di farsi sentire durante lintervallo
e di poter partecipare attivamente, avere il proprio turno nelle attività di gruppo e
tutti noi sappiamo quanto questo sia importante anche per lo sviluppo dellidentità
del bambino rispetto al suo ruolo. Tutto lintervento si delinea quindi complesso ed
è necessario tempo per pensare, programmare e realizzare. Il lavoro di supporto e
supervisione agli insegnanti inizia da subito da parte degli operatori del
C.Li.V.I.A. e
sarà continuativo con interventi a cadenza quindicinale, a scuola per tutta la durata
dellanno scolastico. La conclusione del primo periodo di lavoro rappresenta un
momento di riflessione e di resoconto del percorso fatto e di verifica degli obiettivi
raggiunti; senza perdere di vista che stiamo lavorando con un bimbo piccolo per il quale
il gioco ed il piacere di fare le cose sono fondamentali. Si nota come ci sia stato un
significativo aumento delluso funzionale degli arti superiori e degli strumenti: la
tabella, il voca, i sistemi di fissaggio per manipolare e giocare con gli oggetti,
lavvio alluso del caschetto con puntatore, anche per far giochi insieme agli
altri, che da un lato ha permesso alla funzione di organizzare movimento e viceversa,
cioè volendo sintetizzare il concetto "Più faccio, più faccio meglio, più cose
riesco a fare", ma ha anche evidenziato il fare con fatica, i tempi lunghi di
esecuzione, la frustrazione per il mancato successo ed in prospettiva (e questo dobbiamo
tenerlo molto ben presente), i rischi di danni secondari: retrazioni, deformità e non
solo, perché qui potremmo aprire un capitolo a parte che meriterebbe una riflessione da
un punto di vista anche psicologico, un motivo relazionale, cioè cosa vuol dire stare
così, al di là di riuscire a fare o stare nelle cose. E proprio da qui inizia il secondo
periodo.
Secondo periodo
Mentre andava avanti il lavoro con la famiglia e con la scuola, nel luglio del 1998
léquipe del C.Li.V.I.A. decide di valutare lutilizzo del personal computer
per incrementare e facilitare la partecipazione ed aumentare linterazione nelle
diverse attività e nei diversi contesti. Il fine dellintervento è quello per lo
più di avvicinare il bambino al PC e di valutare le modalità di accesso.
Il software proposto è molto semplice sia da un
punto di vista cognitivo, sia percettivo; ci si avvale per lo più di programmi
normalmente in commercio e non per disabili questo tengo a sottolinearlo.
Jalil è rapito dal nuovo strumento, coglie con gli
occhi ogni minimo particolare e sperimenta la possibilità di essere produttore di effetti
senza la mediazione dellaltro, cosa assai rara e complessa per un bambino così; in
questo caso un semplice programma causa effetto offre una serie di feedback difficilmente
ricreabili in altri contesti nei casi di grave patologia motoria.
Lultimo anno di scuola materna può essere
considerato come un periodo di sperimentazione; il PC può rappresentare uno strumento di
sostegno e accesso a più funzioni che noi abbiamo individuato in comunicazione,
apprendimento e autonomia. Può essere importante in questi casi, fare delle proiezioni su
cosa ci viene in mente pensando a Jalil da grande, a cosa ci immaginiamo quando lo
pensiamo, come amiamo pensarlo adesso poi chissà, in carrozzina elettrica, con un
computer portatile o un comunicatore ad uscita vocale attaccato alla carrozzina e in
questo senso forse ci è utile per ridefinire il Jalil di adesso.
Vengono programmati presso il nostro laboratorio due
cicli di dieci incontri a cadenza settimanale diretti allavvio dellutilizzo
del PC, con particolare attenzione agli accessi e alle attività di sostegno al pensiero e
allemotività e ciò è stato possibile perché siamo unéquipe
multidisciplinare e perché ciascuno pensa un poco al pezzo dellaltro, ma ognuno
pensa molto al suo. In questa fase appare necessario strutturare un setting definito e
ripetibile, oltre che dosare le difficoltà del compito da un punto di vista motorio,
cognitivo ed emotivo-relazionale; valutazione e training alluso non appaiono in
questa fase scindibili. Un contenitore stabile e condiviso e degli strumenti adatti al
caso possono permettere di modificare e verificare in itinere le soluzioni e le strategie
ipotizzate per il raggiungimento degli obiettivi.
Tutti gli incontri sono stati concordati con Jalil :
nel senso che gli si chiedeva se era disponibile a venire, se era disponibile a lavorare
insieme e credo che questo sia stato molto importante. Le strategie via via adottate sono:
autonomia come punto di arrivo e non come punto di partenza. Questo ci ha aperto degli
spiragli enormi nel lavoro con Jalil, davamo per scontato, pur non essendo dei rigidi, che
lautonomia dovesse essere il punto di partenza, (autonomia nel fare, nel pensare,
nel trovare delle soluzioni che gli permettessero da subito di fare tutto da solo
nellaccesso col PC).Poi, grazie anche a riflessioni ed altre esperienze fatte nel
frattempo, abbiamo pensato che forse, per vivere veramente questa esperienza, era più
significativo in questa prima fase, provare a fare insieme delle cose perché il risultato
fosse più gustoso e così è stato. Ecco alcune delle strategie dintervento in
itinere che sono state pensate e sperimentate:
-
Semplificazione del compito motorio
allaumento delle difficoltà del compito cognitivo, contro semplificazione del
compito cognitivo allaumentare del compito motorio. Con un bambino come Jalil era
necessario focalizzare calibrare molto bene le richieste; quando gli chiedevamo di più da
un punto di vista motorio dovevamo diminuire la richiesta da un punto di vista cognitivo e
viceversa.
-
Scomposizione del compito cioè delle tre funzioni
Clic, Spostamento, Trascinamento.
Abbiamo fatto una rudimentale derivazione dal mouse
di serie, fatta per altro in modo casalingo dal marito della nostra collega, che ci ha
permesso di usare un tasto Jelly Bean come clic. Avevamo concordato con Jalil di
suddividere le varie funzioni per cui lo spostamento avveniva in questo modo: lui mi
comunicava dove voleva che fosse spostato il cursore, io lo spostavo, lui faceva il clic;
su questa cosa siamo andati avanti tanto e labbiamo molto sperimentata.
-
Valutazione e modificazione delle variabili
percettive del software proposto.
-
Equilibrio tra gratificazione e frustrazione e credo
che questo sia un punto fondamentale e molto delicato, infatti se non cè un
affascinarsi del bambino a quello che fa è molto difficile riuscire ad impostare un
lavoro realmente costruttivo. Il bambino deve sentirsi gratificato, ma soprattutto deve
divertirsi come tutti gli altri bambini, se questo.
-
Spazio alla fine dellincontro per
linterazione comunicativa con Jalil. Avevamo sempre tenuto a disposizione dieci
minuti un/quarto dora a seconda delle situazioni per parlare, con la tabella di
comunicazione, di quello che avevamo fatto. Abbiamo fatto tabelle a tema a seconda di ogni
gioco che si proponevano e discutevamo con Jalil sulle attività del giorno, raccogliendo
il suo parer sul software proposto, le attività e le eventuali idee che potevano essere
scaturite (se gli era piaciuto, se era stanco, se lavrebbe voluto per portarlo a
casa, o a scuola).
-
Videoregistrazione sistematica come strumento di
autovalutazione e verifica in gruppo pluriprofessionale. Questo era il luogo dove venivano
fuori i punti di criticità perché ovviamente per esempio , io come psicologa avevo
osservato alcune cose e la collega fisioterapista ne vedeva altre. Ed è poi dallo scambio
anche molto vivo che sono nate le idee più nuove!
Ora passerei alle conclusioni suddivise in:
setting,
accessi, e software
Le conclusioni relative al setting sono state:
-
La necessità di un setting stabile e definito
-
Decidere quante incontri avremmo fatto fin
dallinizio
-
Condividere tutto questo con Jalil e con i
genitori ovviamente vedendoci circa sempre alla stessa ora, nelle stesse giornate con una
specie di cadenza.
-
Tempi brevi con la previsione di pause. Ciò è
fondamentale non solo da un punto di vista motorio, ma anche cognitivo. Dopo che aver
utilizzato il caschetto Jalil era veramente molto stanco, fino quasi ad addormentarsi, il
reclutamento di forze e lattenzione necessaria per attuare un movimento funzionale
è stato così alto che, il fare delle pause è stato indispensabile; anche perché lui
sentisse comunque che la pausa segnava linterruzione di una attività che poteva
riprendere dopo che lui si fosse reso conto e avesse "sentito" di essersi
riposato a sufficienza " Daccordo mi riposo un attimo e poi ricomincio".
-
Sostegno e rinforzo da parte delladulto nei
vari momenti di interazione del bambino con il PC, tenendo molto ben presente che è un
gioco, e che per Jalil può rappresentare un altro modo di fare ciò che gli altri bimbi
fanno, nei contesti di gioco , tutti i giorni.
-
Alla fine di ogni ciclo, invito ai familiari
concordato con Jalil per consentirgli di "mostrarsi in azione" con le sue
abilità e le nuove acquisizioni. Jalil ci tiene molto che i genitori vengano, che venga
anche il fratello alla conclusione del nostro ciclo di incontri probabilmente anche
perchè il farsi vedere, in parte autonomo possiamo rappresentare chiaramente anche una
autonomia di pensiero; così Jalil può offrire ai suoi cari un altro modo di vederlo e di
sentirlo.
Le conclusioni relative agli accessi sono:
-
Individuazione del distretto corporeo maggiormente
controllato e già a disposizione. Attualmente è uno solo il capo; Jalil non utilizza
più gli arti superiori o comunque molto di rado stancandosi presto. Durante un incontro
di fronte ad una situazione di una certa difficoltà ha fatto lo "sciopero delle
mani", ritirandosi in sè e rifiutando qualsiasi tipo di attività. Attualmente,
quindi, il capo risulta essere il distretto più controllabile che lui preferisce usare.
-
Individuazione delle modalità di selezione diretta
e scansione, entrambe attualmente a disposizione purché con gli ausili idonei. Sono stati
utilizzati programmi normalmente in commercio e alcuni specifici per lavvio alla
scansione con, ovviamente, le modifiche agli accessi necessarie.
-
Individuazione delle periferiche: tasto Jelly Bean
con funzione di clic derivato da un mouse; tasto Jelly Bean posizionato su testale
utilizzato per la scansione; tastiera espansa, tastiera di serie con scudo di plexiglass
più caschetto con puntatore.
Le conclusioni relative al software sono:
-
Flessibilità duso tra software non dedicato
quindi normalmente in commerci (non per disabili) e dedicato a seconda dei contesti
dutilizzo
-
Scelta e adattamento del software in base al
compito proposto e rispetto agli accessi.
Ed infine alcune riflessioni sugli elementi
di criticità:
Molti erano gli elementi di fronte ai quali ci si è
trovati che hanno reso il nostro intervento articolato e in continua verifica. La
complessità del disturbo motorio in un quadro discinetico in un contesto bilingue;
lattenzione agli aspetti interculturali (Jalil è andato in Marocco
questestate a trovare i parenti e cè stato tutto un lavoro di messa a punto
della tabella di comunicazione aumentativa con laggiunta della scritta in Arabo); il
gap tra velocità del pensiero/ lentezza e fatica dellazione.
Desidero soffermarmi un momento su questo punto
soprattutto come psicologo. La velocità di Jalil nel suo pensiero e la difficoltà invece
nella possibilità di mettere in atto il suo pensiero, sono un elemento di criticità da
tenere molto presente tra qualche anno, quindi è necessario aiutarlo ora ad essere sempre
più cosciente dei propri limiti soprattutto da un punto di vista motorio, per sostenere
lo sviluppo di una identità quanto più coesa e una integrità come persona: la sfida
offertaci non era facile dovevamo cioè riuscire ad andare oltre le difficoltà
scomponendole, per poi cercare di reintegrarle in un Jalil "intero".
Non potevamo dimenticare o lasciarci sfuggire che si
dovevano rispettare anche le esigenze di un qualsiasi bimbo della sua età e che
innanzitutto, la creatività di gioco, la possibilità di sentirsi finalmente libero erano
fondamentali se volevamo realmente fare un intervento produttivo e nel rispetto della
persona.
La tecnologia, se dosata ed integrata in un progetto
globale aiuta ed è un importante elemento per garantire autonomia, ma vi è spesso il
rischio in situazioni così complesse che prevalga la preoccupazione di trovare oggetti,
cose più o meno adatte che possono allontanarci dal nostro primo e reale obiettivo, che
come spesso accade si scopre durante il cammino attraverso lincontro ed il
conoscersi.
E stato quindi fondamentale per noi aiutare
Jalil a sentirsi più vero, anche attraverso le sue tante limitazioni, credendo nelle sue
capacità e dandogli lopportunità in futuro di poter avere un ruolo ed un
riconoscimento nella sua vita, al di là della dipendenza fisica, tutto ciò anche
attraverso il fare esperienza di ausili e strumenti per lui significativi, grazie.
Claudio Bitelli:
Coordinatore
(DOMANDE)
Grazie molte per lintervento ricco di riflessioni anche
stimolanti che credo siano un po lossatura di questo incontro di oggi. Volevo
fare una domanda, poi lasciamo anche tre minuti alle domande dellassemblea.
D
Volevo sapere, quanto è durato lintervento
vostro con Jalil, da quando è cominciato ad oggi, come spazio temporale?
R
Direi dopo circa sei mesi che è stato preso in
carico allambulatorio, quindi da quando aveva tre anni allincirca e dura
tuttora e continuerà.
D
Oggi quanti anni ha?
R
Oggi ha sei anni, fa la prima elementare sì. Per
questo dicevamo che era un processo di on going assestment e on going equipment, nel senso
di fare piccoli interventi mirati per piccoli obiettivi in un tempo lungo, anche perché
le esigenze cambiano, le sue e anche le nostre certe volte e possiamo proporre quindi cose
diverse a seconda dei bisogni o dei contesti.
Teniamo come metodo proprio due tre minuti alla fine
di ogni intervento, poi cè spazio alla fine per il dibattito. Se cè qualche domanda adesso?
D
(Domanda non disponibile)
R
Sì, noi facciamo un intervento su più livelli,
quindi per noi gli ambienti di vita del bambino sono fondamentali, senza i quali è molto
difficile portare avanti un progetto; quindi abbiamo, per quanto riguarda il laboratorio
di comunicazione aumentativa che è allinterno del Clivia delle supervisioni
frequenti direi nei primi periodi; per il primo periodo la collega, la Dottoressa
Schiaffino che si è occupata di questo aspetto ha seguito gli insegnanti, direi con
cadenza settimanale, per un lungo periodo, anche perché si doveva aiutarla, per quanto
fosse una persona con delle buone intuizioni, grosse capacità sue organizzative, a vedere
le stesse cose che facevano gli altri gli altri bambini, fattibili anche per Jalil oltre
che per un discorso di comunicazione aumentativa. Seguiamo con attenzione ciò che viene
fatto in classe anche perché per esempio, alla fine dellasilo è stato fatto un
libro insieme coi bambini e anche in quel caso eravamo intervenuti per renderla in
simboli, coi simboli pcs che sono nella tabella di Jalil in modo tale che fosse anche un
suo prodotto e non solo degli altri o qualcosa che gli veniva dato in modo passivo.
Come Servizio facciamo consulenze limitate ad un
quesito specifico che seguiamo poi con supervisioni a tempo definito agli insegnanti e
agli operatori della riabilitazione che si occupano del caso. Come altre attività
formative abbiamo iniziato proprio questanno il corso facilitatori alla
comunicazione aumentativa per insegnanti.
Bene, cè una domanda.
D
Volevo sapere: ha parlato di tecnologia dosata;
allora io sono un po curioso oltre ad essere un terapista, anziché uno psicologo ed
a preoccuparmi anche di tecnologia per disabilità, vorrei capire quale è il criterio di
questo dosaggio? Cosa fate, quali sono i presupposti di questo dosaggio e soprattutto
quali obiettivi si prefigge, perché onestamente a me, vedendo questo bimbo venivano in
mente un sacco di soluzioni forse ad alta tecnologia, molto sofisticate, ma probabilmente
efficaci.
R
Allora, la ringrazio per la domanda perché mi aiuta
a sintetizzare il pensiero del Clivia. Quando si incontra un bambino come Jalil, un
bambino così intelligente la prima cosa che si pensa è: "Che cosa gli posso dare
per far sì che "vengano fuori" tutte le sue possibilità "?
Là dove il suo fisico non glie lo permette, perché
è un paradosso, un bambino così, è un bambino tanto intelligente quanto con
difficoltà.
Io non credo che non si arriverà a dargli degli
strumenti più tecnologici di quelli che ha adesso, ma credo che sia importante arrivarci
in un rispetto dei suoi passi che sono anche i nostri, ma soprattutto di una sua
integrità totale; quindi non solo tecnologia, ma anche un approccio alla persona intera
nella sua globalità. Jalil in questo momento ha un computer a scuola, uno in classe con
doppia postazione e in questo senso noi abbiamo aiutato gli insegnati nella selezione di
software adatti perché le attività scolastiche potessero essere affrontate anche da
Jalil. Come siamo arrivati fin qui?
Siamo andati a piccole dosi e credo che con lui
fosse necessario fare così fino ad ora e questo è stato un pensiero sul quale abbiamo
riflettuto tanto. Io credo che se torneremo a parlare di Jalil lo vedrete un po più
tecnologico e più cosciente nellutilizzo della tecnologia. Questo è il nostro
pensiero, poi certamente può essere pensato in un altro modo, credo che tutto debba avere
un suo tempo e per lui questo era il tempo.
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