Convegno
Dall’ausilio sognato a quello vero III:
Mario riesce a scrivere …

Proposte concrete di ausili tecnologici nell’esperienza dei Centri

 

Claudio Bitelli: Coordinatore

Grazie, passiamo adesso alla seconda comunicazione che sarà tenuta dai colleghi del centro Area di Torino.


Ombretta Veneziani - AREA Torino

"INTEGRAZIONE SCOLASTICA E APPRENDIMENTI CON IL COMPUTER PER UN BAMBINO DOWN"


Buona sera a tutti, sono Ombretta Veneziani, sono anch’io una psicologa e da alcuni anni collaboro con l’Area un’associazione privata di volontariato che si occupa, appunto, di nuove tecnologie ed handicap. Prima di partire con la storia che volevo raccontarvi, farei una considerazione anche rispetto a quello che diceva la collega, la Dottoressa Vasino, prima, rispetto alla scelta degli strumenti, rispetto soprattutto alla temporalità di queste scelte. Durante una riunione di supervisione che noi operatori dell’Area abbiamo, la neuropsichiatra che ci sta seguendo, ci diceva: "Certo che è una bella scommessa utilizzare nel mondo della disabilità che viene letto come mondo della cronicità, quindi del tempo immutabile ed eterno, senza presente, senza futuro, uno strumento come il computer che rappresenta invece il futuro a tutti gli effetti"; questo è sicuramente vero da un punto di vista dell’oggetto, ma secondo noi è ancora più importante che il futuro sia visto nella persona.

Esistono ormai, credo, tutti i tipi di tecnologie più o meno intelligenti, però è importante che l’intelligenza venga utilizzata nell’applicazione della tecnologia, altrimenti rischiamo di trovarci con degli strumenti che poi non riusciamo ad usare o che forse hanno delle richieste troppo elevate rispetto alla persona che abbiamo davanti.

L’Area, principalmente, è una biblioteca di software che offre consulenze per l’individuazione di obiettivi e strumenti idonei per bimbi con disabilità diverse, lavoriamo soprattutto però con i bambini nella fascia della scuola dell’obbligo, quindi elementari e medie, e con ritardi cognitivi.

Il nostro percorso di consulenza ideale prevede almeno tre incontri di cui

  1. di conoscenza e stesura di un progetto condiviso

  2. di verifica e supporto durante il lavoro quotidiano con il personal computer.

Non possiamo fare un lavoro così capillare come riesce a fare un’A.S.L. perché siamo un’associazione privata e quindi ci sono anche problemi poi di costi, di budget, di personale ecc. Gli incontri di verifica sono per noi estremamente importanti proprio perché appunto non abbiamo una presa in carico degli utenti, ma ci limitiamo a svolgere il ruolo di consulenti esterni o forse di "attivatori di energia" - una mamma ci ha definito come le pile dei giocattoli - che sono già presenti nella rete del bambino ed è ancora per questo che chiediamo agli operatori, agli insegnanti, di partecipare alla consulenza.

Parliamo di consulenza integrata di rete in cui chiediamo la partecipazione sicuramente dei familiari, ma anche degli insegnanti e degli operatori sociosanitari.

La prima domanda che ci arriva in genere viene presentata o dalla famiglia stessa o dai servizi sociosanitari o dalla scuola, da parte nostra, ripeto, richiediamo che all’incontro partecipino tutte le persone che sono coinvolte a vario titolo nella vita del bambino. Questo non è sempre possibile ovviamente, io ho parlato di percorso di consulenza ideale, poi ce n’è uno reale e molte consulenze in effetti partono con un solo nodo della rete che noi sappiamo comunque essere più ampia.

Il bambino di cui vi parlerò oggi è uno di questi casi: la richiesta di consulenza per Matteo è arrivata dalla sua famiglia che presentava un problema ben specifico legato alla cattiva motricità fine e quindi alla scarsa e spesso incomprensibile produzione grafica del bambino; in altre parole Matteo all’epoca, inserito alla scuola materna disegnava poco e male. Matteo è un bimbo down, la prima volta che noi lo abbiamo visto era nel 1997, lui aveva cinque anni ed era appunto inserito nella scuola materna del paese dove vive: un paese estremamente piccolo. Vi do anche una nota folcloristica: Matteo pare essere il primo bimbo disabile dell’intera vallata in cui lui vive e questo aveva creato sicuramente alcuni problemi nella gestione iniziale. La mamma addirittura racconta che siccome Matteo è nato ad agosto e ovviamente nel paese si era sparsa la voce che il bambino non era sano, lei l’aveva riportato a casa, aveva fatto un giro per il paese con Matteo dentro la carrozzina scoperto in modo che si vedesse com’era, cos’era e che cosa aveva; questo sicuramente non ha facilitato l’avvio di determinate relazioni.

Alla prima consulenza hanno partecipato i genitori e Matteo stesso, le insegnanti della scuola materna non sono state invitate dalla famiglia, la quale però ci aveva dato il permesso di contattare telefonicamente la logopedista che all’epoca lavorava e che lavora tuttora con Matteo tanto per capire quali erano le attività che Matteo faceva in specifico con lei.

Durante la consulenza Matteo, che non ha mai avuto problemi di relazione con nessuno, ha cominciato a giocare con tutti i computer a un livello veramente molto fisico per cui ha leccato credo tutti i monitor, smontato tutti i mouse che avevamo nella stanza, comunque ha dimostrato un interesse per quello che capitava anche sullo schermo.

L’interesse si era già rilevato anche a casa, nel senso che Matteo cercava di utilizzare il computer che il papà utilizzava per i suoi giochi e a un certo punto, stufo perché il papà non lo lasciava giocare perché aveva installato il simulatore di volo, gli ha smontato la cloche, disattivato il simulatore di volo e ritirato la cloche dentro l’armadio - così almeno il computer era utilizzabile!

L’unico nodo della rete attivabile era la famiglia dal momento che i genitori, in un primo tempo non volevano coinvolgere la scuola, dove tra l’altro mancava l’elemento primo, cioè il computer, così come in logopedia; abbiamo deciso insieme ai genitori di lavorare giocando con programmi aperti di disegno, (visto che comunque questa era la richiesta che loro portavano) e creazione di storie animate. Rimaneva aperta la questione di un eventuale ausilio, infatti c’era il sospetto che il mouse tradizionale potesse non adattarsi a Matteo.

In realtà la sua risposta al mouse è stata buona e dopo un periodo in cui lui si è sperimentato con prove ed errori, ha imparato a gestire in totale autonomia il computer, utilizzando la tastiera e il mouse tradizionale; addirittura attualmente, Matteo gira con una sorta di ventiquattr’ore in cui tiene tutti i suoi cd e quando va a casa di qualcuno la prima cosa che chiede è di accendere il computer e utilizzare i suoi programmi per passare il tempo.

Quindi in questo primo periodo, sembrava di stare nel paese dei balocchi , in cui si gioca, ci si diverte, s’impara anche.

I disegni che Matteo faceva erano decisamente soddisfacenti e questo ha avuto una ricaduta positiva anche sulla produzione manuale; Matteo, infatti, era solito aggiungere particolari ai disegni che stampava dai programmi o cercava di riprodurre i personaggi delle fiabe animate che ascoltava al computer; dopo vi farò vedere uno dei suoi disegni. In questo periodo utilizzavamo un programma di disegno libero, Cartoon Jukebox, che ormai è da museo!, che permette la creazione di storie a fumetti e alcuni libri animati della Disney che a lui piacevano moltissimo. A proposito di criticità, in questo periodo sentivamo due grossi rischi: la prima era la solitudine della famiglia di Matteo che cercava di tenere gli operatori al di fuori del progetto, come se non volesse proprio farli entrare e l’altro pericolo era il rischio che il computer si trasformasse in uno strumento autistico, a causa di un utilizzo in solitudine e senza obiettivi continuamente ridiscussi. Noi siamo sempre del parere che a casa si possa dare il computer, si possano dare i programmi, che però non devono essere programmi né didattici, né riabilitativi: questo per due motivi

  1. perché questi bambini sono già sottoposti a delle sollecitazioni continue,

  2. perché c’è bisogno di tener conto che sono comunque dei bambini, cioè abbiamo a che fare con un bambino di cinque anni che stava già tutto il giorno alla scuola materna e che quindi, quando arrivava a casa, ha diritto al gioco.

Abbiamo quindi deciso per superare in qualche modo questi rischi di giocare anche noi con Matteo e la sua famiglia per individuare gli obiettivi e gli strumenti adatti, cioè tutte le volte cambiavamo il tipo di gioco da proporre. In consulenza lasciavamo che Matteo esplorasse le proposte nuove che gli facevamo e intanto ci facevamo raccontare dalla mamma la sua solitudine, il suo sentirsi responsabile di ogni avvenimento della vita del figlio e cercavamo di creare un possibile legame con la scuola; in mezzo a tutto questo è arrivato l’ingresso alla scuola elementare che sembrava far precipitare ogni cosa. Se il bimbo di prima faceva lo sciopero delle mani, Matteo faceva lo sciopero della scuola, piangeva da casa alla scuola, per fortuna il percorso non è lunghissimo, dopo di ché si buttava sulle scale della scuola, si rifiutava di entrare, una volta dentro si rimetteva la giacca e bisognava stare in tre o quattro per riuscire a convincerlo a entrare. Non solo, ma a casa la mamma aveva cominciato a fare anche un lavoro su lettere e numeri. Quindi sembrava che la situazione si fosse veramente cronicizzata: la mamma faceva da genitore, da insegnante, da compagna di gioco. Matteo non rispettava le regole e gli apprendimenti sembravano allontanarsi anziché avvicinarsi.

Premetto che Matteo fino alla scuola materna, al di là delle sue grosse difficoltà nella motricità fine, era un bambino che più o meno aveva le stesse acquisizioni degli altri, mentre invece qui si è sentito veramente un dislivello enorme rispetto ai bambini della sua età.

Il computer veniva anche visto in un modo - passatemi il termine - bipolare, a casa veniva vissuto come un angelo, era finalmente l’occasione di riscatto di Matteo che diventava un bambino competente, capace e che riusciva a fare delle cose, mentre a scuola veniva vissuto come un demonio, dove la sua assenza, cioè l’assenza del computer e quindi la non conoscenza proprio dello strumento, pesava più di una presenza e soprattutto dove era diventato un termine di paragone continuo e di ricatto tra scuola e casa; a scuola non scrive sì, ma a casa col PC invece scrive.

Non vogliamo prenderci nessun merito che non sia nostro, in questo caso ciò che ha sbloccato la situazione non siamo stati noi, ma è stato un finanziamento comunale che ha permesso di acquistare anche a scuola computer e programmi; molte cose sono state rimesse in gioco da questo arrivo.

Innanzitutto, il computer ha permesso a Matteo di avvicinarsi agli obiettivi didattici dei compagni e a questi ultimi di avvicinarsi a Matteo come un interessante compagno con potenzialità.

Vi volevo leggere a questo proposito una frase del libro bellissimo di Pontiggia che è uscito quest’anno, "Nati due volte", in cui l’autore parla del gokart che il figlio usava per spostarsi nella scuola e dice: "Il gokart è stato una luce nell’infanzia di Paolo, la bidella lo custodiva in un sottoscala con un lucchetto, guardato con occhi golosi dai bambini dell’asilo, tramutava un’inferiorità in superiorità, era una sensazione temporanea, ma non più illusoria a ripensarci di altri che crediamo durevoli".

Ecco, la stessa cosa che è successa per il gokart è successa per il computer, non solo Matteo aveva il computer in classe, non solo il computer era solo suo, ma lui lo sapeva anche usare perché comunque arrivava già con un bagaglio di competenze.

L’uso a casa e a scuola del computer ha, inoltre, favorito una modalità di apprendimento cooperativo, di interscambio appunto tra casa e scuola e tra compagni; l’introduzione del computer a scuola ha permesso anche di risolvere i rischi che temevamo, la famiglia ha superato la propria solitudine diventando parte attiva nel progetto e riuscendo a farsi promotrice del progetto stesso presso gli altri nodi della rete, per cui adesso, è la mamma che fa da tramite tra l’Area e la scuola e che suggerisce alla scuola quali programmi comprare, quali comprerà lei in modo da poter fare anche un discorso di scambio.

Inoltre, anche il computer con l’inserimento a scuola ha perso ogni connotazione artistica, che noi temevamo, per trasformarsi nello strumento elettivo del lavoro di gruppo.

La nostra scommessa, a quel punto era di riuscire a tenere tutti in pista.

Abbiamo allora provato a pensare dei percorsi diversificati tra casa e scuola, identificando obiettivi simili da raggiungere, ma con strumenti diversi: a scuola Matteo segue maggiormente le regole ed è più attento, questo consente di perseguire obiettivi didattici per permettergli di arrivare a padroneggiare abilità di base come la lettura, la scrittura e la matematica.

A casa gioca e si diverte attraverso il computer con i suoi genitori e gli amici. Attualmente a scuola l’insegnante di sostegno usa dei programmi di lettura e di matematica; tenete conto che anche l’insegnante di sostegno non aveva mai usato un computer prima dell’arrivo a scuola, ma soprattutto usa il computer come punto di partenza per creare occasioni di lavoro in gruppo: ad esempio, dal libro animato di Winnie Pooh sono state fatte molte schede, si è partiti con un lavoro che ha coinvolto tutta la scuola e che ha portato alla produzione in proprio di un cdrom sulle api (dopo vi farò vedere alcune videate). Non è un capolavoro di tecnologia questo è certo, però è un cdrom che è stato realizzato da tutta la scuola, anche perché tenete conto che in tutta la scuola ci sono 36 bambini, quindi, credo che si possa veramente fare un discorso globale e che ha previsto la partecipazione attiva, così come diceva la collega prima rispetto alla produzione del libro, anche di Matteo.

La cosa che mi colpiva visto che la prima richiesta era stata quella di trovare degli strumenti che permettessero a Matteo di disegnare, in questo cdrom ci sono i disegni sulle api di tutti i bambini di Matteo compreso e non si notano differenze nei "capolavori" dei bambini.

A casa invece, Matteo continua a produrre grandi disegni e ad ascoltare le storie animate, tra casa e scuola si è anche creato un buon rapporto di fiducia in cui ciascuno sa quello che sta facendo l’altro e si condividono degli obiettivi. Per concludere ci piace pensare alla storia di Matteo come alla storia di Winnie Pooh che in questo periodo è il suo cdrom preferito, anche lui e i suoi compagni sono diventati una compagnia e sono capaci di giocare insieme per raggiungere obiettivi comuni; i software si sono quindi trasformati in uno strumento di crescita personale per Matteo, anche in occasione di crescita sociale per l’intero gruppo: vi farei vedere soltanto alcune videate dei cdrom.

Ecco, qui ci sono i disegni dei bimbi del primo ciclo e tutti i lavori che loro hanno fatto rispetto a questo percorso nel bosco con le api ecc. non riesco ovviamente a trovare il disegno di Matteo … eccolo qua, questo è il disegno di Matteo! Ribadisco che ormai non ha più niente da invidiare alla produzione grafica dei suoi compagni. Ripeto, non è una cosa stratosferica, però comunque è frutto di un lavoro di un’intera scuola, anche perché, ovviamente le condizioni lo consentono e soprattutto ha rappresentato per Matteo veramente un punto di arrivo; per cui l’ultima volta che l’ho visto due settimane fa, quando gli ho spiegato che avrei parlato di lui qui a Bologna, lui è arrivato e mi ha detto: "To’! Cdrom"! qualcosa da portare per farvi vedere effettivamente quello che lui è riuscito a fare.

Grazie.

 

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