Tavola rotonda
Le diverse modalità di inserimento lavorativo delle persone disabili

 

Giovanni Anversa: Coordinatore

Grazie! Grazie Filippo! quindi stiamo entrando anche nell’area, se volete, della flessibilità: un lavoratore che sta una settimana a casa e poi va in azienda, quindi mi viene da coinvolgere il sindacato per capire non tanto solo questioni di tutela più in generale, avendo lavoratori che non sono più nell’azienda, ma lavoratori che sono dislocati nelle loro abitazioni sul territorio, come vi rapportate a questa nuova dimensione che non riguarda solo Filippo evidentemente, ma riguarda esperienze di telelavoro, ormai poco in Italia, ma molto in altri paesi dagli Stati Uniti al Nordeuropa che sono frequenti, ma voi dal punto di vista del rapporto con questi lavoratori e delle opportunità che si aprono con questo utilizzo di tecnologie che in qualche modo smembrano l’idea del gruppo di lavoratori, come vi rapportate Alberani?


Alessandro Alberani - Sindacato


L’importanza del lavoro per i disabili è elemento fondamentale per l’integrazione sociale e la sussistenza e la nuova legge 68 da nuove opportunità che vanno analizzate e attuate con attenzione.

Le novità più rilevanti sono dell’introduzione della modalità degli inserimenti mirati con l’apertura del collocamento obbligatorio alle piccole e medie imprese; significativi sono anche i nuovi sistemi di incentivo per le imprese e il sistema sanzionatorio per chi non rispetta la legge.

Ovviamente come tutte le novità legislative per l’applicazione pratica sarà necessario tempo e l’impegno di tutti i soggetti istituzionali e non quali Provincia, Usl, Regione, Sindacati e Forze sociali e dell’Associazionismo.

Il convegno di HANDImatica mi da l’opportunità di intervenire però sul tema della tecnologia-informatica a servizio del processo dell’inserimento lavorativo. Qualcuno ha parlato nel convegno di telelavoro e personalmente lo ritengo una grande opportunità ma anche un grande rischio se non si trovano norme che rispettino i diritti contrattuali e mettano nella condizione il telelavoratore disabile di non essere relegato nella propria casa.

Ho ben presente esempi dove il lavoro presso un’azienda o un’impresa non ha dato solo dignità professionale al disabile, ma anche nuove opportunità relazionali parimenti importanti alla sussistenza economica e alla dignità lavorativa. E’ per questo che penso che l’informatica, internet, il telelavoro vada incrementato ma che siano previste forme relazionali o progetti di gruppo per non fare entrare il telelavoro solo nella coltura della produttività e dell’efficientismo ma anche nella coltura delle opportunità e dell’integrazione.

Per venire al ruolo più specifico del sindacato nel processo di ricerca al lavoro per i disabili, penso sia utile illustrare alcuni casi che mi hanno visto coinvolto.

Anni fa in un’azienda assunsero una ragazza handicappata laureata soltanto per ottemperare all’obbligo e a un impegno di carattere assistenziale. Ricordo che questa ragazza fu relegata in una scrivania in un corridoio senza assegnarle nessun incarico e il capo ufficio invitava i dipendenti ad andarla a salutare ogni tanto. Scoprimmo come sindacato che questa ragazza viveva in uno stato di profonda umiliazione e aprimmo una vertenza sindacale per integrarla nel processo produttivo.

Fu un’occasione importante per studiare l’organizzazione del lavoro compatibilmente alle potenzialità e alla professionalità della ragazza disabile cercando di individuare soluzioni attraverso la tecnologia di ausili e di informatica che potessero fornirle opportunità per svolgere il proprio lavoro in modo efficace ed efficiente.

Il risultato fu positivo e coinvolse la rappresentanza sindacale aziendale in un percorso solidaristico molto concreto.

Da li il nostro impegno ad attuare politiche anche nella contrattazione aziendale a favore dei disabili con rivendicazioni sul tema delle barriere architettoniche, delle politiche dei permessi per la cura, dagli investimenti di tecnologia informatica finalizzata alle posizioni di lavoro, con l’inserimento nei bandi di gara dei concorsi di pari opportunità per gli handicappati.

Il secondo aspetto che voglio toccare riguarda il tema della promozione al lavoro.

Come dicevo inizialmente la precarietà lavorativa, la frammentazione, l’incertezza è patrimonio di tutti i giovani che cercano lavoro. Questa precarietà è un handicap anche per la persona che non ha svantaggio fisico perché spesso crea incertezza per il proprio futuro.

Come potete immaginare tutto questo per il disabile diventa un problema ancora più grande, è per questo che bisogna creare strutture che mettano insieme domanda e offerta di lavoro specifica partendo dalle potenzialità lavorative, dalle capacità professionali e valorizzando la formazione professionale.

Già da tempo come Cisl lanciamo un’idea di un’agenzia di intermediazione al lavoro per i disabili, idea per ora non raccolta dalle Istituzioni. Insieme a questa strutturammo un progetto per la nascita del cosiddetto "promotore di solidarietà, giovane lavoratore adeguatamente formato che realizzi politiche di promozione al lavoro per i disabili attraverso la conoscenza delle opportunità per le imprese (incentivi), con la conoscenza dell’organizzazione del lavoro, dell’offerta formativa, della strumentazione informatica e tecnologica e delle opportunità degli ausili.

Ma il vero grande problema è quello della sensibilizzazione delle imprese che a volte non conoscono le opportunità esistenti. Ricordo ancora quando portai all’Asphi un importante imprenditore che stentava a credere che un non vedente potesse utilizzare con piena produttività un computer.

Chiudo informando che come Cgil-Cisl-Uil di Bologna abbiamo lanciato in questi mesi una nuova figura nei luoghi di lavoro il cosiddetto "delegato sociale".

Il delegato sociale è un lavoratore che attraverso la formazione si mette a disposizione degli altri lavoratori per la risoluzione di problemi sociali all’interno e all’esterno delle imprese in particolare nei settori del handicap, della tossicodipendenza, delle problematiche psichiatriche, ecc.. Il delegato deve occuparsi del disagio e dell’agio cercando di orientare alle diverse opportunità al fine di migliorare la qualità del lavoro.

 

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