Tavola rotonda
Le diverse modalità di inserimento lavorativo delle persone disabili

 

Giovanni Anversa: Coordinatore

Venturelli poi ci scambiamo le liste coi nomi di questi qua eh? Perché anch’io ne ho un bel gruppetto, magari va a finire che li incrociamo.

Allora sentiamo se sulla qualità che è uno dei termini su cui ci si può confrontare oggi su questa new economy, il mercato ecc. Cervellin è d’accordo, prego.


Davide Cervellin - Imprenditore (Tiflosystem)


Io credo che la prima cosa che dobbiamo dire è che qualità significa andare oltre le apparenze e l’ultimo intervento, credo sia stato particolarmente significativo in questo senso.

Noi viviamo in una realtà dove ancora è più importante soffermarci su ciò che appare anziché su ciò che realmente è.

Le persone che hanno dei deficit motori, intellettivi, sensoriali vengono generalmente giudicati per questa loro apparenza di menomati, di persone che hanno qualcosa in meno e tutt’al più, l’ha detto anche Raimondo, l’ho detto spesso anch’io, ma dopo questa mattina ho deciso di non usare io stesso il termine potenzialità residue, tutt’al più si parla di potenzialità residue, ma residue rispetto a cosa?

Noi abbiamo delle potenzialità come ne hanno tutte le persone; allora l’importante è capire quali sono le potenzialità e valorizzarle e prendere le persone per questo.

E’ quello che naturalmente deve sottendere al primo interesse di chi fa impresa, di chi immagina che tutti possono dare un contributo allo sviluppo; ecco, quindi questo è il primo aspetto: considerare le potenzialità, il famoso bicchiere mezzo pieno e avere la capacità di porre ai margini le minorazioni, i deficit del bicchiere mezzo vuoto. Io che sono considerato una persona molto spigolosa e critica, questa mattina devo fare una grande ammissione di positività nell’opera dell’Asphi.

Questo perché ci porta qui a discutere di lavoro, mentre sotto ci sono molti stand molto partecipanti, molto frequentati da aziende che dimostrano come il dare una soluzione efficace alle persone che hanno qualche problema, ma tutti hanno un qualche problema: anche chi ha bisogno di muoversi, chi ha bisogno di guardare la televisione, sono tutti problemi che vanno risolti; non vedo perché si deve fare la differenza fra chi vuole guardare la televisione e chi deve muoversi con la carrozzina.

Ecco, dicevo sotto, ci sono molte aziende molto frequentate, che danno delle soluzioni per dei bisogni che direi sono normali e quindi l’Asphi, (nonostante molti, fra questi molti c’ero anch’io, fossero stati scettici sulla possibilità di sviluppare un mercato attraverso l’organizzazione di fiere in Italia), è stata tenace e in questi giorni ci sta dimostrando in questa sua tenacia, perché oltre a farci discutere qui di questioni di lavoro, ha dimostrato anche il comparto dei disabili e dei portatori di deficit rappresenta una grande occasione di lavoro e quindi grazie all’Asphi di questo.

Ecco, naturalmente l’altro elemento che va considerato è che sono passati molti anni, forse siamo ancora in ritardo rispetto ad altri paesi, ma oggi, parlando di lavoro non parliamo più soltanto di lavoro dipendente.

Abbiamo sentito molte testimonianze qui questa mattina, significative di persone che il lavoro se lo sono organizzato, se lo sono creato; quando parliamo di new economy è evidente che se uno ha delle abilità spendibili, l’interfaccia per farle spendere anche se non si ha l’uso delle mani, degli occhi e così via, ci sono tutte e quindi non esiste più nessuna differenza.

Se parliamo invece ancora di hold economy, molte mansioni che prima erano esclusive di chi aveva le abilità fisiche, sensoriali, intellettive e integre, oggi non lo sono più perché anche qui abbiamo dei forti apporti compensativi quasi protesici che ci consentono di fare quello che fanno gli altri e quindi concludendo, io credo che noi dobbiamo immaginare di lavorare sempre più con uno scenario di maggiore flessibilità.

La legge 68 è molto indietro rispetto alle esperienze che abbiamo sentito questa mattina: noi delle organizzazioni datoriali, ma anche del sindacato dobbiamo incominciare a vedere con maggiore attenzione questa fluidità, questo movimento.

Mi preoccupa chi dice: "Dobbiamo fare una legge che regolamenti il telelavoro"! se facessimo una legge che regolamenti il telelavoro, probabilmente incardineremmo o rischieremmo di fissare delle modalità di telelavoro che non sono già più quelle che adesso la gente immagina del telelavoro.

Dobbiamo dare sempre più spazio alla fantasia, alla libertà, salvaguardando naturalmente i diritti e soprattutto salvaguardando quello che è il diritto sacrosanto di tutti di non essere discriminato con le apparenze.

Grazie.

 

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