Tavola rotonda
Le diverse modalità di inserimento lavorativo delle persone disabili

 

Giovanni Anversa: Coordinatore

Un intervento che mette in moto ragionamenti, perché penso a questa figura del tutor in azienda… noi pensiamo sempre che sia solo un problema di persone svantaggiate, ma pensate solo anche al reinserimento in un’azienda di una persona che ha avuto esperienze di tossicodipendente: ora, non c’è solo chi ha problemi di mobilità o di movimento, c’è anche colui che ha avuto dei passaggi esistenziali difficili!

Ora pensare ad esempio al reinserimento di una persona che ha avuto storie di tossicodipendenza in un’azienda, che ci ritorna, presupporrebbe anche che ci fosse questa figura non solo per lui, ma pensate anche ad uno che ha avuto esperienze di malattia: una persona che magari ha vinto la sua battaglia contro il cancro, rientrare in azienda o rientrare in una situazione lavorativa, non è propriamente la stessa cosa! vuol dire anche ricostruire. Ecco come il riverbero di un’attenzione a questo mondo, a questi lavoratori, alla fine poi diventi a tutto tondo davvero un’attenzione ad altre problematiche quindi questo è davvero interessante, ma visto che siamo nella dimensione della progettualità e quindi dell’inserimento lavorativo come progetto, (questo è un altro aspetto), cioè il lavoro si progetta anche; quindi ecco che il team, la squadra in un’azienda deve avere capacità di progettazione un po’ su tutto, mi interesserebbe il contributo di Raimondo Lino dell’Inail perché loro stanno lavorando su progetti di collaborazione anche con l’Asphi e poi credo che anche loro siano attenti a queste novità che sono state messe in campo, che credo vi abbia un po’ in qualche modo quasi costretto a rivedere la vostra mission, il vostro obiettivo aziendale; non so il termine più adatto, prego.


Raimondo Lino - INAIL


Riguardo al tema che oggi stiamo affrontando ed, in particolare, per quanto riguarda il "reinserimento", posso dire che, come INAIL, ci stiamo attrezzando, nel senso che abbiamo colto l’opportunità di un processo riformatore che, in quest’ultimo anno, ha interessato il nostro Istituto in modo molto profondo. Opportunità data prima da una legge e poi da un decreto legislativo di attuazione che ha capovolto un po’ la visione di welfare che regnava, anche all’Inail.

Si è passati quindi da una visione di tutela del lavoratore infortunato strettamente indennitaria, risarcitoria di un danno subito a una tutela globale della persona, di welfare attivo.

Quindi una tutela globale, nel senso che l’Inail mette e metterà a disposizione una serie di servizi che vanno dalla prevenzione e quindi dal momento in cui dovrebbe essere evitato l’accadimento dell’infortunio, non intervenendo quindi soltanto quando il danno è ormai già stato procurato, al momento indennitario, a quello curativo e infine a quello del reinserimento. Una tutela anche integrata perché questi servizi per poter essere veramente efficaci, dovranno essere interagenti, concatenarsi, essere quindi integrati nel vero senso della parola.

Però direi che la novità fondamentale e mi è piaciuta la parola "progettualità", sta proprio nel fatto che questo progetto che l’Inail sta realizzando proprio in questi giorni, (appena ieri è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione il regolamento di attuazione dell’articolo 24 che consente all’ Istituto di finanziare progetti d’inserimento lavorativo) è basato su un processo di presa in carico della persona, il che vuol dire che è un processo finalizzato non solo al reinserimento lavorativo, ma alla massima integrazione sociale della persona; e per realizzare questo processo, è stata costruita una rete, un’organizzazione di équipes multidisciplinari, che saranno presenti in tutte le sedi territoriali dell’Inail, perché, come dicevo, viene capovolto il rapporto che c’era prima tra l’Inail e la persona assicurata, in cui il lavoratore che aveva subito un danno veniva valutato solo ed esclusivamente in base alla perdita della capacità lavorativa e in base a questo, allorché il danno fosse stato permanente, gli veniva, ovviamente riconosciuto un indennizzo, una rendita.

Adesso il discorso è cambiato perché la persona non va più vista solo e unicamente dal punto di vista deficitario, di una mancanza, di una carenza, di una disabilità, ma andrà valutata in tutti i suoi aspetti, soprattutto per evidenziarne e sottolinearne le potenzialità, le risorse personali, le cosiddette capacità residue. Capacità che debbono portare a considerare la persona disabile , non più come passiva e quindi oggetto solo e unicamente di un’assistenza, ma come soggetto attivo, risorsa da poter utilizzare. Quindi saranno avviate queste attività da parte delle équipes multidisciplinari di sede, definite "équipes di primo livello" che, riguardo a competenze specifiche, saranno integrate da équipes multidisciplinari di secondo livello, fino ad arrivare a équipes altamente specializzate, presenti al Centro Protesi di Budrio ed al Centro di riabilitazione di Volterra.

Quindi la valutazione del lavoratore infortunato non sarà più effettuata solo dal medico legale, ma vi parteciperanno altre figure, amministrative, sociali, tecniche, affinché questo momento costituisca la premessa per predisporre un progetto riabilitativo, personalizzato, fatto su misura per la persona e gli crei quindi le condizioni per poter intraprendere un percorso non solo di orientamento, ma anche di avvicinamento e di inserimento professionale.

 

Ritorna a
Convegni ed Atti 2000
Ritorna ad
elenco relatori
Relatore
successivo