Tavola rotonda
Le diverse modalità di inserimento lavorativo delle persone disabili

 

Giovanni Anversa: Coordinatore

Maurizio Marotta, allora, parliamo un attimo della cooperazione sociale rispetto al ruolo che ha giocato dentro questo processo che è arrivato ad un punto importante d’inserimento sociale.


Maurizio Marotta - Cooperazione sociale (CO.IN)


La cooperazione sociale finalizzata all’inserimento lavorativo di persone disabili, anche se solo nel 1991 con la Legge n. 381 ha trovato un riconoscimento specifico come forma d’impresa, ha radici storiche sin a partire dai primi anni ’70 dove sulla scia di un processo di emancipazione avviato in tutti i campi a favore dell’integrazione, furono avviate le prime sperimentazioni.

Gli ultimi dieci anni hanno conosciuto un particolare sviluppo del fenomeno, che da sperimentale, è divenuto diffuso su tutto il territorio nazionale con circa 3000 imprese che oggi occupano stabilmente circa 60.000 persone di cui più di 1/3 appartenente a categorie svantaggiate (disabili, disagiati psichici, ecc.) in diversi settori dell’economia dall’artigianato, all’industria, ai servizi. La sua crescita accompagnata al particolare ruolo che assolve, ne fanno uno strumento indispensabile nelle attuali politiche per il lavoro, non solo come strumento per affrontare il difficile tema dell’impiego di persone con difficile collocazione nel normale mercato del lavoro, ma anche per testimoniare una diversa presenza sul mercato tutto orientato al profitto e a stabilire meccanismi di competizione e selezione, dove possono convivere valori di solidarietà e di impresa. La sua stessa natura di impresa attenta ai bisogni delle persone può permettere inoltre di contare su fattori che, una "normale" impresa non riesce a soddisfare coprendo sul mercato esigenze e bisogni nuovi legati ad esempio al tema dell’autonomia delle stesse persone disabili, alla qualità della vita, all’ambiente, ecc.

In questa prospettiva il suo futuro acquista un significato ben più ampio da quelle che furono le motivazioni di partenza di dare risposta ad un lavoro che non veniva offerto alle persone disabili dai normali canali del collocamento obbligatorio nelle aziende pubbliche e private.

Ma vi è anche un altro motivo importante da valutare nella crescita del fenomeno delle cooperative sociali legato al cambiamento in questi anni del mercato del lavoro. Sempre più si osserva la crescita del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente, crescono la flessibilità, diminuiscono i posti di lavoro nelle grandi aziende a vantaggio della piccola. Vi è dunque un fenomeno strutturale che modifica in modo strutturale il lavoro così come questo veniva concepito nella società industriale. La cooperativa sociale può essere quindi un’occasione importante per molte persone disabili che intendono, non rimanere in attesa di un posto di lavoro, per sperimentare percorsi nuovi di impiego, diventando oggi imprenditori di se stessi, usufruendo a tale proposito delle numerose agevolazioni che la legislazione sia nazionale che regionale mette a disposizione di chi intende intraprendere tale cammino.

Sono convinto, infatti, non solo perché oggi presiedo il "COIN" un consorzio che associa 50 imprese sociali che nel giro di una decina d’anni ha visto decuplicare gli associati e svilupparsi in modo importante le attività e gli occupati, che nel prossimo futuro avremo una crescita ancora più sostenuta della cooperazione sociale di inserimento lavorativo.

Ciò avverrà, ritengo, in maniera indipendente dalla stessa nuova normativa varata in materia di collocamento obbligatorio e che ritaglia all’art. 12 della nuova Legge 68 un ruolo della cooperazione sociale anche nella formazione e nell’avvio al lavoro delle persone disabili nell’impiego presso i datori di lavoro privati.

Grazie

 

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