Seminario
SE QUESTO È POCO …
esperienze d'uso di strumenti informatici con handicap mentale adulto

 

Roberto DaineseAnffas, Mestre

"MOUSE O MATITE COLORATE?" (prima parte)


La sezione ANFFAS di Mestre dal 1994 si è impegnata nel promuovere l’uso delle tecnologie informatiche per l’integrazione e lo sviluppo dei soggetti disabili intellettivi adulti.

Le finalità collegate alla promozione di un laboratorio di informatica sono state e sono ancora le seguenti:

  1. Promuovere un ambiente educativo – rieducativo;

  2. Proporsi come momento di terapia ocupazionale: come prevenzione verso quelle forme di inerzia psicologica, cognitiva e relazionale che spesso "attanagliano" i ragazzi con handicap al termine della scuola dell’obbligo;

  3. Proporsi Come Momento Di Educazione Permanente intesa come processo continuo e progressivo dell’uomo verso la conquista ed il continuo miglioramento di sé; è questo un concetto importante per l’uomo ma lo è soprattutto se lo riferiamo ai meno dotati. Acquista in questo caso un grande spessore di validità;

  4. Trovare una collocazione all’interno di un progetto più ampio di autonomia.

Ma sin dall’inizio dell’esperienza fu inevitabile sostenere l’intervento con i ragazzi, facendolo precedere e accompagnare dalle seguenti attività:

    1. attivitá di ricerca: reperimento, valutazione di prodotti software, individuazione di prodotti hardware per i casi specifici, ricerca di esperienze, …

    2. partecipazione ad attivitá di aggiornamento e formazione: per promuovere una fondata sensibilità rispetto all’uso del computer per l’educazione e/o la rieducazione, per evitare atteggiamenti di fiducia eccessiva o un rifiuto pregiudiziale dovuto ad un timore dello strumento, dovuto al desiderio di voler evitare il confronto con i colleghi magari già esperti

    3. reperimento di testi, atti di convegno, riviste specializzate

In sintesi quindi un processo di formazione, di ricerca che ha impegnato educatori e responsabili, prima e durante l’intervento sui ragazzi e a cui riteniamo non possa corrispondere un punto di arrivo definito nel tempo in quanto è necessaria un formazione e un’autoformazione continua e costante, considerata la rapida evoluzione a cui sono costrette le tecnologie informatiche.

In aggiunta agli impegni appena richiamati della formazione e della ricerca, si richiede all’operatore:

  1. la partecipazione ad attività di sperimentazione

  2. saper valutare prodotti software e conoscere strumenti hardware

  3. saper produrre o adattare software

e relativamente all’intervento:

  1. selezionare percorsi con il computer

  2. programmare sedute con il computer

  3. dare supporti operativi

  4. offrire motivazioni

  5. interagire con i prodotti software

  6. coordinare i lavori dei gruppi

  7. operare aggiustamenti nei percorsi

Il quadro formulato è sicuramente ricco ma nulla è superfluo; solo con la coscienza di un impegno di tale portata è possibile predisporre un percorso che non rischi di cadere nello spontaneismo e nell’improvvisazione.

Non intendo ricostruire qui nel dettaglio le modalità operative utilizzate, in quanto saranno ricomposte nell’esposizione che mi seguirà, ma vorrei solo recuperare i principi forti che continuano a contraddistinguere la nostra esperienza:

  • Le attività che i ragazzi svolgono con l’ausilio del computer sono di diversi livelli e ovviamente adeguate al loro sviluppo psicofisico e intellettivo;

- Ogni tipo di attività tende al raggiungimento di obiettivi predefiniti per il singolo soggetto, in modo pienamente concorde con un piano di lavoro personalizzato;

- I programmi informatici utilizzati vengono scelti in funzione del tipo di obiettivi che si vogliono raggiungere e dei profili emersi dalla valutazione iniziale.

Nella scelta del software cerchiamo di mantenere costanti questi fondamentali parametri di riferimento:

  1. un’attenzione al saper fare piuttosto che alla pretesa di addestrare il soggetto alla conoscenza di una serie di regole;

  2. un’autenticità nelle situazioni proposte tale da stabilire una positiva carica motivazionale;

  3. un’adattabilità ai bisogni, alle richieste dell’utente: condizione indispensabile per renderlo protagonista del proprio apprendimento e non semplice spettatore;

  4. una costante guida alla riflessione metacognitiva e alla consapevolezza del come e perché alcune modalità d’uso sono più adeguate, accettabili e produttive di altre.

Alcuni sono programmi studiati per sviluppare determinate abilità, altri sono giochi a carattere educativo; per la maggiore si tratta di programmi che nel corso di questi anni abbiamo raccolto tra quelli "riproducibili gratuitamente", più o meno facilmente reperibili.

Spesso siamo stati costretti ad utilizzare prodotti software concepiti per rispondere alle necessità tipiche di un’età cronologicamente inferiore , perché non esistono prodotti per il disabile adulto.

Secondo noi il disabile adulto non è e non deve essere concepito come un eterno bambino per cui si possono per loro recuperare prodotti facilitati adatti a livelli di età cronologica infantile.

L’età mentale non rappresenta una corrispondenza banale dell’età cronologica corrispondente. È indispensabile promuovere un aspetto specifico dell’informatica per i disabili intellettivi che comprenda non esclusivamente l’infanzia, ma la giovinezza, la condizione adulta e aggiungerei anche quella anziana.

 

I Risultati

In tutti i soggetti coinvolti abbiamo notato un incremento dell’attenzione, della precisione e della capacità di concentrazione prolungata, crescita continua di impegno e motivazione.

Il computer ha confermato l’utilità, in campo formativo, delle sue intrinseche caratteristiche di interattività, flessibilità, adattabilità idonee a garantire il costituirsi di situazioni di interscambio reciproco tra il soggetto fruitore e la macchina.

I ragazzi hanno acquisito, a livelli diversi, le competenze informatiche minime di base che hanno permesso, per alcuni di loro, un uso della macchina anche come un nuovo stimolo, un nuovo passatempo da utilizzare a casa.

Proprio in riferimento alle competenze di base è nata da una collaborazione tra la sezione ANFFAS di Mestre e quella di Padova, l’idea di realizzare una guida che potesse affrontare in modo semplice i segreti sull’uso del personal computer per dotare gli educatori di un percorso didattico diretto a promuovere l’acquisizione di quelle competenze minime di base che permettono un uso autonomo del personal computer.

È opportuno premettere che far acquisire tali competenze non è sicuramente l’unico e possibile obiettivo da considerare quando si fa riferimento alla possibilità di utilizzare in campo didattico questa tecnologia, ma è anche vero che tali competenze sono indispensabili per la promozione di altre attività possibili al computer; mi riferisco agli oramai ovunque riconosciuti vantaggi offerti dalle tecnologie informatiche rispetto sistemi tradizionali di scrittura, di lettura, di grafica, … .

 

Le caratteristiche del percorso formulato possono essere così sintetizzate:

  1. Per rendere semplice l’uso della guida, un personaggio esperto (BILL) accompagna il lettore lungo tutto il percorso

  2. Per facilitare la lettura delle informazioni riportate nella guida, sono state adottate alcune convenzioni. Sono state previste delle convenzioni per far comprendere meglio quali prestazioni, quali consegne vengono richieste: svolgere un esercizio o fare particolare attenzione oppure per segnalare informazioni destinate a chi vuole (o può) approfondire maggiormente le conoscenze raggiunte; naturalmente se evitate tali informazioni accessorie non condizionano l’apprendimento delle nozioni successive.

  3. Si è utilizzato un linguaggio semplice.

  4. Si sono usate costantemente le immagini, come fattore facilitante.

  5. Possibilità di ridurre ancora notevolmente le difficoltà di utilizzo trasferendo i contenuti su una struttura/su un impianto/su un ambiente ipermediale sostituendo il linguaggio scritto con quello parlato.

  6. Vuole essere uno strumento flessibile in quanto estremamente adattabile a molteplici soluzioni di utilizzo (uso della lavagna luminosa, cartelloni, …) e modificabile rispetto la sequenza e la quantità delle informazioni presentate; per esempio gli esercizi proposti potrebbero dimostrarsi eccessivi, o in altri casi troppo limitati, sarà l’insegnante, l’educatore che potrà variarne la quantità e crearne di propri.

  7. Può essere utilizzato in situazioni e con soggetti che presentano potenzialità ed età diverse.
    È significativo che, durante le varie fasi di stesura e revisione del percorso, lo si sia voluto provare, anche per farne gli opportuni aggiustamenti, in alcune realtà promosse dalle sezioni ANFFAS di Padova e Mestre e contemporaneamente nella scuola elementare "Gregorutti" della Direzione Didattica del 1º Circolo di Chioggia, nelle "attività di sperimentazione dell’autonomia", con i bambini di quinta e, per la prima parte del manuale, con i bambini di prima.
    Così un’idea nata per sostenere un’attività promossa per disabili adulti, si è rivelata accessibile ai bambini, e addirittura gradita anche dai colleghi insegnanti per aggiustare la loro conoscenza informatica. Ecco perché si è deciso nel titolo di riferirci genericamente ai principianti

  8. Un’attenzione al saper fare piuttosto che alla pretesa di addestrare il soggetto alla conoscenza di una serie di regole da apprendere: autenticità nelle situazioni proposte

Il percorso è stato pubblicizzato nel numero unico della rivista Risposte Handicap (numero 5 del 1999) edita dalla casa Editrice Oasi – via Conte Ruggero, 73 – 94018, Troina (En).

 

Conclusioni

Il lavoro con persone disabili pone gli operatori di fronte ad un imprescindibile tutto che è la persona, frutto di una storia oltre che di un insieme di abilità e disabilità, di modi di sentire e di essere che sono unici ed irripetibili. È partendo da questo presupposto che le tecniche e gli strumenti utilizzati sono e restano delle risorse.

In questo senso ritengo dunque che non può esserci contrapposizione tra il computer, inteso come innovazione, e le matite colorate, intesi come prototipo di tradizione, purché entrambi facciano parte del patrimonio delle risorse a disposizione e possano essere utilizzati come gli strumenti più o meno idonei in circostanze specifiche.

Concludo quindi con questa semplice, ma ritengo importante affermazione pensando alle matite colorate, ai fiori secchi, … al proiettore per diapositive, alla lavagna luminosa e al computer:

"Non è la natura del mezzo in sé responsabile degli effetti, bensì l’uso che se ne fa".

 

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