Seminario
SE QUESTO È POCO …
esperienze d'uso di strumenti informatici con handicap mentale adulto

 

Francesco Pamio - Centro Modulare "Zorzetto" - Anffas, Mestre

"MOUSE O MATITE COLORATE?" (seconda parte)


Presentazione del Caso

Paolo ha 45 anni e, da quanto si ricava dal certificato d’invalidità è affetto da oligofrenia di grado elevato in cerebropatia, oltre a difficoltà di deambulazione da lussazione congenita dell’anca, bilaterale. Recentemente è stato sottoposto al test TEMA e WISC-R ed è emerso un particolare deficit nella memoria visiva astratta e indici molto scarsi per quanto riguarda attenzione/concentrazione (56) e rievocazione sequenziale (67). L’indicazione è di un deficit (da cerebropatia) a carico dell’emisfero sinistro.

Ha un ritardo mentale di grado medio, presenta una scarsa autostima e non sa ne’ leggere ne’ scrivere anche se ha frequentato la scuola dell’obbligo.

Dall’osservazione è emerso che Paolo ha evidenti difficoltà attentive e mnemoniche;

passa velocemente da un argomento ad un altro e inoltre si distrae se inserito in un ambiente ricco di stimoli esterni.

Ha i genitori anziani, separati, la mamma ha 77 anni il papà 78 entrambi presentano problematiche motorie. E’ sesto di otto figli.

 

Pianificazione dell’attività: descrizione sintetica degli aspetti didattico-organizzativi

 

Individuazione degli utenti

Il Centro Modulare "G. Zorzetto" accoglie persone con gravi o gravissimi deficit psicofisici, le persone con deficit meno gravi sono di età avanzata.

Poiché si è scelto di predisporre un intervento in piccolo gruppo le persone da coinvolgere sono state individuate tenendo conto delle loro caratteristiche generali, considerando in particolare i seguenti criteri:

- l’interesse e la motivazione all’uso del computer, questo tramite l’osservazione e le proposte degli operatori

- i vincoli istituzionali specifici (i problemi organizzativi quali le frequenze, i turni, ecc. e quelli logistici quali i locali, le apparecchiature esistenti, quelle da acquistare,…)

- la ricerca dell’omogeneità (vale a dire creare un gruppo di utenti che avessero livelli di potenzialità omogenei e una compatibilità tra i membri perché il gruppo potesse essere gestibile).

È seguita poi un’analisi dei prerequisiti d’accesso (cioè un’indagine su quelle che riteniamo siano le abilità minime che maggiormente condizionano l’approccio di un individuo con la macchina). In queste analisi sono state prese in considerazione le seguenti abilità:

- percezione visiva

- coordinazione visuo-motoria

- abilità mnestiche

- livello percettivo simbolico

- lettura e comprensione di messaggi verbali

- abilità temporali

- capacità attentiva

- motivazione

- relazioni interpersonali

Questa analisi non mira ad una diagnosi completa ed esaustiva del soggetto ma fornisce un quadro sintetico sulle abilità dello stesso; unitamente ad altre osservazioni consente di definire l’assestement su cui costruire i progetti individualizzati di intervento.

 

Formazione degli operatori

Per gli operatori del Centro è stato predisposto un intervento di formazione distinto in tre fasi:

  1. attività di autoformazione per l’acquisizione delle competenze di base per l’accesso al computer su materiali forniti da un esperto;

  2. attività di formazione con l’esperto per un inquadramento di base per quanto riguarda l’uso delle tecnologie informatiche applicate alla didattica;

  3. nel gruppo sono stati individuati due operatori (in base alla propensione dimostrata, cioè tenendo conto della ricerca e della frequenza d’uso delle apparecchiature informatiche, e della competenza, cioè la capacità effettiva di utilizzo della macchina) i quali hanno affiancato un esperto, per circa sei mesi, nel lavoro di alfabetizzazione informatica di base con gli utenti. Questo periodo di lavoro è stato indirizzato ad un progressivo e graduale passaggio di consegne dall’esperto agli operatori.

Attraverso queste tre fasi si è giunti all’individuazione di un gruppo di lavoro motivato e sufficientemente competente.

 

Modalità operative

Queste sono le modalità con cui si svolge nella pratica un incontro.

Inizialmente c’è un momento di discussione durante il quale c’è un coinvolgimento dell’utente nelle scelte. Si parla delle cose fatte, da fare e che si faranno.

C’è poi un momento di esercizio sull’uso del mouse e della tastiera.

Dopo di che si ripassano le procedure già apprese e si spiegano le nuove.

Si passa ad un’interruzione, una pausa, fondamentale per ripristinare l’attenzione per poi andare alla messa in pratica delle vecchie e nuove informazioni.

Si conclude con una visione del materiale prodotto nel corso dell’incontro.

Ad incontro concluso vi è un ultimo momento in cui gli operatori compilano una scheda individuale per ogni utente, composta da tre parti dove nella prima si indica cosa si è usato e cosa si è fatto; nella seconda la valutazione della partecipazione e attenzione; nella terza si indicano le future piste di lavoro.

Le informazioni vengono poi riportate in maniera sintetica nelle relazioni periodiche destinate a tutti gli operatori.

 

Materiali

Nel laboratorio di informatica ci sono 5 postazioni-computer.

In due postazioni ci sono computers abbastanza recenti (166, 200Mhz) mentre nelle altre tre ci sono dei computer 486.

C’è uno scanner e una stampante a getto d’inchiostro.

Una parte del software utilizzato rientra in quella categoria di prodotti comunemente usati per la videoscrittura, la grafica; una parte ci è stata invece consigliata dall’esperto esterno che opera come consulente esterno al centro e si tratta di prodotti creati per la didattica.

Le modalità di autovalutazione, monitoraggio e verifiche previste

Si sono programmati una serie di incontri con l’esperto, durante l’anno, destinati ad una verifica intermedia (per gli eventuali aggiustamenti in itinere) e di valutazione finale, utilizzando anche le schede di osservazione.

 

L’esperienza con Paolo

L’iniziale lavoro di alfabetizzazione informatica è stato svolto seguendo il manuale (in quel periodo ancora in fase di completamento) realizzato in collaborazione con la sezione ANFFAS di Padova.

Successivamente si è iniziato un lavoro relativo alla videoscrittura: Paolo che fino a questo punto era ben integrato nel gruppo di lavoro è stato posto di fronte a una evidente difficoltà! Pur manifestando un grande interesse per la scrittura (come codice) e per il computer (come oggetto affascianante), già all’inizio del percorso di lavoro sono emersi i suoi limiti, ovvero la capacità di riconoscere solo singolarmente i simboli ma senza unirli in sequenze significanti. La sua voglia di venire al laboratorio e di stare con il gruppo sono state valutate risorse sufficienti per decidere di proseguire l’intervento.

Il software in uso è stato impostato in modo che egli potesse, usando le sole lettere maiuscole, copiare un intero testo, utilizzando in questo modo la sua abilità nel riconoscimento dei simboli.

Questo non ha permesso di intervenire sulla comprensione del testo ma ha contribuito a far promuovere una gratificazione personale e quindi un innalzamento del livello di autostima e di conseguenza ad un ritrovato agio nel gruppo.

Contemporaneamente si è lavorato sull’apprendimento dell’uso di programmi di grafica (Paint, Fine Artist di Microsoft) nei quali Paolo si orientava senza non molte difficoltà perché utilizzabili, in parte, mediante i simboli, le icone sulla barra degli strumenti.

Paolo ora continua a frequentare il laboratorio di informatica; sta collaborando attivamente (mediante i suoi disegni e alla copiatura di testi) alla realizzazione di un ipertesto frutto di una libera interpretazione dal libro di Richard Bach "Il Gabbiano Jonathan Livingston".

 

I risultati

Paolo è arrivato a sapere cosa può fare con il computer e spesso verbalizza una serie di idee descrivendone i passaggi essenziali per poterle poi realizzare. Ad esempio chiede di poter:

  • descrivere un’esperienza vissuta;

  • disegnare prima su un foglio e poi al computer per creare, per esempio, biglietti d’auguri.

Esprime verbalmente la soddisfazione di venire in un contesto in cui si trova a contatto con persone più dotate a livello intellettivo con cui intrattiene generalmente una relazione amicale.

L’occasione computer nel caso di Paolo è stata ed è importante per lavorare anche su altri aspetti quali:

  • l’autonomia: ora viene a piedi al laboratorio (abita poco distante) accompagnato da un operatore ma si è ipotizzata la possibilità che egli possa raggiungere da solo il laboratorio;

  • la socializzazione: la qualità delle relazioni con i coetanei e gli operatori,

  • vengono inoltre messi in gioco contenuti e abilità che possono essere oggetto di un lavoro educativo specifico sul versante cognitivo e dell’operatività anche al di là dell’utilizzo del computer.

La programmazione settimanale degli interventi proposti a Paolo è articolata in diverse proposte oltre a quella del computer; consideriamo le varie attività come dei contenitori all’interno delle quali si sviluppano i processi di mutamento e quindi gli obiettivi perseguiti nel laboratorio di informatica sono coerenti e si integrano con quelli perseguiti in altri laboratori. Le verifiche periodiche sono attuate valutando non tanto e non solo i risultati dei singoli cicli di attività ma soprattutto gli effetti visibili nella quotidianità della persona.

 

Conclusioni

E’ importante sottolineare che in ogni caso le scelte operative sono sempre variabili dipendenti delle linee guida del modello educativo scelto.

Bisogna essere consapevoli di lavorare in una triangolazione che parte dalla relazione tra un Utente (che prima di tutto è una persona) e un "Altro" (Operatore, Gruppo, ecc.) mediata da un Compito (Stimolo/Proposta) o Oggetto e che questa triangolazione va mantenuta per non entrare (a meno di non farlo in modo consapevole e intenzionale) in dinamiche deterioranti o regressive della relazione (simmetricità, fusione).

Insieme a questo è importante creare un contesto motivante, vale a dire che deve essere autentico, stimolante (dinamico e non ripetitivo), fonte di autorealizzazione e autostima e che valorizzi l’individualità (il modo unico di un determinato individuo di essere al mondo).

Questo (il contesto motivante) permette al suo interno la Comunicazione e la Relazione tra l’utente e l’’altro in un’area di agio.

E’ attraverso e mediante questa relazione/comunicazione nell’agio che si rende possibile e agevole l’intervento educativo, abilitativo o di mantenimento delle abilità possedute.

Un simile modello ammette e forse privilegia il fatto che le tecniche e gli strumenti possono aprioristicamente essere i più disparati, se è certo che il ricorso ad essi deriva da un quadro progettuale di percorso sviluppato attorno all’utente.

All’interno di questo quadro si può dire che la scelta tra gli strumenti e le tecniche utilizzati in un intervento educativo (il computer come esempio del nuovo o le matite colorate del vecchio, o tutt’e due, come in questo caso) deve essere fatta sì in funzione di una relativa capacità intrinseca degli stessi di far raggiungere in un tempo ragionevole gli obiettivi prefissati, ma principalmente in funzione della creazione e mantenimento nell’utente di motivazione, interesse, coinvolgimento e emersione dell’individualità, ritenendo che siano queste le premesse insostituibili di un lavoro individualizzato di qualità.

 

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