Convegno
I servizi telematici e l'accessibilità per i disabili

 

Franco Bomprezzi: Coordinatore

Ecco, questa era la comunicazione che faccio sdoppiandomi rispetto al ruolo di conduttore e vorrei dare la parola a questo punto a Mario Barbuto e direi che i due temi si collegano immediatamente; il direttore dell’istituto Cavazza di Bologna che ci parlerà delle strategie di approccio per l’abbattimento delle barriere virtuali e ho ricordato già prima la battaglia civile della quale chiedo adesso gli ultimi aggiornamenti dopo aver confermato anche come direttore della rivista mobilità e anche su questo Carlo Giacobini credo che potrà dirci delle cose, una piena solidarietà all’istituto Cavazza, ma più in generale soprattutto agli utenti del servizio dell’istituto Cavazza e di servizi analoghi e dico questo anche da "scrittore". Nel senso che credo che sia doveroso per chi vuole comunque comunicare e trasmettere un messaggio di cultura, poter offrire il proprio messaggio a tutti, liberamente e quindi, non chiedere dei privilegi che sono legittimi in determinate circostanze come i diritti d’autore, nel momento in cui si sa che chiedere questo tipo di privilegio significa automaticamente escludere una parte della popolazione dalla fruizione di un bene. E’ un tema che in rete sta diventando di grande importanza, l’esempio di Napster è stato sotto gli occhi di tutti, ma lì stiamo parlando di musica e di musica commerciale e comunque di un bene che può essere acquistato diversamente e fruito comunque; nel caso della lettura dei libri, credo che le questioni stiano un po’ diversamente e di questo chiedo a Mario Barbuto di darci contezza, grazie.


Mario Barbuto - Istituto dei ciechi "F. Cavazza" – Bologna

"TECNOLOGIE, SERVIZI E DISABILITA': STRATEGIE DI APPROCCIO PER L'ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE VIRTUALI"


Giusto un cenno ai libri digitali: non voglio infatti rubare troppo tempo ad una discussione e ad altri contributi che mi paiono estremamente interessanti. Sulla questione, abbiamo potuto sperimentare quanto si stia alzando il livello di sensibilità nella rete, come accennava il nostro conduttore. Proprio la forza della rete e della comunicazione tramite la rete, hanno ricondotto le grandi aziende editoriali italiane, a quelli che io chiamo i "più miti consigli". Si scontrano due diritti: da un lato il diritto di accesso alla cultura e all’informazione; dall’altro, il diritto d’autore. Due diritti importanti e degni di rispetto, tra i quali tuttavia, uno deve prevalere sull’altro, in caso di conflitto; altrimenti, se ogni cosa diventa uguale all’altra, con la stessa forza, con la stessa valenza, non si capisce più nulla.

Gli editori, almeno a parole, ci hanno confermato che dinanzi a sistemi di controllo capaci di assicurare l’accesso solo a determinate persone, abilitate al prelievo dei testi, saranno ben disponibili a concedere, - attenzione, a concedere, - la facoltà di ottenere e utilizzare libri in formato digitale.

Molto bene!

Le concessioni sono sempre gradite e bene accolte, esse però non sanciscono il Diritto. Il diritto è un’altra cosa: il diritto è la possibilità di andare nella propria libreria, comprare il proprio libro desiderato senza essere additati come furfanti perché non si è voluto pagare il piccolo "obolo" del diritto d’autore e richiedere, certificata l’impossibilità di leggerlo attraverso il mezzo tradizionale, cioè la carta, una copia digitale del testo. E non venite a raccontarci che l’editore non la possiede, perché oggi nessuno utilizza più il sistema di composizione manuale dei caratteri dei tempi di Guttenberg. L’editore pertanto, prima di strepitare contro la violazione di un proprio diritto, dovrebbe essere tenuto ad assicurare il diritto altrui.

Questo è il Diritto! Ecco come potrebbe essere superata d’incanto qualunque diatriba e qualunque polemica relativamente alla fruizione o non fruizione; alla violazione del diritto d’autore, ponendo una questione più generale.

In merito al tema specifico di oggi, in fase organizzativa mi fu chiesto opportunamente, di esprimere il punto di vista dell’utenza. Io chiaramente, non ho la pretesa di rappresentare l’utenza; credo tuttavia di potere rappresentare alcune problematiche che l’utenza incontra come le barriere al diritto di accessibilità!

Tenterò di svolgere questo ruolo sebbene, professionalmente la mia attività mi porta a volte a mettermi da un’altra angolazione, con il pericolo di distaccarmi dalle reali esigenze degli utenti. Provo pertanto ben volentieri a interpretare questo ruolo e lo interpreterò cercando di rafforzare tutta la vis polemica che l’utenza deve avere in questi casi. Credo infatti che ci voglia proprio qualcuno che dica che "il re è nudo"! Secondo me, deve essere l’utenza a dirlo, e ben forte; per attenuare quella errata impressione che stiano avvenendo tantissime cose positive e che il mondo stia correndo alla giusta velocità verso paradisiache lande nelle quali saremo finalmente portatori di diritti, senza discriminazioni né ritardi. Non è così!!!

Naturalmente gli aspetti positivi sono state sottolineati già da altri e io non intendo né disconoscerli, né ignorarli! Tuttavia il mio compito in questa sede è di sottolineare le mancanze, le barriere. Barriere virtuali, abbiamo detto; ma anche reali.

La tecnologia ha certamente dato anche alle persone con maggiori difficoltà a vivere, delle risorse non indifferenti. Citavo quella dei libri che può essere solamente un esempio; se si pensa che si sta lavorando oggi per realizzare delle automobili col sistema di guida totalmente automatizzato tant’è che qualcuno dice scherzosamente: "Un giorno i ciechi guideranno l’automobile"! Beh, è anche possibile! E questo vuol dire che la tecnologia ci offre molte possibilità, molte risorse e tuttavia queste possibilità e queste risorse vanno incanalate, gestite e utilizzate nel modo più efficace, altrimenti si incappa in quella sorta di "supplizio di Tantalo", di "condanna di Sisifo" per cui sembra a portata di mano ciò che potrebbe essere un elemento accrescitivo sebbene non risolutivo delle proprie disabilità, dei propri disagi e non si riesce a cogliere pienamente l’utilità di ciò che è a portata di mano perché questo non viene messo a disposizione nel modo più corretto.

Io credo che il problema dell’accessibilità possa essere affrontato da un punto di vista dell’utenza almeno da tre angolazioni diverse:
un’angolazione estetica, un’angolazione etica e un’angolazione funzionale.

L’aspetto estetico lo si può liquidare in poche battute dicendo che troppo spesso la ricerca forzata, perniciosa, perversa del bello e dell’accattivante finisce per diventare un elemento di difficoltà perché tutti possano fruire del contenuto! Del resto però questa è anche la società dell’apparire, del bello e io credo che bisogna prendere atto di questo e tenerne conto nelle questioni che dovremo affrontare: penso alle nuove realizzazioni a partire dalla rete Internet, alla maggior parte dei siti che spesso sono organizzati con gli oggetti volanti che attraversano lo schermo improvvisamente o le animazioni che illuminano e lampeggiano e in qua e in là, a destra e a sinistra ecc. ecc. a volte per qualche necessità di evidenziazione pur giusta, troppo spesso per il capriccio di essere accattivanti.

L’aspetto etico: io credo che sia importante a sostenere che l'affermazione del diritto di accesso e di accessibilità debba prevalere su altri diritti, ed essere considerato uno di quei diritti cosiddetti indisponibili, Cioè i diritti della persona umana, i diritti dell’uomo! Tra i diritti dell’uomo deve essere inserito il diritto di accessibilità. Se non si prende atto di questo, credo che da un punto di vista dell’organizzazione legale, giuridica della società diventerà difficile fare dei passi in avanti! Forse negli Stati Uniti hanno fatto qualcosa in più rispetto a noi, esiste una legge che si chiama Ada e che offre sicuramente qualcosa in più, oltretutto va rilevata la positività di questa legge perché tra l’altro è del 1990, cioè voglio dire sono già passati dieci anni. In Europa, è di qualche mese fa, una risoluzione dell’Unione Europea che dispone che entro il 2001 tutti i siti WEB della pubblica amministrazione o di istituzioni in qualche modo con rilievo pubblico, siano resi accessibili. Verificheremo! Gli utenti devono verificare, segnalare, protestare, farsi sentire! Sono stati gli utenti che si sono fatti sentire che ci permetteranno probabilmente di riaprire quella biblioteca digitale. Più di ogni altro, sono stati gli utenti, centinaia, che nella rete hanno sviluppato discussioni, hanno sviluppato azioni importanti.

L’angolazione funzionale che è la più importante: io credo: l’angolazione funzionale è quella che dovrebbe aiutarci a rendere fruibili i servizi; e qui si parla con un’accentuazione particolare della rete Internet, del sito WEB, ma non solo. Naturalmente noi dobbiamo parlare di barriere relative agli strumenti e alle tecnologie e ripeto, pur non avendo la pretesa di interpretare le condizioni degli utenti, io affermo qui una questione di principio: certamente, il metodo di approccio alle questioni dell’accessibilità deve fare riferimento a dei valori comuni e condivisi che riguardino tutti gli handicap, che riguardino tutte le sfere della disabilità e del disagio della popolazione della società. Questo naturalmente porterà in sede successiva ad un’articolazione delle risposte, relativamente alle necessità funzionali delle diverse disabilità, dei diversi disagi; ma il valore comune e unificante deve essere condiviso; il diritto di accesso deve essere assicurato e deve essere garantito a tutti!

Allora io, una bella mattina, esco di casa, mi trovo senza soldi nel portafoglio e voglio fare un prelievo al bancomat; mi hanno dato la tesserina in banca ed ero molto contento di avere questa tesserina. Mi presento a questo sportello bancomat, metto dentro la tesserina, dopo qualche tentativo perché non è indicato un dritto o un rovescio; però uno con un po’ d’ingegno, provando provando, alla fine ci riesce. Si apre questo sportello: non so che cosa c’è scritto sul display, ovviamente è troppa fatica aggiungere un dispositivo di vocalizzazione per la scrittura e la lettura. Troppo faticoso per chi produce gli sportelli; di scarso interesse per il legislatore che non ne fa obbligo a chi produce.

L’handicap è un’area residuale per il commercio e di scarso interesse politico per la cattura del voto; almeno credono, perché invece, cifre alla mano, potremmo anche smentire questa convinzione. Evidentemente si pensa che la parte cosiddetta sana della popolazione, la parte attiva, bella; quella che segue la moda ecc. ecc. è più che sufficiente per il momento a garantire tanti prelievi bancomat da poter tranquillamente fare a meno del mio e dei tanti come me!

Dunque dicevo, non so che cosa ci sia scritto su quel display, suppongo però ragionevolmente che ci possa essere scritto "digitare la somma che s’intende prelevare". C’è una tastiera virtuale; i tasti sono disegnati; non ci si è preoccupati nemmeno di collocare su questa tastiera virtuale una semplice mascherina, una reticella che faccia da guida! La rete è importante; ma anche la reticella è importante, quando serve! Una misera reticella che permetta di collocare le dita nei punti giusti e di sapere esattamente quali sono i numeri, quali sono i tasti da premere o da non premere!

E allora mi sono detto: "Va beh, abbandoniamo il bancomat; usiamo l’home banking! Abbiamo il nostro computer collegato in rete, siamo felicissimi di questo collegamento! Dovremmo dire magari anche quanto costa questo collegamento, però adesso, stendiamo un velo su questo, altrimenti rubiamo troppo tempo agli altri. Usiamo l’home banking, dunque! In Gran Bretagna il Royal National Institute of the Blind, che ha costituito un proprio ufficio per l’accessibilità, ha condotto una ricerca nel 1999 su sedici banche, le più grandi del Regno Unito. In Italia sarebbe troppa grazia immaginare qualcosa di analogo. La ricerca ha verificato che di queste 16 banche, i siti web di quelle accessibili nelle loro funzionalità per le persone con disabilità visiva, erano solamente tre, in modo parziale e solo una, in modo totale. Questi sono i dati!

Sempre quell’ufficio, ha sviluppato anche una ricerca sui siti WEB che propongono il commercio elettronico: i risultati sono stati più o meno analoghi a quelli delle banche e cioè deprimenti.

Dunque questa accessibilità? Nonostante gli investimenti notevoli per poter avere questo diritto di accesso, sebbene parziale, alla rete. Bbenissimo:, le persone con disabilità visiva, - ma immagino che il problema sia anche di altri e di altre disabilità, - oltre all’acquisto dello scatolotto a cui accennava il Dottor Bazzigaluppi, devono acquistare un altro scatolino o un qualcosa che si installa dentro a questo scatolotto per farlo almeno parlare! Per fargli vocalizzare lo schermo! Un prodotto che abbia una certa funzionalità riconosciuta come accettabile, va intorno a una cifra di poco inferiore a 3 milioni e con questo si riesce a sentire lo schermo che parla; non è il massimo, perché il massimo sarebbe poterlo, non dico vedere che va oltre le mie ambizioni, ma poterlo almeno toccare. Lo si tocca con una riga Braille, per chi lo conosce, (nel caso dei non vedenti); ma una riga Braille, se va bene, bisogna aggiungerne altri cinque o sei, di milioni.

Interviene fortunatamente il servizio sanitario nazionale: è previsto qualche contributo, qualche aiuto; non per quel sistema che fa parlare lo schermo. Devo dire purtroppo, che il Ministero della Sanità si è fermato agli ausili informatici del 1993 e nel 1993 questi prodotti non c’erano ovviamente; quindi, noi dobbiamo restare fermi al 1993 oppure tirare fuori le lire del 2000 o gli euro appena arriveranno. Ecco, virtualmente anche gli euro se l’home banking fosse possibile, ma il più delle volte è difficile da praticare perché questo ottimo sistema di vocalizzazione dello schermo che ha raggiunto dei risultati brillanti, brillantissimi!, Se non c’è una collaborazione, un’attenzione e un contributo dall’altra parte, cioè da chi lo schermo lo crea! Cioè chi lo schermo lo deve interpretare e quindi ricostruire come diceva la Signora prima per poterlo rendere più navigabile per i non vedenti, tenendo conto delle immagini, ma c’è anche chi lo crea, ma se chi lo crea quando inserisce un bottone, non ci scrive niente su questo bottone, non ci mette un testo alternativo del tipo: "Esegui"; non è difficile! Basta scriverci "Esegui!"

Una persona cosiddetta normodotata, usando un browser classico, non si accorge nemmeno dei testi alternativi inseriti per i non vedenti; vede il suo schermo con il bottone grafico. In una interpretazione alternativa di questo schermo, il non vedente sentirebbe vocalizzare la parola "esegui" e saprebbe che lì deve "fare clic". E invece, che cosa sente vocalizzare il non vedente? "Bottone.gif pulsante", se ha fortuna, altrimenti solo "pulsante". Comodo come sistema!

Per non parlarvi - sono proprio delle pennellate - della tribolazione che si deve soffrire per usare un telefono cellulare! Oh, i non vedenti col telefono sono dei maghi! Tra l’altro è una delle professioni che in Italia è riuscita a dare la maggior dignità a queste persone perché hanno trovato occupazione circa 9-10.000 lavoratori. ma il telefonino cellulare – delizia dei più – per i non vedenti è proprio una croce! E’ un castigo di Dio! Il più delle volte non si riesce a sapere se è acceso o spento; poi uno si fa un po’ più furbo e dice: "Ma metto il sonoro sui tasti, così ogni tanto premo qualche tasto e vedo, anzi sento, se è acceso o spento"! La maggior parte di questi telefoni ha un sistema di impostazione delle funzioni tutto governato tramite un menu visivo che appare sul display e all’interno del quale ci si muove con le frecce di navigazione. Troppa fatica anche qui, adottare una soluzione alternativa di tipo numerico che associa un codice a ogni funzione da impostare. Certo non sarà bellissimo, non sarà comodissimo; ma visto che aiuterebbe a usare un dispositivo e non costerebbe nulla al produttore…

Per non dire poi dei messaggi sms! Sono pressoché inutilizzabili, sia in ricezione che in trasmissione. Eppure, un semplicissimo vocalizzatore che dica quale tasto è stato premuto, non sarebbe tanto complicato da introdurre in un telefono di così elevata tecnologia. Oggi però, sta succedendo qualcosa di peggio: il telefonino è un oggetto nuovo, comparso sul mercato da pochi anni; si cerca di usarlo così com’è, i numeri, si cerca di tenerli a mente, proprio come prima; perché tanto usare la rubrica è fuori da ogni possibilità umana. Oggi, stanno diventando complicati e inaccessibili perfino oggetti che sono sempre stati di uso comune anche per noi: comunissimi radioregistratori col lettore cd. I modelli dell’ultima generazione sono di una complicazione assoluta! Ce ne sono alcuni con i quali bisogna usare il telecomando per impostare una stazione radio o semplicemente per cambiarla. Viene visualizzata sul display la frequenza che si sta sintonizzando in quel momento, forse il nome della stazione se vi è il sistema rds, quindi bisogna dare una conferma, bisogna premere un pulsantino di conferma.

Gli ebooks si possono acquistare anche via rete. C’è un software, uno dei più diffusi almeno per questa fase, che permette di leggere gli ebooks: MS-reader, prodotto dalla Microsoft. E’ bellissimo: allora mi procuro un il libro e il software; adesso lancio il mio programma, il vocalizzatore è attivato. Silenzio assoluto! Quindi insieme al buio per me si aggiunge il silenzio! Questo è un po’ angoscioso onestamente. Benissimo, questo software non ha un sistema di accessibilità che permetta di riconoscere sullo schermo il testo. L’E-book sullo schermo p riprodotto come se si trattasse di immagini delle pagine; queste immagini non sono interpretate dagli strumenti di vocalizzazione in mio possesso; non è che sia impossibile; per esempio l’Adobe con i files ".pdf" lo ha realizzato! Dunque non è impossibile; semplicemente non si fa! E basta.

Io penso che il problema si dovrebbe affrontare anche da un punto di vista legislativo: non credo infatti che suoni disdicevole chiedere che vengano realizzate delle leggi per consentire alle persone di avere una tutela. La Legge, in fondo, è nata perché le persone più deboli, più in difficoltà potessero tutelarsi rispetto alle persone più forti! E’ questo non è assolutamente disdicevole; io penso che sia molto più disdicevole continuare a chiedere concessioni, continuare a chiedere benefici che poi diventano troppo discrezionali, continuare a costringere le persone a umiliarsi nella questua dei propri diritti negati...

Io mi scuso perché vi ho portato via un po' troppo tempo e forse non ho enunciato nemmeno dei grandi concetti di carattere generale; quei concetti che si possono riportare bene negli atti di un convegno; però mi sembrava più utile, con queste pennellate magari un po' approssimative, dare un'idea di quale sia il punto di vista degli utenti; quanto meno, quali sono i disagi che gli utenti devono vivere giorno per giorno.

grazie.

 

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