Convegno
I servizi telematici e l'accessibilità per i disabili

 

Franco Bomprezzi: Coordinatore

Sono io che ringrazio Celia Moore per la chiarezza e la brillantezza del suo intervento, mi piace sottolineare almeno due cose e poi c’è anche una domanda: è l’orgoglio di chi può parlare perché ha fatto, cioè IBM si presenta con una storia estremamente importante, la conoscevamo, vederla anche riassunta nei suoi passaggi è abbastanza impressionante per chi sa come invece in altre situazioni ci sia molta improvvisazione, cioè si comincia da pochissimo tempo ad affrontare questi problemi con stupore a volte e invece qui abbiamo una realtà ben diversa.

L’altro elemento estremamente interessante è proprio la sottolineatura del ruolo avuto da persone che operano all’interno e con IBM con disabilità diverse per realizzare i prodotti. Quindi è quello che noi sosteniamo da sempre come movimento delle persone con disabilità e cioè che, la prima cosa da fare, è non fare mai niente senza le persone con disabilità, perché sicuramente si sbaglia, cioè non c’è niente da fare, è un patrimonio, è una risorsa culturale, è un patrimonio al quale attingere e questo è utile credo all’azienda, cioè è un requisito di efficienza e credo che una grande azienda come IBM ragioni in termini di numeri e in termini di obiettivi di mercato e di obiettivi commerciali. Sta benissimo, ci va bene, a condizioni che chiederemmo un’altra piccola cosa e qui è la domanda: una grande azienda come questa che ha fatto queste cose, ma non è l’unico caso, ne abbiamo altri in altri settori, perché non investe con decisione in comunicazione su questi valori, perché non fa una grande campagna di comunicazione sul valore aggiunto IBM per tutti, per le persone disabili, in maniera palese, forte rispetto ai governi, rispetto alle pubbliche amministrazioni, rispetto alla gente e a chi opera oggi nel mercato?

E’ un momento di svolta, la vostra scelta strategica è vincente e allora perché non fare un grande sforzo, con anche la premessa di investimenti in comunicazione da parte di altre grandi aziende che magari stanno lì a vedere. Voi sapete meglio di me quanto la comunicazione cambi il mondo veramente e forse siete tra i pochi ad avere le risorse e la struttura per fare questo tipo di intervento.


Gianfranco Bazzigaluppi - IBM Italia

"LA RICERCA NELLE TECNOLOGIE DELLE COMUNICAZIONI E DELLE INFORMAZIONI AL SERVIZIO DELL'INTEGRAZIONE E LE SUE APPLICAZIONI AL MONDO DELLA SCUOLA"


Cercherò di essere brevissimo per non rubare troppo tempo anche ad una discussione successiva. Giusto una precisazione: nello stand di ASPHI, c’è una postazione della IBM proprio rivolta alla ricerca di mano d’opera con disabilità; abbiamo un banner sul sito di Handimatica; c’è un banner della IBM che dice: "Cerchiamo le migliori risorse per la nostra azienda" e c’è una postazione proprio nello stand di ASPHI, questo grande che sta di fronte all’ingresso della IBM, con lo stesso scopo: "Stiamo cercando (l’abbiamo detto anche ieri in apertura di questo congresso) persone disabili, persone con degli skill ecco, poi che siano abili, disabili, con handicap non ha molta importanza; l’importante è che abbiano certi skill sulle tecnologie, questo è quello che noi stiamo cercando!

Ci sono una serie di problemi come potete immaginare, ma di questo ho parlato ieri, non vorrei rifare l’intervento che ho sviluppato ieri, vorrei invece parlare oggi di una cosa e spero di farlo nel minor tempo possibile. IBM in Italia ha seguito due strade in questo settore, una è attraverso la sua Fondazione, l’altra è attraverso l’ASPHI. Sono due strade che si sono spesso incrociate, che sono sempre state interrelate, ma che hanno seguito fondamentalmente due tipi di progetti. Io vorrei parlarvi brevemente di un progetto che ha fatto la Fondazione - Reinventing Education - e gli incroci con due progetti che ha fatto ASPHI, che si chiamano Cigno e dislessia.

Cos’è Reinventing education? Vorrei in pochi minuti cercare di cogliere la logica di Reinventing Education. Spesso e volentieri noi abbiamo visto iniziative per la diffusione della telematica nella scuola, vista come un modo di scaricare macchine, spesso non più utili per le aziende, sul tavolo delle scuole, in modo da liberarsi di qualcosa di non più utile e cercare di fare del bene. Ecco, questo è un modo a nostro avviso sbagliato di introdurre l’informatica nella scuola; noi pensiamo che l’informatica nella scuola debba essere un processo, una iniziativa di lungo periodo che ha tanti step intermedi.

Reinventing Education, nato negli Stati Uniti nel ‘94 e pertanto già con 6 anni di vita, oggi è sviluppato in Italia in tre luoghi - a Crema, Pontedera e Benevento - in tre tipi di scuole - elementari, medie e superiori - ed è nello stesso modo sviluppato in 21 stati degli Stati Uniti, in Brasile, in Irlanda, in Inghilterra, in Vietnam, in Sudafrica. E’ un progetto realmente mondiale che viene portato avanti piano piano, con grande attenzione in tutti questi stati. Ecco, cos’è Reinventing Education? E’ una modalità, è un processo, è un progetto che tende a far sì che l’utilizzo del computer nella scuola sia uno strumento per aumentare la formazione dei ragazzi e per aumentare il dialogo fra docenti, aumentare la qualità dell’insegnamento e la qualità dell’apprendimento.

Ecco, per far questo, vi rendete conto, noi ci troviamo in una situazione organizzativa della scuola che è lì consolidata da tantissimi anni, con un docente da una parte, una classe dall’altra e così è da sempre, dai tempi di Atene. Allora, il problema è che queste nuove tecnologie in qualche modo cambiano da dentro questa modalità, questo modello organizzativo.

Allora, bisogna imparare a cambiarla! Perché abbiamo sempre gli stessi professori da una parte e i bambini dall’altra e i bambini cambiano e cambiano molto più velocemente dei docenti! E allora i bambini, i ragazzi hanno oramai capito le potenzialità delle tecnologie e spesso non altrettanto ciò è successo nell’ambito dei docenti.

Allora, il nostro progetto Reinventing Education è proprio un progetto quasi più indirizzato a far crescere la consapevolezza da parte dei docenti che queste tecnologie sono potenti e cosa possono fare con queste tecnologie, piuttosto che entrare già subito nella didattica.

Ecco, quanti di voi ricorderanno quanti cdrom sono stati buttati sulla scuola, sulle materie più diverse? Quanti cdrom hanno cercato di sostituire il libro? Ecco, anche questo è stato un passaggio sia pure importante, ci sono alcuni cdrom di una bellezza straordinaria - non dimentichiamo gli ultimi sulla letteratura italiana; sono delle cose veramente molto belle, ma non sono lo step finale di questo percorso.

Esso parte dall’informatica, ma passa per la telematica! Ecco, il passaggio epocale che stiamo vivendo è fra l’informatica e la telematica, è il computer in rete, è Internet. Allora, se noi concepiamo questo scatolotto che deve stare sul tavolo dei ragazzi come un cordone ombelicale con tutte le informazioni che ci sono nel mondo, ecco, allora noi capiamo cosa diventa la scuola!

Ecco, allora diciamo: la rete, e, (cerco di focalizzarmi sull’obiettivo di questa mattinata), ecco, la rete è un modo per far giungere e far rendere coscienti i docenti e gli alunni della potenzialità del mondo dell’informazione. Allora i docenti non si trasformano più in coloro che trasmettono solo informazioni, ma coloro che insegnano ai ragazzi come e dove trovare queste informazioni sulla rete! Ecco, le informazioni ci sono!

E allora bisogna saper dialogare con la rete, bisogna saper completare la rete con il libro, perché il libro non muore, nessuno ha detto che il libro deve morire. Ci sarà il libro, ci sarà la rete, ci sono tante fonti come quando ci facevano fare le ricerche quando eravamo ragazzi: andavamo in biblioteca e tiravamo fuori tre o quattro libri! Ecco, a questo punto abbiamo la rete che è una enorme e sterminata biblioteca e tante informazioni per completare la docenza e tutte le informazioni che noi possiamo avere.

Ecco allora cos’è Reinventing Education. E’ una modalità per cambiare l’organizzazione della scuola, per immettere sul tavolo dei ragazzi dei computer, ma collegati in rete. Ecco, a questo punto siamo entrati in questo principio: la rete che è a scuola, in classe. Non nell’aula didattica, questo è l’altro concetto un po’ vecchio di organizzare l’informatica nella scuola; la classe rimane così come è e poi c’è questo corpo estraneo come un qualcosa di mostruoso, qualcosa a cui ci si avvicina con un certo sospetto che è l’aula informatica dove c’è il vate che in genere è il professore di matematica che ne sa e porta i ragazzi come se fossero al tempio. No! è un oggetto che deve stare sul tavolo di tutti!

Non s’insegna l’informatica! Ecco, questo concetto: "T’insegno l’informatica"; non vuol dire nulla! "T’insegno Italiano anche attraverso l’informatica, anche con la rete! T’insegno Inglese, t’insegno matematica, t’insegno geografia anche con l’utilizzo dell’informatica"! E, per raggiungere questo obiettivo, l’informatica è in rete e come strumento didattico è ottenibile attraverso un uso della rete.

Ecco, cosa centra questo con l’handicap? Ma vi rendete conto che nel momento in cui questa tecnologia informatica è diffusa, è correttamente utilizzata, i professori hanno imparato ad utilizzarla ed è sul tavolo di tutti, ecco, a questo punto tutti i progetti, tutte le cose stupende che ha fatto ASPHI nel campo della dislessia, nel campo della formazione dei docenti a supporto dei disabili ecc., tutto questo lavoro diventa molto più semplice, perché il problema non è quello di fare delle cose ad hoc con uno sforzo addizionale!

È come trovarsi un terreno arato su cui è possibile, con molta facilità e con molta naturalezza, inserire elementi che possono essere appunto nel campo della dislessia, nel campo degli ipovedenti, nel campo del ritardo di apprendimento, nel campo di quello che volete voi, possono essere strumenti e possono essere utilizzati tutti con grande facilità.

Ecco, mi scuso per la lunghezza, ma vorrei fermarmi qui, grazie.

 

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