Convegno
I servizi telematici e l'accessibilità per i disabili

 

Franco Bomprezzi: Coordinatore

Ringrazio proprio Mario Barbuto e mi scuso se gli ho chiesto di stringere i tempi perché lo avremmo ascoltato credo ancora a lungo tutti quanti, è un modo estremamente concreto di dimostrare, se vi ricordate le cose dette in introduzione, proprio questa grande paura che il nuovo nelle tecnologie ci porti ancora più indietro e non più avanti. Una situazione paradossale per cui si sposta sempre un po’ più in là l’obiettivo di una piena accessibilità e questo è davvero uno degli allarmi che credo da queste giornate possa venire per tutti. Carlo Giacobini, opportunità telematiche fra leggenda e realtà, a te la parola.


Carlo Giacobini - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

"L’HANDICAP DELLA RETE: OPPORTUNITà TELEMATICHE FRA LEGGENDA E REALTà"


Preferisco dall’alto dei miei 169 centimetri di altezza, anche perché si respira meglio, si vede meno il pubblico. E’ in un certo senso un po’ la pena del contrappasso quella che mi ha imposto Giorgio Sommi di ASPHI nel chiedermi di evidenziare anche gli aspetti e i limiti di Internet e del WEB, settore del quale io sono stato entusiasta e fautore fin dall’inizio, fin dalle primissime esperienze in Italia. I migliori atei sono gli ex preti mi dice Giorgio Sommi! Credo di dover riprendere alcuni elementi proposti da Barbuto in modo molto acuto e molto concreto. Credo che si debba parlare di Internet di WEB in generale, se vogliamo parlare di WEB e di Internet per disabili semmai questo esista. Innanzitutto quindi noi dobbiamo chiederci che cosa cerchiamo oggi in Internet, che cosa ci aspettiamo oggi da Internet? Beh, io credo che ci aspettiamo di trovare innanzitutto delle informazioni, o meglio di trovare delle informazioni in modo più veloce e dinamico, facendo meno fatica di quello che potremmo trovare comunque, quello che potremmo trovare in modo altrettanto concreto, consultando biblioteche, acquistando giornali, consultando libri ecc. il problema è che non potremmo farlo con il supporto di motori di ricerca più o meno efficaci, non potremmo farlo con la velocità, non potremmo selezionare delle parti di testo che ci interessano. Quindi cerchiamo delle informazioni, sì, ma le cerchiamo in un modo nuovo. Che cosa cerchiamo ancora? Cerchiamo comunità, momenti, punti di incontro con persone che hanno o possono avere interessi simili ai nostri e non sto pensando solo a interessi legati alla patologia, ma sto pensando a qualsiasi tipo d’interesse: dal fumetto, alla motocicletta, alla pirateria informatica; non so se è il caso di dirlo qui con persone dell’Ibm, ma comunque cerchiamo anche questo. Poi ancora che cosa ci aspettiamo, che cosa cerchiamo in Internet? Cerchiamo sicuramente nuove e non ben definite opportunità, magari ci sarà in Internet… cerchiamo soldi, trading online, possibilità di fare della speculazione, ci sogniamo i quattrini che entrano nel nostro conto corrente bancario, magicamente per frutto di alcune operazioni fatte notte tempo sulla piazza d’affari di Honkong o di Londra o di Francoforte; ancora ci aspettiamo quattrini facili cliccando in continuazione fino a procurarci un’artrosi al dito su un banner che ci manda un quarto di centesimo di dollaro sul nostro conto corrente bancario. Cerchiamo lavoro: "Collegati ad Internet, inserisci tutti i tuoi dati e sicuramente attraverso il sito tal dei tali, attraverso il portale o qualcos’altro troverai lavoro"! è un’illusione che non sempre si riesce a coronare (per usare un eufemismo). Oppure, cerchiamo, cercano sesso: cioè incontri di vario tipo o la notizia più o meno vera, secondo me non credibile che nascerebbero 10000 siti al giorno di siti pornografici, sinceramente mi lascia un po’ perplesso proprio per la consistenza del numero. Ecco, questo è quello che noi cerchiamo e ci aspettiamo da Internet oggi! mi pare che sia un’aspettativa che non distingua persone con disabilità da persone che disabilità non hanno o non ce l’hanno in modo apparente. C’è però innegabilmente e qui la ragione e il senso del mio intervento, una certa discrasia tra quello che noi pensiamo di trovare e quello che effettivamente riusciamo a trovare e ancora di più tra quello che pensiamo di trovare e quello che effettivamente c’è. Questo è anche quel re nudo di cui parlava Barbuto poc’anzi; è una discrasia dovuta soprattutto a dei luoghi comuni abilmente coltivati da alcuni che nascono, che fondano la loro forza anche in una immaturità, ancora una non maturità dell’utente medio, aspettarsi di trovare chissà che cosa, la panacea, la soluzione di tutto; anche si crede di poter trovare informazioni precise ed accurate, il problema è che questa discrasia e queste illusioni sono dannose quanto più si tratta di utenti deboli od utenti con aspettative alte, utenti proprio della scuola.

Allora, il doppio ruolo di quell’insegnante o meglio degli insegnanti, non è solo quello di insegnare ad usare un pc, insegnare ad usare la rete, a navigare.

Mi fa ridere pensare d’insegnare qualcuno a navigare perché a me non ha insegnato nessuno, alla maggioranza delle persone non ha insegnato nessuno, l’esperienza si fa sbagliando. Credo che il ruolo dell’insegnante sia ancora quello di istillare un certo senso critico negli studenti che abbiamo davanti ed è lo stesso senso critico che si deve avere consultando un volume, facendo capire allo studente: "Guarda, questo è un volume di cinquant’anni fa, questo è un volume che è stato scritto in un determinato modo"! ed anche queste istruzioni per l’uso che vanno istillate insegnate alle persone con disabilità.

A chi giova questa non maturità ancora nell’utente, che è un punto su cui dobbiamo lavorare seriamente assieme allo sviluppo della rete, delle opportunità, dell’hardware, delle soluzioni per l’accesso delle persone con disabilità della più varia: motoria, visiva, uditiva; anche le persone con disabilità uditiva, non dimentichiamolo, hanno dei problemi di accesso alla tecnologia che sono piuttosto seri. Giova a chi organizza i corsi serali, a chi organizza i corsi di alfabetizzazione informatica da cui spesso si esce con una preparazione uguale a quella o simile a quella che si aveva quando si è entrati, ma con la convinzione di sapere tutto su ciò che è Internet e su ciò che è una pagina WEB.

Giova a chi pubblica libri su questi aspetti, giova a chi offre dispense allegate a riviste o quotidiani; credo che questi non siano misteri per nessuno, luoghi comuni. In Internet si può trovare tutto, in Internet è facile trovare quello che si cerca, grazie ad Internet è possibile acquistare tutto, grazie ad Internet è possibile trovare nuovi amici, si può trovare tutto? Sì, è vero, nel WEB ormai è possibile trovare davvero molte informazioni, ma chi verifica come si fa a conoscere la qualità di quell’informazione, l’autorevolezza di quell’informazione, la data d’inserimento di quell’informazione? Chi mi offre gli strumenti per sapere che la prima voce uscita all’interno di una ricerca fatta con Iahoo, con Altavista o con Virgilio è la più corretta e non invece quella che ha più ricorrenze di quel termine? Non è esattamente questo che l’utente si aspetta, si aspetta di trovare l’informazione più importante, più corretta e magari anche più facile da comprendere! E la comprensibilità è il secondo aspetto che riguarda tutti gli utenti del WEB.

Quando parliamo di accessibilità (ne riparlo più avanti), io penso anche alla comprensibilità del testo; ricordiamoci che ci deve essere per raggiungere un obiettivo che è insito in chi fa informazione, una democrazia dell’informazione o meglio un’informazione democratica, comprensibile ai più, anche quando si tratta di un’informazione tecnica; non è sufficiente mettere a disposizione il testo di una legge, le specifiche tecniche di una carrozzina o le planimetrie di un albergo più o meno accessibile, è necessario supportare il cittadino, l’utente, il consumatore, il disabile o no. Quando facciamo una ricerca ce ne troviamo a centinaia di siti WEB fantasma in Internet: i siti WEB fantasma non sono quelli che ci fanno uscire il 404 file not found nel nostro computer, no! sono quelli esistenti, accattivanti, colorati, interessanti, ma su cui nessuno ci ha messo più le mani da uno, due, tre, quattro o cinque anni o più. Quindi l’utente che a tutta prima lo visita è convinto che sia attuale, che sia stato creato ieri, che sia stato creato proprio per le esigenze sui risvolti di cronaca o d’informazione più aggiornata; poi viene abbandonato senza che chi ne è responsabile abbia il coraggio, il senso del dovere per rimuoverlo se non riesce ad aggiornarlo.

Come nasce solitamente il sito fantasma? Ha un percorso tutto suo? Nasce con storie varie: ad esempio, grazie all’entusiasmo di alcune persone che ci mettono il massimo per uno, due, tre mesi magari sulla scia della conclusione di un grande corso di formazione o d’informazione, poi, chiaramente vanno per la loro strada e lasciano là il sito. Nascono come appendice (perché la comunità molto spesso lo chiede) di progetti europei finanziati per corsi, per approfondimenti, per ricerche od altro e là rimangono quando finiscono i quattrini, finisce il progetto e quant’altro. Che cosa provoca? Provoca danni perché le persone sono convinte che quello sia un servizio, sia un’informazione ancora funzionante, quindi questa è una grave responsabilità e devo dire che purtroppo, i siti fantasma sono molto frequenti nel mondo che riguarda la disabilità. I danni sono questi: oltre chiaramente alla mia personale "dieta" in quanto avrò partecipato ormai a decine di inaugurazioni di siti che poi, per mesi (con rinfresco annesso), sono rimasti stabili, oppure non hanno più avuto storia a seguire. In Internet è possibile acquistare tutto: l’e-commerce, che dovrebbe investire anche il mondo degli ausili, ma io l’ho scritto e lo sottolineo qui nuovamente, sembra non avere effettiva storia in Italia soprattutto per quanto riguarda le persone con disabilità e gli ausili per l’autonomia. Delle ditte espositrici qui a Handimatica ce ne sono fortunatamente due o tre che stanno operando in questa direzione, ma vi assicuro per commercio elettronico il massimo che s’intenda negli altri siti è pubblicare un listino non aggiornato o meglio pubblicizzare la possibilità di richiedere il listino tramite posta normale; quindi, soprattutto per quanto riguarda gli ausili, l’e-commerce è veramente all’età della pietra. Grazie ad Internet è possibile trovare nuovi amici dicevamo, ma sinceramente non mi pare che soprattutto frequentando gruppi di discussione, gruppi d’incontro, che si siano moltiplicate folgoranti amicizie o storie d’amore grazie alla connessione alla rete. Gli stessi gruppi di discussione, qualitativamente ben strutturati ed elevati, mi pare siano frequentati da un numero sufficientemente ristretto di persone, tale da non considerarlo una grande comunità; se non altro grazie alla posta elettronica, in questo sì davvero è una svolta importante o per lo meno quanto il WEB o meglio la diffusione dell’uso della posta elettronica fra tutti, è migliorata come scriveva Beppe Severini alcune settimane fa sul Corriere, è migliorato se non altro lo scambio dei rapporti epistolari che era abbandonato ormai da anni tra persone, sta poi a vedere quale sia la qualità dell’invio della posta elettronica, sembra che ci siamo dimenticati di come far valere quello che diciamo, di come far comprendere anche l’inflessione o il senso di quello che diciamo: esempio per tutti le faccine! È indispensabile ormai mettere la faccina che sorride per farsi comprendere e per far comprendere il senso di una frase o la faccina dispiaciuta per far comprendere la tristezza di quanto diciamo. Per carità, gergo da comunità, direte voi, ma è anche un certo dimenticarsi il buon uso della lingua italiana, è un treno che forse andrà scemando anche grazie o purtroppo all’uso di quegli sms in cellulare di cui parlava prima Barbuto, ma davvero, lo scambio di messaggi è diventato più frequente e anche un tesoro per le persone con disabilità che più velocemente possono scambiare richieste ed informazioni.

Ancora per quanto riguarda la posta a segnale di quella certa immaturità di cui parlavo prima, immaturità diffusa tutto sommato, sono la diffusione di quella massa di messaggi inutili o infondati, ma vediamo di studiarli meglio perché non è una condanna quella che sto per pronunciare.

Negli ultimi tre mesi io mi sono permesso di contarli, mi sono giunti 94 messaggi identici di richiesta di donazione di midollo osseo di gruppo b positivo, mi sono arrivati… ovviamente per chi è nell’ambiente è un messaggio assolutamente infondato in quanto le donazioni di midollo osseo non si svolgono certo per posta elettronica e, peggio non centra assolutamente nulla il gruppo sanguigno B positivo o negativo. Mi sono arrivati 37 messaggi in aumento per le donne dei Talebani, la discriminazione delle donne dei Talebani: ovviamente, non è che c’è un messaggio, un testo non importante non rilevante, ma è un messaggio che non ha nessun fondamento; una volta che l’avete rispedito non finisce assolutamente da nessuna parte, se non nelle caselle delle persone che vi conoscono. Sta montando bene la foresta amazzonica attorno ai 92, una settantina di messaggi su virus più o meno veri. Allora, sono tutti messaggi che con un minimo di approfondimento si capisce che sono assolutamente infondati, non parlo solo dei virus beffa, ma parlo anche dal midollo osseo in giù, ma io credo che sia importante evidenziare il fatto che questi sono elementi e segnali di una mancanza di critica approfondita su tutto quanto circola in Internet; si rischia di dire come si diceva trent’anni fa: è vero l’ha detto la televisione, oppure come si diceva in altri ambienti qualche anno prima, è vero è anche scritto sull’Unità.

Quindi, attenzione, senso critico su quanto circola in Internet; poi ci sono delle parole magiche che circolano con insistenza, ad esempio, il termine portale. Allora non bastava più sito: "Faccio un sito, ma come! lo fanno tutti, no, faccio un portale che è più grosso". Sono veramente incuriosito di vedere che cosa si inventerà ancora sopra il portale! Allora, il senso di portale è questo: il portale nasce dall’esigenza di saper orientare delle persone nella ricerca per argomento; il portale sulla medicina mi raggruppa le indicazioni relative alla medicina o alle malattie rare o qualsiasi altra cosa, sull’informatica, un geoportale, tutte le aziende che operano nella Valtellina, in Toscana ecc. quindi non ha in sé all’interno delle informazioni proprietarie, distribuisce e orienta le persone; questo è inizialmente il portale. Anche i portali italiani se li avete osservati, sono tutti uguali: possibilità di spedire messaggi sms gratis, possibilità di iscriversi a posta, informazioni meteo, pescano sempre dalle stesse; informazioni ansa, pescano sempre dalla stessa e poi a scendere giù alcune altre cose che potremmo verificare a tavolino; sono tutti uguali, cambia la rotazione dei banner pubblicitari. Quando è che si differenziano i portali? Si differenziano quando creano informazioni proprietarie. Ecco perché quello dell’Inail, ad esempio, non riesco a pensarlo come un portale, ma riesco a pensarlo così come mi è stato descritto ben prima di questo incontro, come una base dati divisa per argomenti, ma argomenti di cui il gestore di quel mega sito è proprietario e questo è particolarmente importante, particolarmente interessante. Quindi non innamoriamoci troppo delle parole e tentiamo di capire un po’ meglio di cosa si tratta: ciaoweb, Eva Supereva ecc. Jumpi, guardateli, osservateli, comparateli e vedete quanti elementi hanno simili e quanti hanno invece di differenziazione.

Grande fratello di cui è proprietario Jumpi è sicuramente un elemento di differenziazione.

Il nostro mondo in Internet ha probabilmente un luogo comune specifico che è quello di pensare che la persona con disabilità entri in Internet per risolvere o per affrontare i suoi bisogni di persona con disabilità; questo, non credo sia vero, credo sia un elemento ancora una volta di ghettizzazione, di rischio! È vero che noi siamo proprietari d’informazioni che possiamo dare sulla disabilità, ma non pensiamo che l’utente che ha una disabilità entri in Internet solo perché è una persona disabile, entra in Internet perché è un cittadino, una persona che vuole approfondire tutti i suoi specifici interessi dalla lettura, alla poesia, alla musica o alle cose meno condivisibili; per cui non corriamo il rischio di pensarlo come un monomaniaco un monocorde.

Questo è molto importante perché ci obbliga come associazioni ad impegnarci soprattutto per far sì che i siti siano accessibili, far sì che quei famosi "portali" devono essere considerati aperti a tutte le persone con disabilità e con attenzione alle loro necessità.

Arrivo in chiusura, due minuti ancora, di che cosa c’è bisogno?

C’è bisogno oggi di notizie fresche e veloci, c’è bisogno di siti che diano informazioni aggiornate, investendo risorse su quanto accade nella nostra società che possono avere un interesse diretto o indiretto per le persone disabili. C’è bisogno di notizie certe: cioè di notizie approfondite, verificate, di notizie su cui un giornalista o un tecnico abbia fatto i suoi commenti.

C’è bisogno di notizie comprensibili che le persone comuni comprendono; non c’è bisogno di notizie continuamente rimasticate. Di siti che sono altro che un link al sito, che sono link su link, che si autolincano: cioè è importantissimo dividere le notizie dai commenti. Ecco, ad esempio, un modo di non fare informazione, è quello di spacciare un forum di discussione o un newsgroup per un punto informativo, è semplicemente un angolo in cui delle persone si scambiano delle informazioni. Il rischio è invece che partecipando ad un forum di discussione, si pensi che qualsiasi cosa detta lì sopra, sia oltre che comprensibile vera e approfondita.

C’è necessità di supporto agli utenti, c’è bisogno di trovare dall’altra parte persone che danno risposte e che danno informazione.

C’è bisogno di accessibilità ai siti, ma su questo non torno se non per dire che oltre che un diritto all’accessibilità, il progettare siti accessibili è una capacità tecnica che, se tecnico non ha, è solo prova di incapacità! E c’è necessità di sapersi rinnovare ed aggiornare, tenendo presente che non si vive solo di contenuti, che non si vive solo d’immagini, di effetti speciali o quant’altro, ma è anche di contenuti che abbiamo dannatamente bisogno, grazie.

 

Ritorna a
Convegni ed Atti 2000
Ritorna ad
elenco relatori
Relatore
successivo