Seminario
“Accessibilità a internet: quello che si deve, si può e si vuole fare”

 

Paolo Graziani - Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, Firenze

"Dai principi alle norme: un percorso applicativo"


Introduzione

Nonostante che oggi l'accessibilità dei siti Web stia diventando un argomento di attualità, si fa fatica a percepire gli effetti di questo interesse sulla materia. In altre parole, i siti veramente accessibili restano molto pochi, per cui occorre chiedersi le ragioni di questa sproporzione fra il livello di interesse che l'argomento suscita, ovunque se ne parli, e il livello di ricaduta sul mondo Web

Questa relazione vuole proprio richiamare l'attenzione su alcuni aspetti problematici che rappresentano degli ostacoli nel passaggio dalla presa d'atto che qualcosa si può fare alle azioni concrete per tradurre in fatti la conoscenza acquisita.

 

Gli "Orientamenti" WAI: un punto di partenza obbligato

"The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect."
Tim Berners-Lee

["La forza del Web è nella sua universalità. L'accesso da parte di tutti, indipendentemente dalla disabilità, è un aspetto essenziale."]

Questa frase celebre del fondatore del Web è ormai riportata ovunque e potrebbe far pensare che tutto è risolto, dato che del problema dell'accessibilità del Web, e quindi della possibilità anche per le persone disabili di non essere escluse da questa realtà, se n'è fatto carico proprio il W3C, cioè il massimo organismo di governo della grande ragnatela.

Fin dal 1998 infatti il consorzio W3C ha istituito un apposito progetto chiamato Web Accessibility Initiative (WAI) per lo  studio di questo specifico problema (http://www.w3.org/WAI/). Già nel maggio 1999 il WAI ha emanato le sue ormai famose "Linee guida" Web Content Accessibility Guidelines (WCAG 1.0):

Web Content Accessibility Guidelines 1.0

  1. Provide equivalent alternatives to auditory and visual content.

  2. Don't rely on color alone.

  3. Use markup and style sheets and do so properly.

  4. Clarify natural language usage

  5. Create tables that transform gracefully.

  6. Ensure that pages featuring new technologies transform gracefully.

  7. Ensure user control of time-sensitive content changes.

  8. Ensure direct accessibility of embedded user interfaces.

  9. Design for device-independence.

  10. Use interim solutions.

  11. Use W3C technologies and guidelines.

  12. Provide context and orientation information.

  13. Provide clear navigation mechanisms.

  14. Ensure that documents are clear and simple. 

I titoli delle 14 raccomandazioni WAI in prima lettura possono apparire generici e perfino ambigui, ma in realtà rappresentano altrettante punte di iceberg, dato che sotto ognuno di essi si sviluppa una struttura fatta di spiegazioni, punti di controllo (check points) organizzati su tre livelli di priorità e tecniche applicative riferite ai vari linguaggi descrittivi.

Tutto ciò rende questa documentazione completa e rigorosa, ma al tempo stesso un po' dispersiva e di difficile consultazione a molti operatori del Web, i quali non possiedono sufficiente conoscenza  delle problematiche della disabilità, della tecnologia assistiva e neanche dei linguaggi descrittivi a basso livello delle pagine Web, per poter comprendere e applicare tali orientamenti. L'esperienza di 4 anni di tentativi di diffusione della conoscenza delle linee guida WAI ha messo in evidenza la difficoltà degli operatori, soprattutto non professionali, a penetrare in quella complessa documentazione. La reazione tipica davanti al problema dell'accessibilità dei siti per le persone disabili è di sorpresa prima, di interesse poi ed infine di richiesta esplicita di aiuto per la valutazione del presente grado di accessibilità del proprio sito e di suggerimenti precisi sugli interventi da fare per renderlo accessibile. In altre parole, il Web master tipo si aspetta che qualcuno gli dica cosa deve fare o gli fornisca uno strumento che trasformi automaticamente il proprio sito in modo da rimuovere le barriere di accessibilità, poiché da solo non sa da dove iniziare. Ovviamente, nessuno può assicurare un servizio di assistenza così capillare né esistono strumenti completamente automatici per trasformare magicamente un sito inaccessibile in uno senza barriere.

Un altro limite degli orientamenti WAI è che, pur essendo definiti da qualcuno "de facto standars", sono in realtà solo dei suggerimenti il cui rispetto è affidato alla buona volontà degli operatori del settore. Questo non incoraggia il loro studio e la loro applicazione nella generalità dei casi, ma sarebbe ingenuo pensare che questo aspetto del problema potesse essere superato con una legge o norma prescrittiva che ne rendesse obbligatoria l'applicazione. Ci sono infatti delle difficoltà oggettive che rendono difficile la trasformazione meccanica delle linee guida WAI in norme prescrittive.

La prima difficoltà è data dal fatto che le WCAG sono pensate per la generalità dei siti Web e perciò prendono in considerazione tutti i possibili problemi che si incontrano, cercando di suggerire come risolverli o aggirarli. Da tale punto di vista generale, l'effetto è piuttosto modesto poiché esse si rivolgono ad un ambiente nel quale la "deregulation" e la creatività regnano sovrane, per cui ogni iniziativa di introduzione di regole trova sempre fiere opposizioni, con conseguente poca disponibilità a seguire tali suggerimenti.  D'altro canto, l'applicazione a casi specifici, dove le problematiche possono essere più circoscritte, è resa difficile proprio dalla generalità della documentazione, che mal si presta ad essere usata come una normativa orientata al caso.

Poi occorre considerare che soluzioni tecniche basate sull'uso attento di opzioni previste nei linguaggi descrittivi a basso livello sfuggono al controllo dell'operatore medio, il quale si serve ormai di "sistemi autore" e di "sistemi di gestione del contenuto" delle pagine (content management systems) i quali facilitano notevolmente il lavoro facendo ricorso a interfacce utente molto amichevoli, ma che per questo nascondono completamente i problemi tecnici di costruzione delle pagine, inclusi quelli di accessibilità. Per inciso, il progetto WAI ha pubblicato anche le linee guida per chi sviluppa "authoring tools", con i criteri di progetto che devono essere seguiti affinché questi strumenti aiutino gli autori a produrre pagine accessibili,  ma queste linee guida sono a tutt'oggi poco rispettate.

Anche altre linee guida WAI, come quelle dedicate a chi sviluppa gli "user agents" non sono seguite come sarebbe auspicabile. Ad esempio, i browsers, che rientrano in questa categoria di prodotti, non gestiscono sempre correttamente le singole istruzioni dei linguaggi descrittivi, come HTML, CSS o XHTML, per cui, anche se sono state applicate le soluzioni di accessibilità previste in questi linguaggi e consigliate dalle WCAG, spesso queste risultano inutili, almeno in una certa misura, ed anche questo non contribuisce ad incoraggiare la loro applicazione.

Infine, lo sforzo di andare incontro ai problemi della totalità dell'utenza ha portato gli estensori delle WCAG ad usare formulazioni generiche riguardo ai problemi più delicati e critici, politicamente corrette ma difficili da tradurre in soluzioni applicative concrete e verificabili nel risultato. Finché si tratta di dare consigli e lasciare al buon senso degli operatori il modo di seguirli, tutto può andar bene, ma non appena si tenta di trasformare queste cose in norme prescrittive, con eventuali sanzioni per le inadempienze, tutto ciò che non è chiaramente definibile e misurabile finisce per rendere nullo l'effetto della norma stessa. Un esempio per tutti è rappresentato dalla raccomandazione n.14: tutti sanno cosa vuole dire "chiaro e semplice", ma nessuno è in grado di misurare il livello di chiarezza e semplicità di una pagina Web e quindi di verificarne il grado di conformità alla norma.

 

Provvedimenti normativi: un punto di arrivo

I principi di libertà di informazione e di espressione artistica impediscono di fatto l'introduzione di regole obbligatorie e generali di accessibilità nell'universo del Web. Così come sarebbe impensabile imporre ad un pittore di dipingere quadri solo se percepibili anche ai ciechi, o ad un musicista di comporre musica percepibile anche ai sordi, oppure ancora ad un poeta di scrivere poesie che tutti possano capire al volo, sarebbe improponibile imporre a chiunque metta in rete un sito Web, di qualunque natura o finalità, di garantire la sua accessibilità da parte di qualsiasi  utente, sempre e comunque. Sarebbe un inaccettabile limite alla creatività, che è stata, e continua ad essere, la forza che ha fatto crescere la grande ragnatela ed ha stimolato lo sviluppo delle tecnologie applicate in questo settore.

Si può esercitare una pressione politica e psicologica affinché questo avvenga ma non si può imporre niente a nessuno, a meno che non si tratti di casi nei quali il controllo politico è giustificato dalla natura pubblica di un servizio reso alla collettività.

In questo caso, l’interesse generale prende il sopravvento sulla libertà assoluta e l’imposizione di regole,  eventualmente anche restrittive come ad esempio sulle tecnologie da impiegare, risponde ad una esigenza di rispetto delle utenze marginali, prioritaria rispetto alla libertà di espressione di chi cura il servizio.

In altre parole, si deve distinguere fra strumenti persuasivi e strumenti normativi, a seconda del grado di controllo pubblico che è possibile esercitare sui singoli siti. Le linee guida WAI possono rappresentare un ottimo strumento persuasivo per diffondere la cultura dell’accessibilità, fornendo anche tutte le informazioni tecniche necessarie per conseguire il risultato. Per inciso, c’è molto bisogno d strumenti persuasivi e informativi in generale, dato che tutti riconoscono che nella maggior parte dei casi la prima e principale causa dei problemi di accessibilità è costituita dall’ignoranza del fatto che i siti Web sono una risorsa di eccezionale importanza per chi è affetto da minorazioni fisiche o sensoriali.

Per quanto riguarda i servizi pubblici, sono giustificate e necessarie norme che prescrivano come essi devono essere organizzati e gestiti. In queste norme devono allora trovar posto anche quelle dedicate all’accessibilità, come espressione del principio democratico di non esclusione delle fasce deboli di cittadini.

Al tempo stesso, si deve considerare il punto di vista di quelli che devono applicare le norme, cercando di semplificare loro il compito, tenendo conto di tutti i condizionamenti a cui è sottoposta la gestione di un sito Web. D'altro canto, se rivolte ad un ambito specifico, come quello dei siti e servizi pubblici, si possono evitare quelle generalizzazioni che complicano l'approccio globale, permettendo di superare la natura di suggerimento per diventare prescrizione vincolante.

Le norme devono perciò essere chiare e verificabili, scritte nella lingua nazionale, senza rimandi a documentazione esterna fuori dal controllo dell’autorità competente. In altre parole, non è pensabile dire semplicemente che si devono adottare gli orientamenti di un progetto come il WAI, ma piuttosto si deve attingere alla documentazione tecnica esistente per redigere la normativa da applicare, con i necessari adattamenti.

Un esempio di questo modo di procedere è rappresentato nella legislazione degli USA, dove il provvedimento più recente in materia di accessibilità elettronica è la Section 508 del Rehabilitation Act (1998), i cui “standards” applicativi,emessi nel 2000 (http://www.access-board.gov/sec508/508standards.htm), riportano la normativa da applicare sia per l’accessibilità dei siti pubblici a beneficio dei cittadini disabili sia per l’accessibilità della strumentazione hardware e software usata dalle agenzie e uffici pubblici per garantire l'inclusione dei dipendenti disabili. Nel preambolo di detti standards si legge infatti:

Section 508: Preamble Text
SUMMARY: The Architectural and Transportation Barriers Compliance Board (Access Board) is issuing final accessibility standards for electronic and information technology covered by section 508 of the Rehabilitation Act Amendments of 1998. Section 508 requires the Access Board to publish standards setting forth a definition of electronic and information technology and the technical and functional performance criteria necessary for such technology to comply with section 508. Section 508 requires that when Federal agencies develop, procure, maintain, or use electronic and information technology, they shall ensure that the electronic and information technology allows Federal employees with disabilities to have access to and use of information and data that is comparable to the access to and use of information and data by Federal employees who are not individuals with disabilities, unless an undue burden would be imposed on the agency. Section 508 also requires that individuals with disabilities, who are members of the public seeking information or services from a Federal agency, have access to and use of information and data that is comparable to that provided to the public who are not individuals with disabilities, unless an undue burden would be imposed on the agency.

[Sezione 508: Prefazione
SOMMARIO: La Commissione per la Conformità delle Bariere Architettoniche e dei Trasporti (Commissione Tecnica) emana gli standards finali sull'accessibilità per l'elettronica e l'information technology, contenuti nel paragrafo 508 dell'Emendamento alla legge sulla Riabilitazione del 1998. Il paragrafo 508 richiede alla Commissione Tecnica di pubblicare degli standards che definiscano l'elettronica e l'information technology e le caratteristiche tecniche e funzionali necessarie a queste tecnologie per essere conformi al paragrafo 508. Il paragrafo 508  richiede che, quando una Ente Pubblico sviluppa, acquista, manutenziona o fa uso dell'elettronica e dell'information technology, si assicuri che l'elettronica e l'information technology permettano agli impiegati pubblici con disabilità un accesso e un uso delle informazioni e dei dati comparabile alla possibilità di accesso e di uso di informazioni e dati di impiegati pubblici che non siano persone con disabilità, a meno che questo non comporti un onere eccessivo per l'Ente. Il paragrafo 508  richiede anche che, persone con disabilità che abbiano bisogno di usufruire di informazioni o servizi erogati da un Ente Pubblico, abbiano un accesso e un uso delle informazioni e dei dati comparabile a quello fornito a individui che non siano persone con disabilità, a meno che questo non comporti un onere eccessivo per l'Ente.]

Si noti il carattere concretamente applicativo del provvedimento, ben messo in evidenza fin dal preambolo, con la sottolineatura del limite di applicazione dato da un eventuale onere eccessivo (undue burden) per le amministrazioni. Questa clausola, anche se per certi aspetti può sembrare restrittiva e pericolosa, di fatto vuole sancire la separazione fra ciò che è ragionevole e ciò che è utopia, non essendo possibile nella pratica assicurare sempre una accessibilità assoluta a tutti e a tutto. La commissione tecnica (access board) che ha preparato gli standards applicativi ha seguito lo stesso criterio anche  per le linee guida per l'accessibilità che ha messo a punto per i siti pubblici degli USA.  Queste si ispirano alle linee guida WAI, coincidono di fatto per buona parte con esse e con molti dei loro checkpoints, per tutto ciò che risulta definibile e verificabile, ma se ne discostano per quelle parti che non hanno questa caratteristica. Si noti anche la formulazione esplicita, senza troppi rimandi, delle 16 raccomandazioni: 

 § 1194.22 Web-based intranet and internet information and applications.

  1. A text equivalent for every non-text element shall be provided (e.g., via "alt", "longdesc", or in element content).

  2. Equivalent alternatives for any multimedia presentation shall be synchronized with the presentation.

  3. Web pages shall be designed so that all information conveyed with color is also available without color, for example from context or markup.

  4. Documents shall be organized so they are readable without requiring an associated style sheet.

  5. Redundant text links shall be provided for each active region of a server-side image map.

  6. Client-side image maps shall be provided instead of server-side image maps except where the regions cannot be defined with an available geometric shape.

  7. Row and column headers shall be identified for data tables.

  8. Markup shall be used to associate data cells and header cells for data tables that have two or more logical levels of row or column headers.

  9. Frames shall be titled with text that facilitates frame identification and navigation.

  10. Pages shall be designed to avoid causing the screen to flicker with a frequency greater than 2 Hz and lower than 55 Hz.

  11. A text-only page, with equivalent information or functionality, shall be provided to make a web site comply with the provisions of this part, when compliance cannot be accomplished in any other way. The content of the text-only page shall be updated whenever the primary page changes.

  12. When pages utilize scripting languages to display content, or to create interface elements, the information provided by the script shall be identified with functional text that can be read by assistive technology.

  13. When a web page requires that an applet, plug-in or other application be present on the client system to interpret page content, the page must provide a link to a plug-in or applet that complies with §1194.21(a) through (l).

  14. When electronic forms are designed to be completed on-line, the form shall allow people using assistive technology to access the information, field elements, and functionality required for completion and submission of the form, including all directions and cues.

  15. A method shall be provided that permits users to skip repetitive navigation links.

  16. When a timed response is required, the user shall be alerted and given sufficient time to indicate more time is required.

(Il riferimento alla §1194.21 nella raccomandazione (m) riguarda l'accessibilità del software; tale sezione degli standards 508 contiene infatti le analoghe linee guida per le interfacce utente dei programmi).

 

Iniziative europee e italiane

A livello europeo, il diritto dei cittadini disabili all'accesso all'informazione pubblica è stato previsto nel piano eEurope, varato nel Consiglio Straordinario Europeo di Lisbona del marzo 2000 e in numerosi altri documenti. In particolare, nel settembre 2001 la Commissione delle Comunità Europee ha emanato una "Comunicazione" dal titolo: "eEurope 2002: accessibilità e contenuto dei siti Internet delle amministrazioni pubbliche" (http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/cnc/2001/com2001_0529it01.pdf).

Questo documento indica ai paesi membri di "adottare" le linee guida WAI a livello A (priorità 1) come base per migliorare l’accessibilità di tutti i siti delle pubbliche amministrazioni. Gli stati membri sono liberi di scegliere il modo migliore per mettere in pratica questo orientamento.

In Italia, il primo provvedimento in materia è stata la Direttiva del Ministro  della Funzione Pubblica del marzo 2001 intitolata ”linee guida per l'organizzazione, l'usabilità e l'accessibilità dei siti web delle pubbliche amministrazioni ” (http://www.governo.it/Presidenza/web/circ13mar2001_FP.html). Per quanto riguarda l'accessibilità, questa direttiva si ispira alle linee guida WAI WCAG 1.0, delle quali riporta una interpretazione della forma riassuntiva (quick tips), opportunamente integrata da alcune indicazioni suggerite da un comitato tecnico interministeriale istituito allo scopo.

L'AIPA (Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) ha costituito nel luglio 2000 un gruppo di lavoro su "Accessibilità e tecnologie informatiche nella Pubblica Amministrazione". Con il supporto di questo gruppo, l'AIPA ha portato avanti varie iniziative, introducendo l'argomento dell'accessibilità dei siti Web e della strumentazione informatica della P.A. nei corsi di formazione, nel regolamento per il telelavoro e nei "pareri" sui contratti di appalto. Nel settembre 2001 ha pubblicato una circolare dal titolo “Criteri e strumenti per migliorare l'accessibilità dei siti web e delle applicazioni informatiche a persone disabili" (http://www.governo.it/Presidenza/web/circ6set2001_AIPA.html).

La circolare AIPA integra la direttiva del Ministro della Funzione Pubblica sopra citata, per quanto riguarda l'accessibilità dei siti pubblici, fornendo indicazioni tecniche più dettagliate, ma affronta anche l'argomento dell'accessibilità dei prodotti informatici utilizzati negli uffici pubblici, fornendo le linee guida per l'accessibilità delle interfacce utente delle applicazioni informatiche, al fine di favorire l’integrazione dei dipendenti disabili della P.A..

L'AIPA ha curato anche lo sviluppo di un CD ROM multimediale per l'auto-apprendimento delle linee guida WAI, destinato agli operatori dei siti Web della P.A., che è stato accluso anche  ad un libro, anch'esso curato dall'AIPA, intitolato "I disabili nella società dell'informazione: Norme e tecnologie" (ed. Franco Angeli, Milano 2002).

Nel maggio 2002 è stata emanata dal Governo la "Direttiva per la conoscenza e l'uso del dominio internet ".gov.it" e l'efficace interazione del portale nazionale "italia.gov" (http://www.governo.it/Presidenza/web/dir30mag2002.html). In questa direttiva, fra i requisiti richiesti ai siti pubblici che aspirano ad essere inseriti nel dominio di secondo livello gov.it è prevista anche l'accessibilità.

Nel maggio 2002 è stata costituita anche una "Commissione interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli", per iniziativa dei ministri dell'Innovazione e Tecnologie, del Lavoro e Politiche Sociali, della Sanità. Il risultato dell’indagine svolta da questa commissione è riassunto in un "Libro bianco" dal titolo "Tecnologie per la disabilità: Una società senza esclusi" (http://www.innovazione.gov.it/librobianco/Libro_Bianco.pdf). Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie sta predisponendo anche un disegno di legge sulla materia, con il quale le diverse iniziative intraprese dovrebbero trovare un inquadramento legislativo ed avere una maggiore forza applicativa.

 

Le prospettive dell'accessibilità

La rapida evoluzione dello sviluppo tecnologico delle reti, dell’organizzazione dei servizi,dell’informazione e della conoscenza porta alla necessità di riconsiderare di continuo anche il concetto di accessibilità e gli approcci per il suo conseguimento.

Ad esempio, l’avvento di XML, con la proliferazione di linguaggi specializzati per materia e la stratificazione dell’architettura dei documenti, cambia il modo di concepire l’accessibilità. La separazione fra contenuto, trasformazione e presentazione, con i rispettivi linguaggi, con l’indipendenza dai dispositivi, apre nuove prospettive per l’accessibilità, ma la libertà di creazione di propri  linguaggi specializzati crea anche maggiori occasioni di ignorare il problema, con conseguente impossibilità di sviluppare documenti accessibili con un linguaggio inidoneo allo scopo.

Anche l’uso di nuovi terminali (PDA, WAP, telefono, TV domestica) sta cambiando lo scenario. Alcuni di questi nuovi terminali presentano problemi di accessibilità per certi utenti disabili per cui sono necessarie nuove soluzioni,ma la maggiore flessibilità e adattabilità dei servizi,  del formato dell’informazione, della presentazione multimediale, delle modalità di interazione, richieste da questi terminali secondo il profilo di utente, potendo includere le necessità degli utenti disabili, può offrire un approccio nuovo al problema della loro fruizione da parte di tutti. Proprio gli ambienti adattabili permettono di superare certe limitazioni attuali delle versioni alternative delle pagine Web, spesso realizzate come soluzione di ripiego, in assenza di altre possibilità, ma generalmente insoddisfacenti poiché svincolate dalla versione principale. Se le diverse presentazioni sono generate automaticamente, risultano sempre equivalenti nel contenuto.

Infine, il “Web semantico”, cioè la codifica del significato dell’informazione, introdotta per  consentire una migliore comunicazione fra l’uomo e la macchina, apre nuove prospettive di più efficienti sistemi di interpretazione alternativa.

Linguaggi specializzati per la codifica delle valutazioni umane, come EARL (Evaluation And Report Language),basati su RDF (Resources Description Format), possono potenziare  le prestazioni dei sistemi di valutazione,  correzione e filtraggio di pagine per migliorarne l’accessibilità.

Tutta questa complessa materia richiede che anche la normativa sull’accessibilità si adegui alle mutevoli situazioni. Di nuovo, si pone la necessità di distinguere fra gli studi e la documentazione sui problemi di accessibilità e le norme attuative da distillare da essi.

Il progetto WAI continua ad avere un ruolo di primo piano, con gruppi di lavoro su tutti gli argomenti connessi con lo sviluppo del Web e delle sue tecnologie. Oltre alle diverse linee guida già rilasciate in forma ufficiale, sono in sviluppo altre ancora in versione “draft”, su diversi altri argomenti, come XML, o nuove versioni di quelle già rilasciate, come la versione 2.0 delle WCAG e quelle per gli "Authoring tools". Anche le tecniche applicative delle varie linee guida subiscono periodici aggiornamenti. Fra gli argomenti di sicuro sviluppo nell'immediato futuro si possono citare quelli dell'accessibilità di SVG (Scalar Vector Graphics),di SMIL (Synchronized Multimedia Integration Language), del complesso universo degli strumenti e delle procedure di valutazione e di riparazione del contenuto dei siti.

C’è quindi sempre materia nuova da studiare e utilizzare per lo sviluppo di normative aggiornate, che costituiscano punti di riferimento affidabili in un universo in continua evoluzione.

In conclusione, gioverà accennare anche al tema dell'accessibilità delle applicazioni informatiche in generale, cioè al problema dei criteri con i quali devono essere sviluppati i programmi affinché risultino compatibili con la tecnologia assistiva. E quindi utilizzabili anche dalle persone disabili. Questo tema è distinto da quello dell'accessibilità del Web, ma si intreccia con questo sia perché riguarda ad esempio l'accessibilità dei browsers e dei vari visualizzatori da essi richiamati, sia per le implicazioni esistenti nei contenuti delle pagine Web, ogni qualvolta vengono introdotti degli oggetti interattivi dotati di propria interfaccia utente, come gli "Applets". Le stesse linee guida WAI suggeriscono in questi casi (vedi raccomandazione n. 8)che tali oggetti siano provvisti di proprie interfacce accessibili.

Una normativa generale sull'accessibilità dell'informazione in formato elettronico e della strumentazione hardware e software non può quindi limitarsi ai contenuti dei siti Web e pertanto deve includere tutti gli aspetti che favoriscono l'integrazione delle persone disabili nella società dell'informazione, come è stato fatto nella citata Section 508 del Rehabilitation Act statunitense.

Anche sull'accessibilità del software esistono linee guida di vario tipo, a seconda dei linguaggi di programmazione e degli ambienti di sviluppo. Una buona panoramica su questo tema è offerta dal Trace Center dell'Università del Wisconsin (http://www.trace.wisc.edu/world/computer_access/software). Anche su questo tema si pone il problema di come trasformare la messe di orientamenti e di documentazione tecnica in chiare norme applicative.

 

Per informazioni:

Paolo Graziani
Consiglio Nazionale delle Ricerche
Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” - Firenze
E-mail: p.graziani@ifac.cnr.it

 

 

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