Presentazione
Ausili informatici e disturbo della comunicazione

 

A cura di:

Dr.ssa Patrizia De Sorbo  - (CNAPP – Centro Studi e Ricerca in Neuroriabilitazione)   [ * ]


  

FRANCESCO

“…….cos’è per te il linguaggio?

nasce casualmente se devo pronunciare parole
cosa serve per produrre un suono?

possedere sapienti parole assieme a voce

come ti sembra ciò che produci?

sembrano parole, sono forti parole, sono parole, spesso appaiono senza senso

che cosa vuol dire facilitarti per produrre suoni?

fase di parole aiuto serve

che aiuto ti serve?

suoni ascoltare per saper pronunciare

come senti le parole?

i suoni ci metto troppo, bisogna fermarli per capirli, suono troppo veloce; mi pare che vado ritardo di molto; le parole le ero riuscite a mettere in ordine da solo ma non le riesco a dire lo stesso oppure non mi fate capire come sono fatte perché sono troppo veloci ma non puoi tirare nel cestino mio modo di parlare che voi non capite. Non tengo in mia testa non vanno sulla bocca; i pensieri sono quelli giusti ma i risultati sono pochi; io molto voglio la piccola occasione di parlare con la operazione di sentire i suoni toccando i tasti; io molto poco mi trovo rispondenze tra il suono delle lettere e le parole che sento

dopo quanto tempo capisci la parola?

io sento modi diversi ogni volta

ti riferisci al tempo tra un suono e l’altro della parola o tra una parola e l’altra?

il crescere del tempo è diverso e quindi la parola…………”

  

CARLO

“…….riesci a capire tutte le parole che senti o solo alcune?

tutte non le capisco

non conosci alcune parole o non ne senti bene il suono?

non le divido volentieri

che vuol dire volentieri?

le divido con forzatura

sai cos’è una sillaba?

parola pezzo

preferisci dividere le parole lettera per lettera o sillaba per sillaba

per sillaba direi su quello che scrivo……….”

  

FILIPPO

“……….come senti le parole?

sono brutte e incasinate; mi nomini le figure del libro che mi aiuta a parlare meglio se puoi farlo mi faresti un piacere; io non riesco a dire quello che vorrei perché mi vengono altre parole

ti accorgi delle parole che dici?

no sento che ho detto un'altra parola niente che assomigli alla parola che ho in testa; se mi dai le prime lettere io riesco a trovare la parola giusta”………

  

ANNALISA

“……..quando io parlo tu vedi i movimenti della mia bocca?

no

come fai a fare le parole?

vado a tentativi perché non riesco a fare quei movimenti veloci; io non riesco a mettere la bocca come dici tu perché viene bianco il mio codice di comportamento;

(ascolto della sua voce registrata)

sentire la mia voce registrata è molto strano perché non mi sembra fatta come io la sento ma molto più lenta

io giunta alla nota conclusione che non sento come te ma con quello che dici, si; ci so fare molto bene io non ho un cervello che si vuole arrendere……”

  

 MARCO

“…………che vuol dire per te parlare con la voce?

vuol dire fare con la bocca dei suoni che mi significano niente

per farteli significare che dovremmo fare?

dovresti dirmi volta per volta come si chiamano le parole che scrivo

a cosa fai attenzione quando leggo?

io sono arricchito dal sillabare

vuoi imparare le sillabe?

direi di si………..”

 

 Il nostro strumento è un software frutto dell’esperienza maturata in anni di lavoro riabilitativo.

E’ stato pensato e realizzato dietro analisi approfondita di questo tipo di richiesta e quindi nasce dall’esigenza di realizzare uno strumento che possa avere la funzione di “facilitare”, mediante strategie pensate ad hoc, l’analisi e la corretta discriminazione degli input sonori che giungono all’orecchio di soggetti che, nella maggioranza dei casi, sono vittime di “inondazioni” sensoriali e che, loro malgrado, soffrono di problemi di “connessione tra pensiero e gesto, pensiero e parola, feedback delle proprie produzioni sonore e verbali.

Ciò avviene a causa di due ragioni principali :

  1. la presenza di diversi livelli di aprassia

  2. la distorsione “centrale” di tutti i messaggi senso-percettivi con una alterata integrazione degli stessi

I soggetti di cui stiamo parlando sono aprassici ovvero sono incapaci di eseguire alcuni movimenti volontari. L’aprassia, nei soggetti autistici, si manifesta nell’incapacità di coordinare il movimento in uno schema complesso ed ordinato.

In altri termini, lo stesso gesto che è eseguito correttamente in risposta a sollecitazioni contestuali, o ad esigenze interiori, fallisce se viene richiesto come produzione intenzionale. Generalmente il soggetto riesce a rappresentarsi mentalmente il gesto da compiere ma non è in grado di tradurre la sequenza motoria che ha in mente in un corretto programma innervatorio: NON SA COME FARE!!!

La stessa incapacità di avvio e di controllo di un programma motorio adeguato, si riferisce anche ai movimenti necessari per l’organizzazione del linguaggio. 

Mentre la stimolazione sensoriale può aver luogo senza che intervenga la coscienza, perché ci sia percezione è indispensabile un certo livello di coscienza. La percezione come processo cosciente deriva dall’integrazione di input di diversa natura provenienti dai diversi sistemi sensoriali.

Affinchè il cervello raggiunga un livello di organizzazione neurologica corretto, è necessario che disponga di percezioni coerenti ed attendibili da elaborare per fornire una prestazione adeguata.

Se, a causa di una lesione, una o più vie sensoriali funzionano male, il cervello fornisce input errati e, di conseguenza, innesca prestazioni inadeguate.

Alcune ricerche, hanno mostrato come una delle difficoltà più evidenti nei bambini autistici, la comunicazione, sia riferibile ad un problema di natura espressiva e non cognitiva. I problemi alla base sarebbero di natura neuromotoria: un bambino affetto da autismo può comprendere il linguaggio, ma non è in grado di programmare ed eseguire correttamente le sequenze necessarie alla produzione verbale.

Lo strumento da noi utilizzato è un programma di educazione sensoriale informatizzato, finalizzato, mediante una corretta interpretazione dei suoni, all’ accrescimento del linguaggio in tutti quei casi in cui esiste un disturbo della comunicazione.

Può essere utilizzato da persone con differenti livelli di abilità e capacità di monitoraggio del suono e del linguaggio.

E’ un software modulare rapido, semplice ed efficace pensato e realizzato in modo da poter essere utilizzato in diversi contesti e da diverse persone coinvolte nei progetti riabilitativi e qui faccio riferimento a genitori, insegnanti, terapisti, assistenti, etc. La ripartizione in moduli dà libertà di sceltarelativamente alla tipologia del disturbo con l’ulteriore vantaggio di poter adattare l’intervento riabilitativo  in base a quelle che sono le esigenze e il livello dell’utente.

L’utilizzo di un apparato multimediale, capace di trattare contemporaneamente suoni ed immagini e quindi di presentare in associazione grafemi e fonemi, gioca un grosso ruolo nel facilitare la corretta discriminazione uditiva e di conseguenza il processo di apprendimento delle diverse “manipolazioni” linguistiche.

Grazie all’impiego di questo strumento il soggetto si allena all’input sonoro mediante un continuo feedback della propria produzione.

Non di rado si sono verificate situazioni in cui il soggetto dopo un training uditivo abbia riportato la estraneità della propria voce della quale, col passare del tempo, se ne riappropria, identificandosi con essa.

E’ di fondamentale importanza che il terapista o insegnante ponga molta attenzione alla contemporaneità tra ciò che il soggetto scrive e i suoi tentativi di “dire con la voce”, al tipo di produzione verbale (casuale, tentativo, rinuncia), stimolando costantemente anche la funzione prassica verbale.

Da non sottovalutare è l’utilità del prodotto per favorire l’ integrazione scolastica; oggi, infatti, non ci si pone più il problema del “se” fare entrare questi ragazzi nella scuola e nella società, ma resta aperta la domanda sul “come” superare i problemi concreti che si presentano, rendendo l’insegnamento realmente proficuo non solo dal punto di vista sociale ma anche nell’ottica dell’apprendimento.

Occorre sottolineare, in questo ambito, che nel campo della disabilità, le manifestazioni differenziate, spesso sovrapposte, danno luogo ad una gamma pressochè infinita di quadri funzionali: possiamo dire che non esistono di fatto soluzioni “standard” in termini di ausilio, che non è possibile individuare classi di ausili che costituiscono risposte a problemi o classi di problemi relativi ad altrettante patologie: la soluzione di ausilio va spesso “personalizzata”.

La personalizzazione non consiste necessariamente in una modifica fisica dell’ausilio, ma può essere costituita da un particolare modo d’uso, di posizionamento, nel caso del software dalla scelta di determinate modalità di interazione.

In riabilitazione, utilizzare l’ausilio informatico vuol dire anche interrogarsi sull’analisi del bisogno, sulla definizione del progetto ma soprattutto concentrarsi su quelle che sono le funzioni da riabilitare piuttosto che sulle caratteristiche della patologia in se che, da sola, da luogo a profili non omogenei. E’ necessario dunque concentrarsi sulle competenze e sui punti di forza dai quali far partire l’intero progetto riabilitativo. Naturalmente, è indispensabile, ma non altrettanto semplice,  riuscire ad individuare il funzionamento cognitivo dell’utilizzatore tentando di comprendere il modo in cui il soggetto apprende e registra le informazioni. Un software “intelligente”, di fatto, deve rendere conto non solo dell’obiettivo finale, ma anche delle strategie utilizzate dal soggetto nel conseguirlo. Il buon esito dell’intervento tramite computer è direttamente imputabile alle caratteristiche ed all’intelligenza del software nell’incrementare l’attenzione e la motivazione e nel sopperire al deficit del soggetto con esercizi specifici.

La Comunicazione Facilitata è un approccio riabilitativo ed educativo estremamente utile per comunicare con soggetti che presentano un linguaggio verbale limitato, stereotipato, gravemente disturbato o completamente assente.

Tale metodologia è usata in varie forme di handicap (Trisomia 21, Sindrome di Rett, Autismo, Lesione cerebrale).

Può essere definita una strategia che permette alle persone con gravi disturbi della comunicazione di esprimersi indicando con un dito degli oggetti, delle immagini, delle parole scritte o delle lettere per digitare delle parole.

La CF prevede lo sviluppo della capacità di comunicare con l’ausilio di un assistente (facilitatore) che fornisce un supporto fisico via via diminuendo il sostegno in tutti i contesti e con il massimo degli interlocutori.

La CF sottende in realtà una riabilitazione dell’atto motorio volontario consentendo al soggetto, inizialmente, di prendere dei riferimenti propriocettivi riavviando un processo interrotto o mai iniziato.

L’utilizzo della indicazione è una prima esperienza di movimento finalizzato di una propria parte del corpo nel mondo circostante; il soggetto impara a programmare il movimento ovvero inizia a considerare gli effetti reali dell’azione sull’ambiente. Le modificazioni che l’azione provoca sull’ambiente e sul corpo stesso forniscono ulteriori informazioni sul gesto eseguito. Durante lo svolgimento dell’atto motorio si verificano continue correzioni ed aggiustamenti, ossia una regolazione dello svolgimento del movimento.

Una persona che si è sviluppata con una mancata esperienza prassica e comunicativa presenterà, di conseguenza, le seguenti caratteristiche:

Gli attributi del linguaggio scritto saranno contrassegnati quindi da:

In questo ambito occorre considerare la facilitazione come percorso cognitivo finalizzato, per quanto possibile, all’estinzione del linguaggio stereotipato nel tentativo di sviluppare una intenzionalità comunicativa. Il facilitatore dunque è colui che fornisce i primi feedback al soggetto di ciò che fa e di ciò che dice anche se trattasi di una semlice emissione sonora.

L’utilizzo di un apparato multimediale, capace di trattare contemporaneamente suoni ed immagini e quindi di presentare in associazione grafemi e fonemi, gioca un grosso ruolo nel facilitare la corretta discriminazione uditiva e di conseguenza il processo di apprendimento delle diverse “manipolazioni” linguistiche.

Grazie all’impiego di questo strumento il soggetto si allena all’input sonoro mediante un continuo feedback della propria produzione.

Non di rado si sono verificate situazioni in cui il soggetto dopo un training uditivo abbia riportato la estraneità della propria voce della quale, col passare del tempo, se ne riappropria, identificandosi con essa.

E’ di fondamentale importanza che il terapista o insegnante ponga molta attenzione alla contemporaneità tra ciò che il soggetto scrive e i suoi tentativi di “dire con la voce” , al tipo di produzione verbale (casuale, tentativo, rinuncia), stimolando costantemente anche la funzione prassica verbale.

Da non sottovalutare è l’utilità del prodotto per favorire l’ integrazione scolastica; oggi, infatti, non ci si pone più il problema del “se” fare entrare questi ragazzi nella scuola e nella società, ma resta aperta la domanda sul “come” superare i problemi concreti che si presentano, rendendo l’insegnamento realmente proficuo non solo dal punto di vista sociale ma anche nell’ottica dell’apprendimento.

Occorre sottolineare, in questo ambito, che nel campo della disabilità, le manifestazioni differenziate, spesso sovrapposte, danno luogo ad una gamma pressochè infinita di quadri funzionali: possiamo dire che non esistono di fatto soluzioni “standard” in termini di ausilio, che non è possibile individuare classi di ausili che costituiscono risposte a problemi o classi di problemi relativi ad altrettante patologie: la soluzione di ausilio va spesso “personalizzata”.

La personalizzazione non consiste necessariamente in una modifica fisica dell’ausilio, ma può essere costituita da un particolare modo d’uso, di posizionamento, nel caso del software dalla scelta di determinate modalità di interazione.

In riabilitazione, utilizzare l’ausilio informatico vuol dire anche interrogarsi sull’analisi del bisogno, sulla definizione del progetto ma soprattutto concentrarsi su quelle che sono le funzioni da riabilitare piuttosto che sulle caratteristiche della patologia in se che, da sola, da luogo a profili non omogenei. E’ necessario dunque concentrarsi sulle competenze e sui punti di forza dai quali far partire l’intero progetto riabilitativo. Naturalmente, è indispensabile, ma non altrettanto semplice,  riuscire ad individuare il funzionamento cognitivo dell’utilizzatore tentando di comprendere il modo in cui il soggetto apprende e registra le informazioni. Un software “intelligente”, di fatto, deve rendere conto non solo dell’obiettivo finale, ma anche delle strategie utilizzate dal soggetto nel conseguirlo. Il buon esito dell’intervento tramite computer è direttamente imputabile alle caratteristiche ed all’intelligenza del software nell’incrementare l’attenzione e la motivazione e nel sopperire al deficit del soggetto con esercizi specifici.


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[ * ] Per informazioni:

 Dr.ssa Patrizia De sorbo
e-mail:  patriziadesorbo@yahoo.it


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